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Sbatti il costituzionalista in prima pagina, di Tommaso Edoardo Frosini

creato da D. — ultima modifica 25/09/2015 11:05
5 dei 32 professori sotto inchiesta sono “saggi” della Commissione governativa sulle riforme costituzionali. A ben vedere, la notizia è proprio questa, e il messaggio che si vuole lanciare è: vedete, tra i cd. saggi, che vorrebbero cambiare la Costituzione, ci sono degli imbroglioni, quindi non ci possiamo fidare del lavoro che hanno prodotto in tema di riforme… Verità o falsificazione pretestuosa della realtà?

Sbatti il mostro in prima pagina. E così, sabato 5 ottobre, uno tra i più diffusi quotidiani nazionali pubblicava a tutta pagina, con vistoso richiamo in prima, un lungo articolo, corredato da foto “tipo segnaletiche”, sui concorsi universitari truccati. La truffa, il grande imbroglio, sarebbe stata perpetrata dal “gotha” dei costituzionalisti italiani, che agivano come una “cupola” (citazione!) per controllare e manomettere l’esito finale dei concorsi di prima e seconda fascia. Poi, il colpo a effetto, lo scoop giornalistico, che lascia presagire un uso strumentale della notizia: 5 dei 32 professori sotto inchiesta sono “saggi” della Commissione governativa sulle riforme costituzionali.

A ben vedere, la notizia è proprio questa, e il messaggio che si vuole lanciare è: vedete, tra i cd. saggi, che vorrebbero cambiare la Costituzione, ci sono degli imbroglioni, quindi non ci possiamo fidare del lavoro che hanno prodotto in tema di riforme… L’obiettivo giornalistico, sembrerebbe, più che dare conto di un’inchiesta giudiziaria, che poi è tutta da capire e definire (qual è il reato? quale crimine avrebbero commesso i 32 professori?), è quello piuttosto di colpire il lavoro sulle riforme costituzionali, delegittimando alcuni dei componenti la Commissione ministeriale. Certo, a pensare male si fa peccato ma qualche volta si indovina…

Tecnica sporca, spregiudicata, che la dice lunga sul modo di fare informazione in Italia. Non entro nel merito delle accuse mosse ai colleghi per la gestione dei concorsi: ma se queste sono di avere parlato tra loro dei candidati, allora siamo alla follia! All’interno della comunità scientifica si deve parlare dei candidati al ruolo di professore; ci si deve confrontare sui giudizi, che ognuno può e deve avere riguardo le capacità di studio e di ricerca dei candidati; si deve dialogare sui meriti o sui limiti di chi aspira a diventare professore. Aggiungo: è del tutto legittimo che un collega provi a persuadere un altro sui meriti di un candidato, discutendo sulle opere, sulle intuizioni teoriche, sulla capacità di fare ricerca e didattica. Questo è il sistema con il quale si seleziona la classe docente universitaria. Da sempre. E in tutto il mondo.

Altra cosa sono le violazioni della legalità, beninteso; ma sono le eccezioni e non la regola.

L’inchiesta giudiziaria nasce dalle intercettazioni, ormai l’unico mezzo d’indagine in uso (e abuso) delle Procure. Occorrerà tornare sul tema e riflettere seriamente. Quello sul quale dobbiamo lottare, come giuristi e difensori dello Stato di diritto, è la divulgazione delle intercettazioni. Una incivile pratica giornalistica, nascosta e ammantata sotto l’ipocrisia del “diritto a informare”, che calpesta la dignità della persona e viola pesantemente e gravemente il diritto alla privacy. Quel diritto che nel lontano 1890, dalle colonne della prestigiosa Harvard Law Review, Samuel Warren e Louis Brandeis teorizzavano: The right to be let alone. La privacy o è un diritto fondamentale oppure no. Vivere in uno Stato costituzionale vuol dire godere pienamente dei diritti di libertà, senza se e senza ma. Come è dimostrato nei Paesi di democrazia liberale; come ci hanno insegnato i giuristi americani già due secoli fa.

fonte: http://www.confronticostituzionali.eu/?p=656, 7 ottobre 2013

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