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Se l’intelligenza artificiale diventa Dio, teologi e scienziati a confronto a Roma, di Giacomo Galeazzi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 13/03/2019 09:43
Il 15 marzo convegno sulla “fine dell’era umana” e sulle nuove frontiere tra fede e ragione nell’epoca della cibernetica...

L’intelligenza artificiale sancisce la fine dell’era umana? Ad interrogarsi sulle implicazioni bioetiche e sociali della cibernetica saranno scienziati, teologi e imprenditori che ne discuteranno il prossimo 15 marzo, alle 11.30, a Roma al Tempio di Adriano. Tra i relatori il professor Paolo Benanti, docente di Teologia morale e bioetica alla Pontificia Università Gregoriana e lo scrittore James Barrat, autore del libro “La nostra invenzione finale” sulle prospettive e i rischi dell’Asi, la super-intelligenza artificiale superiore a quella dell’uomo.

Il teologo Benanti non crede che a causa dell’intelligenza artificiale sia prossima la fine dell’era umana come ipotizza Barrat. «Già in passato abbiamo rischiato di estinguerci come specie per opera di una tecnologia molto più “stupida” come le bombe atomiche», afferma a Vatican Insider. «Come uomini abbiamo bisogno di guardare al domani e porci domande di senso. Quello che possiamo registrare è che oggi come ieri guardando al domani e alle contraddizioni del nostro tempo possiamo aver paura. Nella fede sappiamo che non è la paura il sentimento per vivere il presente guardando al domani. Abbiamo bisogni di virtù

Della speranza che ci è data da un Avvenire che è già dato, nel Signore risorto. Della prudenza per costruire un futuro che ancora però non è determinato perché affidato alla nostra opera. Della carità perché il nostro oggi e il nostro domani non sia il frutto dell’approfittarsi dell’uomo sull’uomo o della macchina sull’uomo ma mediazione per il bene comune. Guardate con queste virtù e progettate alla luce di queste, le intelligenze artificiali non sono minacce da temere ma un’occasione per umanizzare il mondo».

Due settimane fa Papa Francesco aveva affidato alla Pontificia Accademia per la Vita il compito di indagare la «roboetica» per capire se gli automatismi funzionali possano diventare «socialmente pericolosi» e se le prerogative umane possano essere sostituire da algoritmi, genetica e tecnologie sempre più sofisticate per ritrovarsi con l’uomo tecnologizzato invece che con la tecnica umanizzata, mentre alle cosiddette macchine intelligenti vengono «frettolosamente attribuite capacità che sono propriamente umane».

Al convegno alla Camera di Commercio, introdotto dal segretario generale Pietro Abate e dal prorettore dell’Università Roma Tre Paolo Atzeni, si confronteranno venerdì mattina ricercatori di bioingegneria industriale e automazione come Fanny Ficuciello e Donatella Firmani e imprenditori nel campo della tecnologia come Marco Trombetti, amministratore delegato di Translated, una piattaforma di traduzione online con 100mila clienti e fondatore di Pi Campus, fondo d’investimento e distretto di startup nella capitale. La conferenza rientra nel calendario di iniziative di Data Driven Innovation e di “Maker Faire Rome” , la principale fiera europea dell’innovazione e della creatività promossa da di Innova Camera.

Il Papa ha da poco ricevuto il presidente di Microsoft, Brad Smith, che ha illustrato la prospettiva di una Intelligenza Artificiale al servizio del bene comune. «Nelle mani sbagliate ogni strumento può diventare un'arma se la potenza organizzativa dell'umanità non riesce a tenere il passo con la tecnologia stessa», ha spiegato Smith a L’Osservatore Romano: «Per garantire che le persone abbiano fiducia nella tecnologia, dobbiamo pensare oltre la tecnologia stessa: abbiamo bisogno di forti principi etici, di nuove leggi evolute, di una formazione di persone con nuove competenze e persino riforme del mercato del lavoro. Se vogliamo sfruttare al massimo la potente e promettente tecnologia dell'intelligenza artificiale, tutto ciò deve venire insieme. L'intelligenza artificiale avrà un impatto su ogni settore della società e non verrà creata o utilizzata dal solo settore tecnologico. Ecco perché il mondo deve riunirsi per affrontare questi problemi con un senso di responsabilità condivisa».

