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Quattro priorità per una strategia globale in risposta alla pandemia, di Josep Borrell

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 11/04/2020 09:59
Il contrasto tra il silenzio nelle strade e nelle piazze europee e la realtà tumultuosa e dolorosa in molti ospedali del continente è straziante. La Covid-19 non tiene in scacco solo l'Europa, ma l'intera comunità mondiale…

È già chiaro che la pandemia riplasmerà il nostro mondo: in che modo, esattamente, dipenderà dalle scelte che facciamo oggi.
Il coronavirus dovrebbe essere considerato il nemico comune di tutto il mondo. Questa non è una guerra, ma dobbiamo comunque mobilitare risorse come se lo fosse.
Tuttavia, in tempo di crisi il nostro istinto ci porta a ripiegarci su noi stessi, a cavarcela da soli – una reazione che, per quanto comprensibile, è controproducente. Agendo da soli non faremo altro che prolungare la lotta e aumentare notevolmente i costi umani ed economici. Anche se il nemico ha risvegliato istinti nazionalisti, possiamo sconfiggerlo solo mediante un coordinamento transfrontaliero – in Europa e al di là dei suoi confini.
Abbiamo bisogno di un approccio internazionale comune alla pandemia e all'assistenza a favore delle persone più vulnerabili, non da ultimo quelle che vivono nei paesi in via di sviluppo e in zone di conflitto. Ho sottolineato questo punto nel corso di recenti discussioni con i ministri degli Affari esteri del G7 e molti altri interlocutori. L'Unione europea deve essere parte dello sforzo, e lo sarà.
È il momento di dimostrare che la solidarietà non è solo una parola vuota. Fortunatamente lo stiamo già dimostrando in Europa: la Francia e l'Austria stanno inviando oltre tre milioni di maschere in Italia e la Germania sta accogliendo e sottoponendo a trattamento pazienti provenienti dalla Francia e dall'Italia. Dopo una prima fase caratterizzata da decisioni nazionali divergenti, sta cominciando ora una fase di convergenza in cui l'UE occupa una posizione centrale.
Per quanto la riguarda, l'UE si sta facendo avanti con decisioni tese ad agevolare l'aggiudicazione congiunta di attrezzature mediche essenziali, con stimoli economici comuni e con attività consolari coordinate volte a rimpatriare cittadini dell'UE bloccati all'estero. A seguito di una riunione virtuale del Consiglio europeo, i leader dell'UE hanno concordato di potenziare i loro sforzi comuni, non da ultimo istituendo un sistema europeo di gestione delle crisi ed elaborando una strategia condivisa di gestione del coronavirus.
La crisi della Covid-19 non è uno scontro tra paesi o sistemi. Nelle diverse fasi della pandemia c'è stata mutua assistenza tra Europa, Cina e altri paesi, a riprova di un sostegno e di una solidarietà reciproci. L'UE ha sostenuto la Cina quando l'epidemia ha fatto la sua prima comparsa a inizio anno e ora la Cina sta inviando attrezzature e medici per aiutare i paesi colpiti in tutto il mondo.
Sono questi esempi concreti di solidarietà e di cooperazione a livello mondiale – e devono diventare la norma. Si può pensare alla Covid-19 come a un fattore di accelerazione della storia. Indipendentemente dai cambiamenti che l'attendono, l'UE deve restare un fattore unificante, che promuove sforzi congiunti con la Cina e gli Stati Uniti per far fronte alla pandemia e alle sue conseguenze. Solo se queste tre potenze si muovono nella stessa direzione, il G20 e le Nazioni Unite possono fare davvero la differenza.
Oltre al coordinamento internazionale fra governi, anche la cooperazione fra scienziati, economisti e decisori politici deve essere rafforzata. Durante la crisi finanziaria del 2008 il G20 ha avuto un ruolo centrale nel salvataggio di un'economia globale in caduta libera. Ancora una volta serve urgentemente una leadership mondiale che vada in tal senso.
