Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Putin in chiesa e il vero ruolo delle fedi. Il totalitarismo della guerra, di Mauro Magatti

Putin in chiesa e il vero ruolo delle fedi. Il totalitarismo della guerra, di Mauro Magatti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 26/04/2022 09:54
Se di fronte ai massacri più disumani non ha nulla da dire, che senso ha una Chiesa che si dichiara fondata sul Vangelo?…

Vladimir Putin in chiesa col cero acceso durante la messa di Pasqua è un’immagine potentissima e gravida di conseguenze drammatiche: un duro colpo alle speranze di pace – la benedizione della Chiesa ortodossa rafforza il consenso interno del leader russo – ma anche alla stessa legittimazione della religione: se di fronte ai massacri più disumani non ha nulla da dire, che senso ha una Chiesa che si dichiara fondata sul Vangelo?

La guerra è un pensiero totalitario
Avendo a che fare con la vita e con la morte, con la vittoria e la sconfitta, essa chiude lo sguardo, escludendo sistematicamente intere parti della realtà. La logica bellica non ammette obiezioni, subito bollate come tradimenti, né dubbi, subito interpretati come diserzioni. Quando si assume il suo punto di vista, l’intera realtà è attirata in una sorta di buco nero: tutto deve essere focalizzato all’obiettivo, al punto da giustificare ogni specie di crudeltà e distruzione.
Alimentandosi dello schema binario amico-nemico, buono-cattivo, la guerra ridisegna un mondo senza sfumature, dove non c’è più alcuna possibilità di intesa. E dove perciò l’unica via d’uscita sembra che sia la vittoria del più forte.
Benedire la guerra equivale a chiudere anche l’ultima possibilità di mettere in circolo una logica diversa. Non a caso, come insegna la storia, i disastri peggiori si realizzano proprio quando la religione (o il suo surrogato, costituito dall’ideologia) e politica si fondono insieme. Nell’illusione, in cui troppo spesso cadono i religiosi, di trarre qualche beneficio per la fede dal concedere il proprio sostengo a chi comanda sulla terra.
In realtà, nel consegnarsi al potere di turno, le religioni smarriscono se stesse e perdono la loro capacità di essere sale del mondo. Mentre la politica sa bene che, per cercare di nascondere l’impresentabilità dei propri disegni, le grandi tradizioni spirituali costituiscono preziosi serbatoi di legittimazione da cui attingere.
È una tentazione che ritorna di continuo anche oggi: non solo nella Chiesa ortodossa, ma anche nel mondo islamico e in quello induista. E che è presente anche in Occidente. Tanto in quei leader che utilizzano in modo puramente strumentale i simboli religiosi per sostenere le proprie posizioni, quanto in coloro che in queste settimane si stracciano le vesti perché ritengono che il Papa debba assumere una posizione più netta a sostegno dell’Ucraina e contro la Russia.
Ma se non si tratta legittimare la guerra, quale può essere il compito delle religioni in un mondo che rischia di avvitarsi fatalmente nella spirale dello scontro di civiltà?
Nella sua autonomia, il piano religioso costituisce un terreno specifico in cui è possibile un dialogo che non si riduce alla contrapposizione di interessi, politici ed economici, che si nascondono dietro ogni guerra. Non è cosa da poco. Soprattutto se non si dimentica che la guerra è la degenerazione di un conflitto, di una tensione tra due parti che, a un certo punto, smettono di parlarsi.

Proprio attingendo a un piano diverso, e disponendo di una geografia che non coincide mai integralmente con quella politica, le religioni possono svolgere un ruolo prezioso nel contrastare la radicalizzazione dello scontro. E riportare così il conflitto a dimensioni più trattabili, più gestibili, più umane. Non a caso, nella Bibbia, la rivelazione comincia con il comandamento: Non nominare il nome di Dio invano. Che significa: non strumentalizzare Dio per scopi particolari e terreni. Il riferimento al nome di Dio serve esattamente al contrario: per aiutare a rompere lo schema totalitario imposto dalla guerra. È assumendo questo diverso sguardo che diventa possibile riaprire la realtà. Solo cambiando prospettiva diventano possibili movimenti risolutivi che nel gioco bloccato delle azioni e delle reazioni, del calcolo degli interessi e della misura del più forte sono impossibili. È quanto sta suggerendo papa Francesco. 

Dire no alla guerra non significa essere anime belle, pacifisti da divano. Non significa non riconoscere o non condannare l’aggressione in corso in questo momento in Ucraina. Né negare la necessità di dare un messaggio chiaro a Vladimir Putin. Significa, al contrario, sapere che quello che va evitato è accettare la logica della guerra in cui proprio Putin vuole attirarci. E che in fondo sarebbe la sua vera 'vittoria' in un contesto contemporaneo, nel quale non si può più 'vincere'. 

In un mondo diventato ormai troppo piccolo e profondamente interdipendente, l’escalation può portare solo distruzione. Guardando la realtà da un punto di diverso – che è quello di Dio – la guerra non ha mai giustificazione. Ed è proprio da quel punto di vista 'terzo' che i conflitti che si nascondono dietro ogni guerra possono essere ricondotti a una portata più gestibile. È quando si muovono sul loro proprio piano, che non è puramente storico e di potere, che le religioni possono aiutare a ritrovare ciò che in tempo di guerra sembra inafferrabile: la pace. 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-totalitarismo-della-guerr-fd9288b8d24243c195d1469a46ae489c

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.