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Quell’intuizione rimasta fuori dall’aula, di Jon Sobrino SJ

creato da webmaster ultima modifica 21/07/2016 18:59
La comunità cristiana come «Chiesa dei poveri»: fu una concezione che si affacciò nell’assise conciliare, ma che dovette aspettare alcuni anni per essere pienamente sviluppata, in particolare in America latina, e che ancora oggi fatica ad affermarsi. La riflessione di un noto teologo gesuita

Il Concilio Vaticano II fu un evento epocale, estremamente radicato nel modo di essere e di agire di Giovanni XXIII. Un esempio significativo fu ciò che il papa disse un mese prima dell’apertura del Concilio: «La Chiesa oggi è soprattutto la Chiesa dei poveri».

Questa concezione della Chiesa, tuttavia, non si affermò in modo generalizzato nell’aula del Concilio, così che, due mesi dopo il suo inizio, il cardinale Giacomo Lercaro (arcivescovo di Bologna) si vide obbligato a dire: «Sentiamo tutti che al Concilio finora è mancato qualcosa». E lo esplicitò ripetendo le parole di Giovanni XXIII: «Oggi la Chiesa è soprattutto la Chiesa dei poveri». Su questo desidero proporre alcune riflessioni.
Nel periodo precedente il Concilio si erano già palesati alcuni movimenti
che cercavano di mettere in relazione la missione della Chiesa con i
poveri: i sacerdoti operai in Francia con l’appoggio del cardinal Emmanuel Suhard, arcivescovo di Parigi,voci del Sud del mondo come quella di dom Hélder Câmara, in Brasile, o di George-Luis Mercier, dei missionari d’Africa. E il cardinal Pierre-Marie Gerlier, arcivescovo di Lione, il 26 ottobre 1962 - in una conferenza svoltasi durante i lavori conciliari - parlò del dovere della Chiesa di adattarsi con la maggiore sensibilità possibile alla sofferenza di moltissimi esseri umani.
Riferendosi al Concilio disse queste parole: «Se non esaminiamo e studiamo questo tema, tutto il resto corre il rischio di non servire a niente».
Due documenti importanti del Concilio mettono in relazione «Chiesa
» e «poveri»...

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