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Sanno fermarsi e decidere il futuro. Così durano le coppie «progettuali», di Maria Luisa Agnese

creato da webmaster ultima modifica 14/09/2015 12:14
L’importanza di darsi obiettivi, dalla convivenza alla nascita dei figli

Cos’ è quel quid, o per dirla più semplicemente, l’ X Factor che tiene insieme una coppia, che fa di due uno, che va oltre le individualità unendo due destini se non proprio fino a che morte separerà, almeno per un buon tratto di strada? «Se stiamo insieme ci sarà un perché», si interrogava romanticamente Riccardo Cocciante e forse la risposta che arriva dall’ultimo e più aggiornato rapporto sul matrimonio contemporaneo non è altrettanto romantica, ma è efficace e funziona: il quid è la dote essenziale del manager, cioè la capacità di prendere decisioni, di scegliere con consapevolezza, di saper progettarsi la vita, gradino per gradino.

Funzionano più a lungo e meglio dunque le coppie progettuali e non quelle coppie inerziali che si fanno portare dalla corrente, per quanto sia quella privilegiata dell’amore. Che pragmaticamente sanno scalettare, darsi degli obiettivi, degli step, dalla scelta di andare a vivere insieme a quella di fare un figlio. Che sanno fermarsi e decidere, non solo inseguire e farsi inseguire come la Julia Roberts di Se scappi ti sposo. Che si mettono insieme non perché a uno dei due è scaduto l’affitto, ma per scelta ogni giorno rinnovata e riprogettata come quasi lapalissiano predicava Paul Newman, corteggiatissima metà di una coppia inossidabile (lei era l’attrice Joanne Woodward) passata indenne attraverso ogni sconquasso hollywoodiano: «Le persone restano sposate per loro scelta, non perché chiudono a chiave le porte». «Quando prendi una decisione fortemente motivata, discussa e negoziata, è più probabile che la mantieni», dice Galena K. Rhoades la psicologa dell’università di Denver che con il collega Scott M. Stanley ha seguito 418 coppie prima e dopo il matrimonio, arrivando a codificare qualcosa che assomiglia parecchio al matrimonio ottocentesco, riveduto agli anni Duemila. E che curiosamente sembra echeggiare la politica del «passo dopo passo», scelta da Matteo Renzi per l’offensiva autunnale.

Due le conclusioni fondamentali degli psicologi americani sul matrimonio nell’era post Sex and The City.

Primo, proprio perché il progetto deve posare su basi solide, marciano meglio i matrimoni partiti in grande stile con impegno preso davanti a familiari e amici, magari con grande cerimonia tipo Grosso grasso matrimonio greco , o indiano, come quello che si celebra tra il 3 e il 5 settembre a Borgo Egnazia in Puglia fra gli eredi di due dinastie economiche che insieme agli 800 invitati, è stato calcolato, valgano il 20 per cento della ricchezza del loro Paese. O quello che aveva voluto un anno fa Belen Rodriguez, invertendo la rotta della sua vita con un matrimonio sfarzoso e mediatico benedetto da tutti gli amici (e stiamo a vedere se potremo dare ragione ai ricercatori Rhoades e Stanley).

Secondo punto, dicono i due psicologi, meglio non avere troppe esperienze di convivenza con altri partner alle spalle, anche se potrebbe sembrare controintuitivo in un contesto così pragmatico: l’esperienza dovrebbe aiutare a gestire i passaggi difficili. E invece sono risultati più riusciti i sodalizi di chi era arrivato più sprovveduto in materia al matrimonio, 42 per cento contro 35 «si evitano paragoni e nostalgie». Ma questo non vuol dire che le eccezioni possano funzionare. E difatti Brad Pitt e Angelina Jolie, andati all’altare in questi giorni e celebrati come coppia perfetta sulla prima pagina del Corriere , perché vanno oltre la bellezza estetica e assomigliano molto «all’ideale greco degli eroi» come ha scritto Daniela Monti, rappresentano proprio l’eccezione.

Una coppia che è riuscita a mettere fra parentesi le umane fragilità pregresse, battendosi per un nuovo progetto fatto di conquiste continue nella gestione quotidiana di sei figli fra naturali e adottati, fino all’impegno ufficiale preso nello Chateau Miraval, il castello che possiedono nel Sud della Francia, sotto la spinta e la preghiera della prole. I loro sponsali rischiano di oscurare quelli imminenti di una coppia di loro amici, i Clooney: George lo scapolo più chiacchierato e desiderato che si arrende anche lui al grande patto, convinto da un bell’avvocato anglo-libanese Amal Alamuddin.

Al borsino delle coppie pragmatiche e solidali i Pitt alias «Brangelina» valgono circa 300 milioni di dollari, quasi quanto i Beckham, David e Victoria coppia iconica per la durata e la mediatica consonanza unita dal 1999 e cementata dalla nascita di cinque figli e da una serie di tatuaggi incrociati che sottolineano la forza del sodalizio: «Io sono il mio amore e il mio amore è mio», una frase in ebraico di Salomone che lei ha tatuato sulla nuca e lui sul braccio in occasione del loro sesto anniversario. Saranno anche baciati dalla fortuna, avranno il vantaggio del glamour e del denaro, ma se ce la fanno loro, decisione dopo decisione, patto dopo patto, contrattazione dopo contrattazione, anniversario dopo anniversario, a tenere insieme la coppia, perché non dovrebbero farcela anche i comuni mortali?

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