Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Social media e politica: il quarto potere digitale è una realtà, ma adesso servono regole, di Daniele Manca e Gianmario Verona

Social media e politica: il quarto potere digitale è una realtà, ma adesso servono regole, di Daniele Manca e Gianmario Verona

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 18/01/2021 10:06
Il potere dei media attanaglia da sempre le relazioni con la politica. Ma come al solito quando i media sono i social media e l’epoca è quella della rivoluzione digitale, il sapore prende una piega esplosiva a causa dei numeri e dell’impatto non più semplicemente domestico, ma transnazionale…

Benvenuti nell’era del quarto potere digitale. Direbbe così Orson Welles e forse anche David Fincher regista di «Mank» che racconta come e in quale clima fu girato «Quarto potere». Quando democratici e repubblicani americani, ieri come oggi, sembravano impegnati in una grande partita a poker giocata sul tavolo dei media. Un assaggio che qualcosa è davvero cambiato lo abbiamo avuto nei giorni scorsi negli Stati Uniti. Circola in Rete un meme con il profilo Twitter di un certo John Smith — l’equivalente statunitense del nostro Mario Rossi — con un improbabile Donald Trump con baffi che ci chiede amicizia sotto mentite spoglie. Sarebbe la mossa di The Donald alla chiusura del suo profilo Twitter da parte del proprietario fondatore Jack Dorsey, cui è seguita quella di Mark Zuckerberg su Facebook. Lo scherzo dei joker di Internet è legato all’impensabile notizia, sino a qualche mese fa, dell’intervento sugli account del Potus (President of the United States). 

Hanno fatto bene i giganti del social a «bannare» Trump dopo l’evento storico dell’invasione di Capitol Hill, che ha imbarazzato l’America di fronte al mondo intero? Molti i sì, altrettanti e pesanti i no: da Angela Merkel al Commissario europeo Thierry Breton. Il potere dei media attanaglia da sempre le relazioni con la politica. Ma come al solito quando i media sono i social media e l’epoca è quella della rivoluzione digitale, il sapore prende una piega esplosiva a causa dei numeri e dell’impatto non più semplicemente domestico, ma transnazionale. 

Disillusioni 

Negli Stati Uniti Obama riesce a vincere le elezioni con McCain nel 2006 anche grazie alla campagna guidata dai Millennial sui social: memorabile il video The Great Schlep della comica Sara Silverman che minaccia di non visitare più i nonni conservatori che si sono rifugiati nel paradiso dei pensionati americani in Florida se non votano per Obama. Nel Medio Oriente le primavere arabe sono figlie anche del web. Anche in Italia il fenomeno 5 Stelle si nutre di Rousseau e Blog delle Stelle.

Ma a fronte di questa euforia ben presto segue una disillusione

Sempre più frequentemente ci si rende conto che i motori di ricerca filtrano e possono guidare i comportamenti in Rete. Gli algoritmi possono esercitare una forma di controllo e danno voce ai più forti non in modo differente di quanto i vecchi media one-to-many facevano una volta. E i più forti diventano incontrollabili, oltreché invincibili

In politica è emblematico lo scandalo di Cambridge Analytica, fattore importante nelle elezioni statunitensi del 2016, e il referendum per la Brexit nel Regno Unito nello stesso anno. Entrambi gli eventi evidenziano i bug del sistema che attraverso computer che simulano gli esseri umani (bot) possono portare a influenzare il voto delle persone. 

Accade così che in Cina il partito comunista blocchi la quotazione in Borsa di Jack Ma, fondatore di Alibaba, che sembra diventare troppo visibile e influente rispetto al regime. 

O che l’ennesima serie di tweet provocatori di Trump, nei quali si asserisce senza prove che i dem abbiano «rubato» il voto, chieda una protesta di piazza. E la folla obbedisce. Il quarto potere digitale permette di inserirsi sugli smartphone, nelle nostre tasche, con messaggi personalizzati, spingendo a gesti irrazionali. 

Il ruolo dell’Europa

È evidente che la pervasività stessa dei social media non permette che possano essere dei privati a decidere chi può usare il megafono digitale e chi no. Ma al tempo stesso si pone il tema di come evitare che quel megafono venga utilizzato per violare leggi o provocare alterazioni al sistema democratico. 

Di questa tensione tra libertà d’espressione e rispetto delle regole vivono le democrazie. Peccato che di regole non ce ne siano e che il quarto potere digitale si sia nutrito di questa assenza di regole per crescere. Chi è preposto a difendere gli interessi della collettività, che vanno dal potere ascoltare tutte le opinioni al non vedere messe a rischio le istituzioni, vale a dire la politica, reagisce a velocità inferiori a quelle della tecnologia e dei mercati. Ma è sempre stato così e soprattutto questo non può diventare un alibi. 

Più volte abbiamo sottolineato come l’Europa debba cercare di tener alta la bandiera della regolamentazione, ma senza perdere tempo. Sfruttando l’elezione di Joe Biden e i timori manifestati dalla Cina nei confronti del web, non si vede come un tema del genere non possa immaginare un accordo transnazionale analogo a quanto fatto sul clima per Parigi, facendo leva peraltro sulla nuova sensibilità che sembrano finalmente porre al tema gli stessi giganti del web.

Autoregolamentazione

E nel frattempo? Occorre ragionare come si fa nel caso dei sistemi complessi, quale il web è, stimolando i princìpi di autoregolazione e auto-organizzazione. Ovvero coltivando senso di responsabilità degli utenti attivi ed educazione dei cittadini che passivamente seguono la Rete. Certo, difficile pensare che politici divisivi possano avere atteggiamenti diversi sul web. Ma se questo diventa istigazione a compiere reati, forse le regole già esistono. 

Cosa sta facendo la politica per autoregolarsi su questi temi? Stiamo facendo abbastanza sforzi come istruzione e formatori dell’opinione pubblica per rafforzare lo spirito critico dei futuri cittadini e per renderli consapevoli della demagogia del web? Se cominciassimo a trovare risposte a queste domande, potremmo forse passare a una terza fase dell’impiego della Rete, quella di una società digitale matura. 

https://www.corriere.it/economia/finanza/21_gennaio_17/quarto-potere-digitale-realta-ma-regole-051593ea-589a-11eb-9753-e0ea6e647f4a.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 121
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Resistere

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? -  è in spedizione.

 

 listing Il n. 123 è sulla RINASCITA (1. Cosa vuol dire “rinascita” dopo la crisi sanitaria? 2. Positività e negatività della crisi sanitaria nel lavoro, scuola, famiglia, politica, sanità, economia, ambiente? 3. Cosa vuol dire sperare in un futuro migliore?): in preparazione.

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?) Testi da inviare da entro 31 maggio 2021.

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse" (1. Come la pandemia ha cambiato i processi politici? 2. Chi e Come stiamo utilizzando le risorse comunitarie? 3. Quale visione politica ispira il tutto?) Testi da inviare da entro 31 luglio 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.