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La crisi porta al suicidio? Un dialogo tra imprenditori.

creato da Denj — ultima modifica 14/09/2015 17:44
Scrive un imprenditore: "Ecco perché alla fine penso solo a suicidarmi. Prima di farlo lascerò una lettera per spiegare come è stato possibile ridurmi così, indicherò enti e persone, tanto una volta morto non credo che mi possano querelare, ma si deve sapere che la mia è stata un’istigazione al suicidio..."

 

Qualche giorno fa un imprenditore barese ha inviato una lettera alla Gazzetta del Mezzogiorno:

Sono un piccolo ma proprio piccolo imprenditore edile. Vivo a Bari. Lavoro come un cane dalla mattina alla sera e questo perché devo lavorare in continuazione per prendere lavori in continuazione, per prendere soldi in continuazione per pagare in continuazione tasse, spese, contributi, benzina, sub appaltatori, fornitori multe, luce, gas, acqua, condominio e decine di eccetera. In media ogni due giorni ci sono pagamenti da fare. Oggi alle 15.30 sono tornato a casa e dal vetro della cassetta postale ho visto una cosa bianca che mi sembrava il solito rollino della raccomandata della posta (adesso li fanno con la macchinetta ed esce una specie di scontrino lungo che si arrotola su di sé).
Già mi è venuto il terrore (e non è una parola ad effetto, è quello che sento dentro di me da qualche anno), ho aperto la cassetta ed era il rollino della posta, una raccomandata di Equitalia. Questa volta, mai successo, era intestata a mia moglie. Mai accaduto, sono sempre intestate a me. Quindi doppia paura, doppia angoscia.
Mi è venuto un momento così forte di scoramento che stavo decidendo di uscire dal portone e buttarmi sotto una macchina e farla finita con questa vita che è solo una persecuzione. Sono sceso dai cinque scalini dell’androne, ho aperto il portone, mi sono fermato sul marciapiede. Poi mi sono mosso nuovamente e sono andato sul ciglio della strada, mi sono appoggiato ad un’auto: guardavo la strada e le auto che passavano da sinistra a destra, da destra a sinistra.
Purtroppo io non ho il coraggio di fare gesti eclatanti tipo impiccarsi, bruciarsi, buttarsi sotto una macchina, spararsi. Spesso penso di farlo con un gesto non violento perché sono una persona sensibile e tra l’altro sono cristiano. Ho pensato ad esempio che ingerire una dose massiccia di pillole ha bisogno solo di un gesto veloce e poi una volta fatto non puoi tornare indietro e così si potrebbe morire diciamo in maniera tranquilla, come ero io un tempo. Ora non più, non dormo più la notte, sono sempre di cattivo umore, non rido, trascuro la famiglia, gli amici, sto sempre a pensare a come cercare di lavorare, prendere soldi, per evitare il crac economico e il fallimento della mia vita.
Penso di uccidermi e già muoio dentro all’idea di lasciare la mia famiglia, i miei fraterni amici, i miei operai. E oggi mi è arrivata questa raccomanda, l’altro giorno due, ancora qualche giorno prima altre due e poi decine e decine e decine, centinaia di avvisi. Diversi mesi fa ho ricevute 11 raccomandate tutte in una volta. Un rollino di posta che non finiva mai, tenete conto che un rollino di una raccomanda misura 30-35 centimetri, ho ricevuto un rollino di tre metri e mezzo. Equitalia, Agenzia delle Entrate, Inps, tasse, cartelle, sanzioni, ingiunzioni. Negli ultimi 5, 6, 7 anni non riesco più a pagare tutto, non ce la faccio, non è possibile, e cosi si sono accumulate spese su spese, interessi su interessi, aggio su aggio, more su more, sanzioni su sanzioni.
Ci sono errori da parte di Equitalia? Chi lo sa. Come si fa a saperlo? Bisognerebbe andare da un tributarista, ma da chi? E poi questo mica ti fa il servizio gratis. Nel frattempo chissà, da 10 mila euro diventano 100mila e poi 200mila. Sto provando alcune strade ma il debito è altissimo e non ce la farò. L’unica soluzione è che facciano un condono o che facciano altre leggi per far respirare gli italiani. Ho comprato una casa nel 1980, l’ho pagata, dopo un primo mutuo sto pagando un secondo mutuo per lasciarla a mio figlio. Il mio terrore quotidiano è che me la pignorino. Spero che passi la legge sull’impossibilità di pignorare la prima casa, sempre che non me la tolgano prima. Ecco perché alla fine penso solo a suicidarmi. Prima di farlo lascerò una lettera per spiegare come è stato possibile ridurmi così, indicherò enti e persone, tanto una volta morto non credo che mi possano querelare, ma si deve sapere che la mia è stata un’istigazione al suicidio.

Non si tratta certo soltanto di un dramma personale, di un problema soggettivo: sono le condizioni in cui si trova gran parte della cosiddetta classe media. Lo conferma la lettera scritta da Raffaele De Pasquale in risposta all'"Amico imprenditore"...

