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Serve un’alleanza di esperti contro le pseudoscienze, di Paolo Tozzi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 23/06/2021 16:30
La politica avalla l’utilizzo di soldi pubblici a favore di una setta esoterica, minando la salute mentale del Paese. Ma la comunità scientifica fatica a parlare con una voce sola: è arrivato il momento di ripensare seriamente il ruolo politico della conoscenza…

Alcune settimane fa Carlo Rovelli richiamava l’attenzione su quanto sta capitando a Sylvie Coyaud, giornalista scientifica finita a processo perchè smascherava la pseudoscienza. Un caso simile a quello che ha coinvolto il fisico inglese Simon Singh e che, dopo tanto penare, ha portato ad una riforma della cosiddetta «libel law». In seguito a questo, scrivevo di una vera e propria invasione delle pseudoscienze, e di una minaccia per la democrazia, ben conscio che questo mio allarme potesse suonare esagerato a molti. Poi, il Senato della Repubblica approva il DDL 988, che la Senatrice Elena Cattaneo aveva inutilmente cercato di fermare gia un anno fa, e che ha stigmatizzato con un indignato e sconcertante intervento qualche giorno fa.

Nei giorni immediatamente successivi, ho potuto notare che diversi colleghi hanno condiviso questa notizia sgomenti: la politica che avalla l’utilizzo di soldi pubblici a favore di una setta esoterica con marchio registrato, minando la salute mentale del Paese. Come temevo, questo episodio sta avendo come risultato quello di essere uno spot pubblicitario per questa «truffa scientifica», come la definisce senza mezzi termini Elena Cattaneo.

Da parte mia, mi sono chiesto pero quanto sia opportuno prendersela con questa specifica setta esoterica, o con il relatore di maggioranza del ddl 988 (il Senatore Taricco), e mi sono risposto che no, questo avrebbe portato ad una immeritata e dannosissima visibilità per queste pratiche. Che, di fatto, indipendentemente dal tenore del dibattito pubblico, vengono percepite sullo stesso piano della conoscenza condivisa, e vengono confuse con il diritto sacrosanto, di credere in ciò che più ci piace.

Piuttosto, mi sono chiesto perchè noi appartenenti alla comunità scientifica non riusciamo a parlare con una sola voce. L’indignazione della Senatrice Elena Cattaneo, l’ironia del Presidente dall’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi (perché non seppellire sottoterra i nani da giardino?), non servono se non a dipingere una situazione di conflitto scienza contro pseudoscienza, che di fatto non esiste, come non esiste un dibattito Terra sferica contro Terra piatta. Esistono solo i terrapiattisti quello sì, ma non il dibattito, semplicemente perché oggi ogni bambino delle elementari può dimostrare con un semplice esperimento che la Terra e sferica.

Una riflessione interessante in questo ambito è quella di Ettore Siniscalchi, che individua, secondo me correttamente, l’incapacità della comunità scientifica di comunicare in modo «politico» la complessità di alcuni temi. Ovvero, viene percepito che «i tecnici» si inalberano per difendere la razionalità, e non per tradurre in pensiero democratico e pratica politica la conoscenza di cui sono esperti, come invece dovrebbe essere. Siniscalchi poi sbaglia completamente quando ridimensiona l’impatto che una confusione di piani tra scienza e pseudoscienza può avere sulla societa, e, inconsapevolmente, contribuisce a diffondere l’idea che le organizzazioni dietro a queste pratiche siano sostanzialmente innocue, mancando di cogliere le aberrazioni e le istanze fortemente antidemocratiche che ne stanno alla base.

Una delle funzioni della democrazia è proprio quella di fare attenzione a questi «dettagli di grandissima importanza», come viene illustrato in modo molto chiaro dall’editoriale di Paolo Mieli comparso recentemente su questo giornale. Quello che manca, invece, è la voce di una comunità scientifica, autorevole e puntuale, che abbia un suo posto e un suo ruolo molto chiaro all’interno della società civile. Questo, noi scienziati, in questo momento non siamo capaci di farlo.

Purtroppo dobbiamo constatare che la comunità scientifica fa fatica a pensarsi come un corpo indipendente dalla politica, a cui la politica deve confrontarsi per poter prendere decisioni informate per il bene della società civile. La voce dei singoli non basta e non deve sostituirsi a quella di una comunità: quello che dice la scienza può essere diverso da quello che dicono i singoli scienziati, perché il senso e la forza della scienza è proprio nella sua coralità e nell’essere una comunità che si confronta continuamente. Questo in fondo è il vero problema, e non la presenza di ciarlatani che ci saranno sempre, e avranno sempre chi li ascolta.

Perché la scienza non ha soluzioni miracolose. Mentre le pseudoscienze rassicurano e promettono salvezze miracolose, all’interno di un sistema omologante e settario che le protegge da ogni obiezione. Ma il prezzo che si paga per le pseudoscienze non è solo il prezzo (maggiorato) del prodotto-truffa, ma è la fiducia nella stessa società civile, con conseguenze drammatiche per il cittadino che diventa sempre più isolato e sconnesso dalle competenze, fino a diventare il consumatore ideale di un mercato (merceologico e ideologico) dove non c’è più nessun controllo della qualità. I segnali ci sono tutti: è arrivato il momento di ripensare seriamente il ruolo politico della conoscenza.

 

https://www.corriere.it/opinioni/21_giugno_22/serve-un-alleanza-esperti-contro-pseudoscienze-8561ee9e-d37a-11eb-8dcd-923bd7ac4a6d.shtml?refresh_ce

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