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Razzismo e diritti civili: Italia molto lontana dall'Europa, di Marco Politi

creato da webmaster ultima modifica 17/09/2015 12:10
... i diritti non sono facoltà astratte, ma fattori che influiscono attivamente sull’esistenza degli individui e della collettività.

 

Si gioca su due spread la sorte dell’Italia, anzi del benvivere degli italiani. Perché – come è emerso dagli “Stati generali dei diritti civili” promossi dall’Associazione Luca Coscioni e dal Dipartimento di comunicazione e ricerche sociali della Sapienza – i diritti non sono facoltà astratte, ma fattori che influiscono attivamente sull’esistenza degli individui e della collettività.

E qui gli spread, che pesano oggi su di noi, sono rilevanti. Anzitutto la vergognosa distanza che, in tema di diritti realizzati, ci separa da molti paesi d’Europa: dal testamento biologico al riconoscimento delle coppie omosessuali. Altrettanto amara è la divaricazione tra l’atteggiamento
dei cittadini, credenti o diversamente credenti, e il comportamento di una classe politica prevalentemente timorosa di contrastare i diktat ecclesiastici.

Il panorama italiano è cupo. Stefano Rodotà prende come pietra di paragone la produzione legislativa degli anni Settanta. In piena Prima Repubblica e con una Democrazia cristiana ancora forte. In un solo anno vengono varate le regioni, la legge del divorzio, la legge sui referendum, la legge sulla carcerazione preventiva, lo statuto dei lavoratori. Nell’arco di una decade vengono riformati il processo del lavoro e la proceduta penale, garantito il difensore durante gli interrogatori, garantita la concessione della libertà provvisoria, garantita l’obiezione di coscienza al servizio militare, varati i provvedimenti per le lavoratrici madri, gli asili e la dissuasione del lavoro a domicilio. Nasce il nuovo ordinamento penitenziario, il nuovo diritto di famiglia. I diciottenni vengono ammessi al voto. Un elenco da fare girare la testa, dinanzi al quale impallidiscono i
balbettii del rottamatore Renzi, le interlocuzioni dialettali di Bersani, i silenzi sparsi degli altri protagonisti della scena politica attuale.

“I diritti – sottolinea Rodotà – sono il trasferimento nella legislazione di dati che determinano la qualità della vita delle persone”. A fronte della capacità di un parlamento – allora – di prendere di petto i problemi, spicca la regressione culturale di una situazione, quella di adesso, in cui si è permesso all’Ilva che il diritto alla salute venisse sistematicamente violato, il governo Monti ricorre contro la sentenza della Corte di Strasburgo che ha bocciato l’assurda legge 40 sulla procreazione
assistita, si è sabotata una legge sull’omofobia e sul fine vita e si è incoraggiata in vari modi l’ostilità contro l’immigrato. Un clima che rende possibili le “algide risposte di Monti sul problema dei malati di Sla”.

In Europa l’Italia è fanalino di coda, “condannata ben trentadue volte dalla Corte di Strasburgo nel solo 2011”, spiega Marcello Flores, ammonita da Human Rights Watch per il suo “razzismo pervasivo”, criticata dalla relatrice Onu sulla questione femminile perché il “50 per cento delle donne che appaiono alla Tv italiana non parlano!”.
Italia sprezzante dei diritti ambientali, dalla cementificazione sfrenata, decisamente superiore – dimostra Sergio Rizzo – alla media dei paesi europei.

ITALIA TENACE nel negare una legge sulla libertà religiosa, contesta il valdese Daniele Garrone, e in cui si è diffusa la pericolosa abitudine di ordinanze comunali e interventi regionali per bloccare diritti di culto della comunità islamica. Un discorso a parte merita la posizione della gerarchia cattolica, che nell’era Ruini si è voluta imporre come “guida politica” dei fedeli e dell’associazionismo cattolico per bloccare la riforma della legge sulla procreazione assistita e qualsiasi idea di Pacs. E questo nonostante che su tutti i temi la popolazione cattolica nei sondaggi si riveli sempre dalla parte delle riforme. L’80 per cento (così una recente inchiesta Acli) esige anzi l’autonomia del parlamento. Per non parlare della ricerca ossessiva di privilegi economici da parte degli enti ecclesiastici – vedi Imu – con il risultato di indebolire ulteriormente l’istruzione e la sanità pubblica.

C’è una via d’uscita? Mario Staderini la intravvede nel lancio di referendum locali, all’americana, che restituiscano al cittadino la libertà di decidere. Sul piano culturale-istituzionale Mario Morcellini si augura il ritorno di una vecchia virtù cattolica: la mediazione. E nel clima generale di recessione culturale ripropone l’intuizione di Marcuse: la rivendicazione di diritti “spinge verso il compimento di ciò che ancora non c’è e ancora non conosciamo”. D’altronde è nei periodi paludosi
che maturano i sussulti.

Fonte: “il Fatto Quotidiano” del 1 dicembre 2012

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