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Regioni e Tesoro: il rischio non visto sui contratti derivati, di Milena Gabanelli

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 17:16
Ammontano a una decina di miliardi di euro i contratti derivati stipulati dalle Regioni con banche estere. Questi strumenti, il cui valore dipende da quello di un’altra attività, devono essere ricontrattati. Il rischio per i conti pubblici e i1 ruolo del Tesoro

Mentre discutiamo di «zeri virgola» con l’Europa, e mentre il Paese stringe la cinghia, ci si appresta finalmente ad affrontare il tema dei derivati delle Regioni stimato in una decina di miliardi di euro. Derivati fatti in larga parte con banche estere e che, dati i contenziosi, non devono essere stati proprio il massimo della convenienza per i nostri enti locali. Vediamo come si è arrivati a questo traguardo.

L’anno scorso nella legge di Stabilità si inseriva una norma (l’art. 16) che abrogava l’obbligo, messo in un regolamento mai entrato in vigore, di inserire nei contratti quali probabilità ha un ente, stipulando il derivato, di fare bene alle sue casse, odi fare male, e di quanto. Stipulare un derivato è un po’ come sottoporsi ad una pericolosa operazione chirurgica: avrai pure diritto di sapere qual è la percentuale di riuscita! Non a caso la Corte d’Appello del Tribunale Civile di Milano ha decretato, a settembre 2013, che senza informazioni sulle probabilità il contratto derivato è nullo. Ma perché usare la legge di stabilità per abrogare una cosa mai emanata? Una prima risposta arriva ad aprile 2014 quando con il dl 66 (uno dei tanti sulla competitività) si dà facoltà alle Regioni di mettere mano ai derivati con la «consulenza» del ministero.

Parrebbe una buona idea: un organo centrale assiste le Regioni, così si evita che ognuno faccia come gli pare. Ma perché in una legge si sente il bisogno di scrivere che a occuparsene deve essere la Direzione che fa capo a Maria Cannata? La cosa è curiosa se si considera che questa Direzione è già nota alle cronache per aver liquidato a fine 2011 a Morgan Stanley, pronta cassa, 2,5 miliardi di euro mentre la Fornero, proprio perché senza cassa, chiedeva sacrifici e piangendo produceva gli esodati. L’inizio non è proprio incoraggiante ma la fine è peggiore.

E da qualche giorno che si sa come faranno Regioni e ministero per avviare queste complesse operazioni. Capofila delle Regioni è il Lazio. Forse non è un caso, visto che l’assessore al bilancio è Alessandra Sartore, fedelissima della Cannata, già dirigente del Mef dal 2000. E le Regioni si fideranno al supporto tecnico delle società «Sviluppo Lazio» e «Finlombarda» che coi derivati hanno poco a che fare. Naturalmente ci auguriamo di essere smentiti trovando lì direzioni di controllo rischi e know-how pari a quelle delle banche di investimento internazionali con cui si dovranno confrontare. Comunque per risolvere questa carenza ci ha pensato Maria Cannata prendendo come consulenti tecnici proprio quelli che hanno fatto i derivati con gli enti locali, ovvero Deutsche Bank, Citi e Bnp Paribas.

Le banche a loro volta si fanno assistere dallo studio internazionale Allen & Overy, che con le banche d’investimento ha stabili e consolidati rapporti. La prima clausola che i consulenti di Cannata indicano per ricontrattare i derivati è che le Regioni rinuncino tombalmente ad aprire o proseguire qualsiasi contenzioso.

Come dire: chi ha avuto ha avuto (le banche) e chi ha dato ha dato (i cittadini).

Tornando alla metafora dell’operazione chirurgica, non solo non vi comunicano le probabilità che avete di superare l’intervento, ma il chirurgo è il dottor Jekyll.

Auguri!

 

 

Corriere della Sera 27/11/72014

 

fonte: www.fondfranceschi.it, 29.11.2014

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