Vi sono quattro priorità principali per la cooperazione mondiale: innanzitutto dobbiamo mettere in comune le risorse per produrre nuove cure e un vaccino, che dovrebbero essere considerati beni pubblici mondiali; in secondo luogo, dobbiamo limitare i danni economici mediante il coordinamento delle misure di stimolo monetario e di bilancio e la protezione degli scambi mondiali di merci; in terzo luogo, dovremmo prevedere di riaprire le frontiere in modo coordinato quando le autorità sanitarie daranno il via libera; infine, dobbiamo cooperare per combattere contro le campagne di disinformazione.
I risultati del recente vertice virtuale del G20 si orientano verso questa direzione generale. Tuttavia, le iniziative mondiali e multilaterali dovranno essere sostenute e pienamente attuate nei giorni e nelle settimane a venire.
Di fronte alla diffusione del virus a livello mondiale, dobbiamo prestare particolare attenzione al suo impatto crescente sui paesi fragili, nei quali rischia di esacerbare le crisi esistenti in materia di sicurezza. In Siria, in Yemen, a Gaza o in Afghanistan milioni di persone hanno già subito anni di conflitto. Immaginiamo soltanto che cosa accadrebbe se il coronavirus si diffondesse nei campi di rifugiati della regione, dove i servizi igienico-sanitari sono già messi a dura prova e gli operatori umanitari faticano a fornire aiuti.
Poi c'è l'Africa, che riveste un'importanza cruciale. A causa dell'epidemia di Ebola del 2014-2016 e di altre epidemie, i paesi africani hanno acquisito un'esperienza che manca all'Europa in questa crisi. Tuttavia i sistemi sanitari nel continente restano generalmente deboli, mentre il numero delle persone contagiate è in crescita.
In molti paesi in via di sviluppo le persone spesso non hanno altra scelta se non uscire ogni giorno per guadagnarsi il pane nell'economia informale. A peggiorare la situazione vi è il fatto che il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale possono essere ancora più difficili quando l'acqua potabile non è sempre disponibile e le famiglie tendono a vivere in spazi ristretti.
Per vincere questa lotta occorrono finanziamenti. I paesi in via di sviluppo dipendono in misura sostanziale da tre fonti di finanziamento: investimenti esteri, rimesse e turismo. Ora, tuttavia, tutte e tre queste fonti sono duramente colpite. A livello mondiale i flussi di capitale sono calati del 60%, poiché gli investitori si orientano in massa verso beni e attività rifugio e i lavoratori migranti perdono il posto di lavoro e non sono quindi in grado di inviare denaro nei loro paesi d'origine.
Siamo di fronte a una recessione mondiale: per evitare un crollo economico nei paesi in via di sviluppo saranno necessari un sostegno finanziario e linee di credito di notevole entità – e in tempi rapidi. Il coordinamento tra banche centrali e istituzioni finanziarie internazionali è l'unica via percorribile.
Infine, in questo panorama sconsolante, vi è la possibilità di porre fine a conflitti di lunga durata. Si sono già registrati alcuni segnali positivi di cooperazione tra rivali. Gli Emirati arabi uniti e il Kuwait, ad esempio, hanno recentemente inviato aiuti all'Iran, colpito in modo particolarmente grave dalla Covid-19. Nessuno può permettersi di combattere più guerre contemporaneamente. Come ha chiesto espressamente il segretario generale dell'ONU António Guterres, dovremmo sfruttare la crisi come un'opportunità per ripristinare la pace.
Il mondo è inizialmente entrato nella crisi senza coordinamento, con troppi paesi che hanno ignorato i segnali premonitori e hanno proceduto da soli. È ormai chiaro che c'è un solo modo per uscirne: insieme.

(Josep Borrell è l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il vicepresidente della Commissione europea)

https://www.ilsole24ore.com/art/quattro-priorita-una-strategia-globale-risposta-pandemia-ADjIv9I

 

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