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Sfide alla politica, sfide alla Chiesa, di Franco Candita

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 16/09/2015 22:04
Una lettura del momento attuale che analizza dinamiche istituzionali nella Chiesa cattolica come nella politica. Un deficit di democrazia?
Sfide alla politica, sfide alla Chiesa, di Franco Candita

crisi di democrazia

 

Le Istituzioni politiche, in vista delle elezioni 2013, hanno molte gatte da pelare, quelle ecclesiastiche, disancorandosi da fatti spiacevoli, dovranno sintonizzare i piani d’azione pastorale con i due avvenimenti annunciati per ottobre 2012: apertura dell’anno della fede e la ricorrenza del 50° dell’inizio del Concilio Vaticano II. Ambedue le Istituzioni sono di fronte a un deficit non solo economico, ma anche di “democrazia” e di “fede”. La Costituzione Italiana, i documenti del Concilio e il Vangelo non sono cimeli per biblioteche, ma anima del vivere civile e cristiano. Nella società si vola molto basso; «la speculazione filosofica è diventata nient'altro che “angoscia infinita”» (G. Steiner), Il card. Bagnasco parlando all'Assemblea della CEI il 24 sett. u.s. ha detto:“Solo esistenze non mediocri riescono ad incidere nel vissuto ecclesiale e sociale... Senza lo spirituale nella persona e nella società, c’è una povertà strutturale incolmabile, si determina una perdita per tutti”. Lo stesso linguaggio s'è impoverito nelle aule parlamentari nazionali e regionali (dove si legalizza la spartizione illimitata di risorse economiche). In estate, il lessico prevalente è stato: spread, bond, PIL, fondo salvaStati,debito pubblico. Monti, commemorando De Gasperi, ha squadernato l'odierna antropologia politica dicendo: «un politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni».

 

Quali Istituzioni per le prossime generazioni?

1- In Europa, l'inno alla gioia di Beethoven si sta stemperando in gravi dissonanze. Le guerre egemoniche tra 1600 e 1900 si stanno sublimando in guerre strategiche per la prevalenza nella finanza, nell’ economia, e nell’industria. Scarseggia l'armonia tra popoli e Stati del Nord e del Sud, aumenta la disomogeneità dei sistemi economici e finanziari, diminuisce la solidarietà. S'è detto: “fatta la moneta unica, l'unione politica verrà” (H. Kohl), (invece è evaporata di fronte agli interessi dei singoli Stati). Serve più Europa. Quale? Quella della Merkel, del rigore calvinista, che ha dichiarato: “I mercati non sono a servizio del popolo, negli ultimi cinque anni essi hanno consentito a poca gente di arricchirsi a spese della maggioranza”. Bella scoperta! La tradizione liberista moderata, quella marxista l'hanno registrato da più di cento anni; la dottrina sociale della Chiesa riconosce: «il rischio di un' idolatria del mercato, facilmente rilevabile nella sua constatata incapacità di soddisfare esigenze umane importanti, per le quali c'è bisogno di beni che, “per loro natura, non sono né possono essere semplici merci”» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 730-731). Lo spread oltre i 500 punti (ora sui 350), comporta interessi da pagare fino a 75 mld in un anno, se non diminuisse. Latita la crescita e la produzione, il debito pubblico aumenta nonostante le tasse e le imposte.

Il mondo del lavoro è stressato.