Caro Amico imprenditore, ti scrivo a riguardo della tua lettera pubblicata in terza pagina della Cronaca di Bari della Gazzetta del Mezzogiorno del13/04/2013. Sono un piccolo imprenditore come te che ogni giorno vive le tue problematiche. Solo chi vive può veramente capire! Anch’io ogni giorno provo sconforto nell’affrontare le vessazioni burocratiche di leggi che fanno di tutto per rendere impossibile la volontà di lavorare; di cavilli giuridici che servono solo ad aumentare il clientelismo e favorire il servilismo, verso alcuni capi ufficio di enti pubblici che, per abuso di potere si arrogano sentirsi dei veri e propri reietti, i quali, anziché essere a serviziodei cittadini, si servono di loro per complicargli la vita e poi semplificarla ad ogni lauto compenso, oppure attraverso una raccomandazione.
Comprendo ciò che stai vivendo quando accusi le istituzioni di “istigazione al suicidio”, hai ragione, ma questo potrebbe pericolosamente inanellare effetti a catena di disperazione. Io, piuttosto definirei questo comportamento istituzionale, un vero e proprio “sciacallaggio di Stato” nei confronti di chi come me e come te si assume la responsabilità nel piccolo, di non attendere mutuo soccorso dall’alto, ma di garantire a se stessi e ai collaboratori: IL LAVORO!!!
Per  questo le istituzioni dovrebbero sostenerci anziché vessarci!
Per “sciacallaggio” intendo il continuo susseguirsi di leggi incomprensibili e inattuabili, tanto che ogni ufficio competente le interpreta a modo suo, suscitando, in chi ha, come noi bisogno, una vera e propria Torre di Babele. Ne deriva confusione, perdite di tempo, ore tolte al lavoro. Ci ritroviamo ogni giorno come equilibristi a camminare su una corda tesa. Chi più di noi può sapere che solo l’equilibrio ci aiuta a vivere!
Ogni giorno prima di lavorare dobbiamo perder tempo a mettere le carte a posto, perché, se sei delinquente ed hai le carte a posto, “sei in regola”, se invece, sei coscienzioso lavoratore il mattino non hai messo a posto le carte, “sei sanzionabile” e sotto lo schiaffo di poveri verificatori, che obbligati a fare i rubricisti cercano l’ago nel pagliaio, per portare in ufficio un certo numero di verbali atti giustificare il lavoro che li consente di portare il pane a casa. E’ una guerra tra poveri! Mors tua vita mea!
Aveva ragione don Lorenzo Milani: “la guerra è una contrapposizione di gente che non si conosce e che si ammazza, a favore di gente che si conosce ma che non si ammazza”. Ci demoliscono anziché aiutarci! Abbiamo bisogno di aiuto, perché così come sono fatte queste leggi sono per noi come un cappio al collo. Dobbiamo dire basta non a noi stessi e alla nostra vita, non dobbiamo isolarci, ma metterci insieme, creare una rete. Dobbiamo dire “BASTA” a questa politica amorale, asociale, insensibile, distinta e distante dalla vita reale. “BASTA”!!! Niente più deleghe o cambiali in bianco a sciacalli che vivono sulle nostre spalle e non sanno privarsi di uno spicciolo. Dobbiamo veramente sperare che questo vento di novità arrivato in parlamento ci porti la voglia e il coraggio di essere quel che siamo: cittadini e non sudditi; di gente cioè che vive partecipando alla costruzione di un mondo migliore e, mai più delegando scelte! Bisogna riappropriarsi dei propri spazi di democrazia!
Caro Amico, ad un certo punto dici di non essere ancora riuscito a compiere questo gesto irreversibile per la tua sensibilità cristiana.
Ti prego, in virtù di questa fede professata, con le parole di Papa Francesco: “non farti rubare la Speranza!”. Solo con la Speranza e l’impegno possiamo riconquistare e ricostruire la nostra dignità, il nostro lavoro, la nostra pace e un mondo migliore! Di questa Speranza noi siamo chiamati a rendere conto alle nostre famiglie, alle generazioni future oltre che a noi stessi.
In virtù di questa Speranza voglio dirti, con la metafora profetica di don Tonino Bello che, cio’ che stai vivendo, non è definitivo, che, la croce non è l’ultima stazione della vita, che essa è, e rimarrà sempre una “COLLOCAZIONE PROVVISORIA”. Coraggio!!!
Come dice Guccini nella canzone “Dio è morto”, la ricordi? Sì, “Dio èmorto ai bordi delle strade, nella politica che è solo far carriera, nell’ipocrisia di chi sta sempre nella ragione e mai nel torto, negli odi di partito… Ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo, a una speranza appena nata, a una rivolta senza armi, perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge, in ciò che noi crediamo Dio è risorto, in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo Dio è risorto”!!!

RAFFAELE DE PASQUALE
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