Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Se l'Unione si riaccende. Asse francotedesco, nostri conti e doveri, di Danilo Paolini

Se l'Unione si riaccende. Asse francotedesco, nostri conti e doveri, di Danilo Paolini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 21/05/2020 10:00
Il nostro Paese ha un ruolo delicato da interpretare, ma per il momento ha già dimostrato che nelle dinamiche comunitarie il dialogo e la pazienza hanno buone opportunità di riuscita…

Il traguardo è lontano e ci sono ancora salite da affrontare, sperando che siano le meno impegnative possibili. Ma il segnale lanciato lunedì dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron è potente e inequivocabile. Potrebbe essere la scintilla di riaccensione di una passione forse sopita da tante delusioni, sbiadita dal tempo, soffocata dai troppi cavilli e zerovirgola accumulati a pacchetti e infilati in un Patto di stabilità: la passione europeista esplosa giusto 70 anni fa nella Dichiarazione Schuman condivisa da Adenauer e De Gasperi e, prima ancora, nel Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni. 

L’Unione Europea sta cercando di dire, finalmente, che c’è, che esiste e che vuole continuare a esistere. In quanto Unione, non solo come somma di singoli Stati. E pazienza se l’iniziativa parte proprio dai due governi nazionali più influenti e spesso (non sempre a torto) accusati di condizionare le decisioni di Bruxelles. Sembra una contraddizione, ma potrebbe essere invece la prima pedalata di una corsa nuova, perché la novità – oltre che nella svolta della politica fin qui tenuta da Berlino – sta nel contenuto del Recovery Fund ipotizzato: nessuna imposizione, niente condizioni capestro, ma 500 miliardi di 'trasferimenti' garantiti dal bilancio Ue a partire da quest’anno.

 

Di quegli euro da non restituire, è stato calcolato che circa 100 miliardi (lordi, circa 45 netti) potrebbero finire all’Italia. Il nostro premier ha fatto filtrare un commento a caldo più che prudente: «È un punto di partenza». Atteggiamento, quello di Giuseppe Conte, giustificato dalle molte incognite ancora sul tappeto e dall’ovvia necessità politica di non scoprire subito tutte le carte. Legittimo anche aspettarsi o cercare di ottenere di più, sempre stando attenti a non tirare troppo la corda, memori dei nostri trascorsi niente affatto virtuosi sul fronte del debito pubblico.

 

Ma se l’operazione andasse in porto, anche in questi termini, ci sarebbe ben poco di cui lamentarsi: 100 miliardi sono più di quanto finora Roma ha impegnato (a debito) nelle manovre imposte dall’emergenza coronavirus, ovvero i 25 miliardi del 'decreto marzo' e i 55 del 'decreto rilancio', ai quali vanno aggiunti – appunto – altri 20 annunciati dalla viceministra dell’Economia Laura Castelli in un’intervista proprio ad 'Avvenire'.

Banalmente, in termini di contabilità significherebbe che, al netto, almeno la metà delle manovre dopo-pandemia sarebbe finanziata dalla Ue. In più, vanno considerati gli altri strumenti europei già messi in campo. Mes leggero per le spese sanitarie dirette e indirette incluso, se necessario. Ma soprattutto il Sure antidisoccupazione e il maxipiano di acquisti della Bce, confermato ieri dalla presidente Christine Lagarde.

Certo, da parte italiana sarebbe importante dimostrare ai partner europei di non voler continuare a fare 'come prima'. E sarebbe essenziale che la Commissione seguisse la strada indicata da Germania e Francia. I falchi si sono già alzati in volo e sono pronti a colpire, tuttavia ieri hanno ricevuto una prima risposta dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, non esattamente un profilo da colomba, che li ha richiamati alla «solidarietà europea». Il resto è tutto da costruire. Lo stesso Dombrovskis ha ipotizzato una cifra doppia per il Fondo (1.000 miliardi), che però in quelle dimensioni ingloberebbe anche una quota di prestiti.

Insomma, la partita è ancora da giocare ma il risultato può essere favorevole. In primo luogo per l’Unione, che ne uscirebbe rilanciata agli occhi dei suoi componenti e del resto del mondo. Il nostro Paese ha un ruolo delicato da interpretare, ma per il momento ha già dimostrato che nelle dinamiche comunitarie il dialogo e la pazienza hanno buone opportunità di riuscita laddove i denti scoperti e i proclami nazional-populisti, puntualmente e inevitabilmente, sono destinati a fallire. E a costare cari in termini di soldi e credibilità.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/se-l-unione-si-riaccende

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO è stato già spedito.

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 30 luglio 2020.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 agosto 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 30 settembre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.