2) Quel lavoro che la dottrina cattolica declina come collaborazione con la creazione di Dio Padre, attuazione della dignità della persona umana, sostegno economico per sé e per la famiglia, esplicazione delle doti umane, via al progresso della società, quel lavoro è sotto schiaffo. 800 mila posti di lavoro perduti, 197.583 attività commerciali (dati Unioncamere) e aziende agroalimentari chiuse. Si è di più precarizzata l'occupazione. L'ILVA ha portato alla ribalta - con la stridula danza di particelle nere, diossina e fumi inquinanti- il pericolo per la salute; il processo produttivo rischia chiusura degli impianti e conseguenti licenziamenti se il risanamento richiesto dai giudici non si realizzerà nei tempi ingiunti e con disponibilità finanziarie sufficienti. Dover scegliere tra lavoro e salute è distonico e paralizzante. In questo autunno caldo, le situazioni dei precari, dei disoccupati, degli esodati, dei ricattati nei lavori in nero si saldano pericolosamente. Oltre 3 mln di lavoratori attendono il rinnovo del contratto di lavoro. La disoccupazione generale è del 10,8% e il governo la prevede, nel 2013, all'11,8%; quella giovanile (15-24enni) è al 33,9%. Difficile è la concertazione, tra interessi in contrasto tra governo, sindacati e aziende (che dichiarano crisi di liquidità, minacciano chiusura o dislocazione all’estero). Il cittadino, disorientato nel labirinto dei codici linguistici, fa valutazioni etico-politiche e si indigna per l’operato delle istituzioni, i ritardi e le responsabilità dei gigolò della politica, che si sono posti sul mercato a suon di promesse e di becchime. Egli subisce il ballo dei prezzi petroliferi (vero “oro” nero), dei libri scolastici e del materiale di cancelleria per i figli, dei balzelli dell'IMU, dei generi di prima necessità, subisce la stretta del credito, la recessione fino al 2013 (parola di M. Monti).

L’Italia ora è meno screditata, è un passo più indietro dal ciglio del baratro su cui era stata portata dal governo precedente, ma è più povera di ieri.

 

L’Italia si è impoverita innanzitutto in “democrazia”. È cacofonica la musica che accompagna i tanti balletti Istituzionali circa: la legge anticorruzione ed elettorale (in sostituzione del “porcellum” si temono decotti autunnali o dosi di papaverina). Una decente legge elettorale deve tener conto della: “governabilità”, della proporzionalità senza frammentazioni indeclinabili con la democrazia, delle liste non bloccate dai capi partiti, collegi elettorali a misura di conoscibilità dei candidati, incanditabilità dei condannati. L'italia si è impoverita sul piano etico.

I rimborsi ai partiti sono stati spudoratamente dirottati – come nella regione Lazio – a luculliane cene irrorate di bollicine di champagne, degne della cena di Trimalcione del “Satyricon” di Petronio. Né il loro uso legittimo è stato adeguatamente compresso. L’aumento delle tasse a carico dei ceti meno abbienti, per non precipitare nel baratro, è qualificato come necessario, giusto ed equo, ma lo sfilarsi dal contribuire da parte delle imprese, delle lobby finanziarie e di certi personaggi svaporati, secondo le proprie possibilità è “privilegio” (o ricatto?). I partiti, se non attuano le riforme, deflagreranno.

 

Quale Chiesa per il mondo?

Gli scenari su ricordati quale risonanza hanno nella vita di un cristiano? Il “credere” si coniuga con l'impegno nei fatti di questo mondo, senza rimuovere le connessioni tra politica e fede, tra economie e fede, tra storia e fede, tra scienza e fede. La rimozione, di solito, nega e sminuisce i fatti, li relega e sigilla nell'inattualità. La storia del passato non crea mai così tante domande inquietanti se non diventa anche storia del presente. Anestetizza l'oggi e nebulizza il futuro chi dimentica il passato. I vescovi cattolici, memori del passato e solleciti del futuro, 50 anni fa posero domande sulla Chiesa e sul mondo, esaltarono il bisogno di una teologia e di una prassi ecumenica e pastorale nuove per andare incontro agli uomini, che Giovanni XXIII interpretò e realizzò convocando  e aprendo il Concilio Vaticano II; egli parlò di una rinnovata Pentecoste. A ottobre con l'indizione dell'anno della fede e il 50° del Vaticano II, la Chiesa s'impegna a un cammino di fede e di conversione.

a) La fede ci farà misurare sulla sua tripartizione: verità, fiducia, testimonianza.