Sulle implicazioni bioetiche dell’intelligenza artificiale si interroga anche la teologia contemporanea. I grandi passaggi d’epoca sono stati segnati da grandi trasformazioni che hanno coinvolto la società, la scienza e anche la religione - sottolinea il professor Paolo Benanti -. Queste trasformazioni a volte possono essere indotta da alcuni cambi e innovazioni tecnologiche. Si pensi a quello che accadde con l’introduzione della lente convessa. La lente convessa diede origine a due artefatti tecnologici il telescopio e il microscopio. Con il telescopio siamo stati capaci di studiare l’infinitamente grande e con il microscopio l’infinitamente piccolo. Da quel momento la concezione che abbiamo avuto del cosmo e della vita è cambiata per sempre: la terra non era più il centro del sistema solare e gli organismi viventi erano composti da piccoli elementi chiamati cellule».

Anche i saperi sono cambiati per sempre: era nata la scienza moderna e lo studio della natura diveniva la biologia. «Oggi abbiamo un nuovo artefatto, il computer che lavora i dati e lo strumento che ne abbiamo ricavato, il macroscopio, sta di nuovo cambiando tutto - aggiunge il teologo Benanti -. Grazie a questo macroscopio capiamo la realtà come una correlazione tra i dati e la macchina, specie quella dotata della cosiddetta intelligenza artificiale sta cambiando la nostra comprensione del mondo e della vita. La vita, dopo la scoperta del Dna, si studia nelle sue componenti informative codificate nelle basi azotate che compongono il codice genetico. Di fronte a tante malattie connesse ai geni sono gli algoritmi che lavorano questi dati a cui surroghiamo, per esempio, alcune diagnosi e alcuni suggerimenti per le terapie».

Questo esempio mostra, come, nel tempo delle intelligenze artificiali la macchina sia in grado di surrogare sempre più scelte che prima erano affidate all’uomo. «Rimanendo nell’ambito della bioetica quello che qui sembra emergere è una ridefinizione del medico e delle sue specifiche competenze - puntualizza il docente di Teologia morale e bioetica alla Pontificia Università Gregoriana -. Inoltre la relazione delicatissima tra paziente e medico vede il comparire di un ulteriore attore: l’algoritmo. Le intelligenze artificiali, quindi, stanno trasformando radicalmente molti settori del nostro vivere. Nell’ambito della bioetica questa trasformazione può toccare ambiti in cui sono in gioco valori grandissimi e le intelligenze artificiali possono essere strumenti di grande umanizzazione di un settore come quello dell’assistenza medica o essere artefici di grandi processi disumanizzanti».

Un aneddoto che spesso si cita parlando di tecnologie è l’esempio dell’invenzione di Nobel. L’inventore svedese per cercare di rendere più sicura la vita dei minatori cercò di stabilizzare la nitroglicerina: un potentissimo esplosivo altamente instabile che spesse volte mieteva vittime nel trasporto in miniera a seguito di scossoni imprevisti. Inventata la dinamite Nobel assistette al suo uso e anche al suo impiego non per scopi pacifici ma per costruire nuovi e più potenti ordigni. Diventare infine oggi l’unità di misura delle bombe (quando si sente parlare di megatoni per parlare dell’energia liberata da una bomba atomica si fa riferimento a milioni di tonnellate di Tnt).

«Le tecnologie dell’informazione godono della stessa caratteristica - sostiene Benanti -. Sono frutto dell’uomo e del suo ingegno e possono essere alleate eccezionali per realizzare il bene in modo sempre migliore oppure trasformarsi in strumenti dagli esiti nefasti. Già si sente parlare di cyberguerra indicando come le tecnologie informatiche di fatto possano non solo essere le nuove armi di domani ma lo stesso spazio digitale possa diventare il territorio dei conflitti che rischiamo di vedere in futuro. Purtroppo non si può pensare il bene comune senza ipotizzare una comunità che lavori per costruirlo e un’autorità che cerchi di indirizzare le condizioni sociali alla sua realizzazione. Allora quello che è certo è che le tecnologie dell’informazione hanno bisogno di uomini di buona volontà che possano indirizzare il progresso tecnico verso un autentico sviluppo umano».

 

https://www.lastampa.it/2019/03/13/vaticaninsider/se-lintelligenza-artificiale-diventa-dio-teologi-e-scienziati-a-confronto-a-roma-a0MAW0xpejPyMZT2w58BBM/pagina.html

 

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