Il 2 settembre scorso, papa Benedetto asseriva: «Se leggiamo, nella lettera di Giacomo: “Siete generati per mezzo di una parola di verità”, chi di noi oserebbe gioire della verità che ci è stata donata? Ci viene subito la domanda: come si può avere la verità? Questo è intolleranza! L’idea di verità e d’intolleranza oggi sono quasi completamente fuse tra loro, e così non osiamo più credere affatto alla verità o parlare della verità. Nessuno può dire: ho la verità – questa è l’obiezione che si muove – e, giustamente, nessuno può avere la verità. E’ la verità che ci possiede, è qualcosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei». Nell'anno della fede il cammino verso il Signore è inconciliabile con atteggiamenti di intolleranza, di offesa al dialogo. La fiducia e l'abbandono in Dio, in vita e in morte, purifica e dona fortezza e grazia. Dio è più grande del nostro cuore e dei nostri peccati, ci ricorda nel vangelo s. Giovanni, e per nessun tentativo o fallimento Dio ci disereda, né il suo Cristo. La testimonianza al Vangelo sarà il difficile compito terreno da realizzare nei percorsi della vita, nell'habitat della fede, secondo i talenti ricevuti.

 

b) Le riforme volute dal Concilio Vaticano II vanno riscoperte nella meditazione dei suoi documenti. Sugli scranni allineati in s. Pietro, i Padri conciliari hanno onorato Dio più di tanti tributi e incensi. Lì essi espressero «aspirazioni non dette, che portavamo già da tempo nei nostri cuori» (card. Kasper). Due effetti del Vaticano II ricordiamo (da una lunga lista di riforme): 1) l'inculturazione, che archivia un modello teologico universale ed eterno, per lasciare posto a una teologia “contestualizzata e regionalizzata” (R. Gibellini); 2) il rinnovamento della vita ecclesiale, così delineato dal teologo Congar: «l'aggiornamento conciliare non s'arresti all'adattamento delle forme di vita ecclesiale ma si spinga ad un radicalismo evangelico totale, all'invenzione d'un modo d'essere, di parlare e d'impegnarsi, che risponde alle esigenze d'un totale servizio evangelico del mondo.... L'aggiornamento pastorale deve andare incontro agli uomini impegnati totalmente e pienamente nell'opera terrestre: è là che bisogna andar loro incontro in nome di Cristo». La “Gaudium et spes” esprime lo spirito incarnazionista affermando che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo. La Chiesa, dunque, è solidale con le sventure e le gioie degli uomini. Chiesa nel e per il mondo.

L'auspicio è che – a livello nazionale, diocesano e parrocchiale- l'anno della fede e il 50° del Vaticano II non si risolvano solo in conferenze, convegni, celebrazioni di massa, perchè il fallimento sarebbe assicurato, nonostante il possibile exploit editoriale o di turismo religioso. L’entusiasmo del periodo conciliare è stato già minato, l’ortodossia compromessa dall’ accusa d’eresia lanciata da Lefèvre; i termini: “novità”, “rivoluzione copernicana”, “cambiamento”, riferiti al Concilio, sono banditi dalla prudenza ottusa. Papa Giovanni XXIII si aspettava un nuovo stile di vita dei credenti, percorsi d’impegno comunitario, orientamenti e comportamenti visibili, scelte concrete, quotidiane nell' attenzione agli 'ultimi', nella proclamazione del Vangelo e nella preghiera.

Il deficit di socialità e di fede è senza vie di uscita? NO.

Riappropriandosi dei documenti conciliari, preti e laici daranno grande efficacia e fattività alla pastorale e imput alla fede delle comunità. L'“Io sono con voi”, e il “Non temete” non hanno garantito le pietre dei Templi o delle Basiliche, ma le pietre vive, la comunità del Dio Vivente che va (“Andate e predicate”) per le strade del mondo. È vero che Gerusalemme a volte uccide i profeti e Atene i suoi Socrate; ma alla “Sapienza che viene dall’ alto”, e alla ragione tollerante e non indifferente ai destini dell’uomo, sarà reso onore. E ciò basta a conforto degli uomini di buona volontà.

 

[Franco Candita, presbitero, Oria, Brindisi]

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