Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Progetto “Opera Seme”, di Giuseppe Venneri

Progetto “Opera Seme”, di Giuseppe Venneri

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 11/02/2020 09:44
E’ un progetto aperto di promozione e valorizzazione del lavoro, della persona umana e del territorio da parte della Caritas Diocesana di Nardò-Gallipoli…

Contesto Territoriale

La Diocesi di Nardò Gallipoli si estende su una superficie di 587Km, si trova nella Provincia di Lecce, e conta 209.408 abitanti. È posta all’interno di un territorio che per quanto riguarda le tematiche relative ai tassi di occupazione e disoccupazione presenta una situazione grave, se messa in relazione al territorio nazionale; il tasso di mancata partecipazione al lavoro, su territorio provinciale è del 36,1% a fronte di una media nazionale del 21,6%. Questo è indicatore del fatto che molta parte della popolazione rimane esclusa dal mercato del lavoro e spesso rinuncia alla ricerca attiva di un’occupazione. 

Per quanto riguarda, in particolare il tasso di occupazione, il 47,1% della popolazione in età lavorativa è occupata. È un dato che, pur essendo in linea con la media regionale, risulta notevolmente più basso rispetto alla media nazionale che si attesta al 61,6%.
All’interno di questo dato è importante sottolineare lo svantaggio delle donne nell’ingresso e nella permanenza nel mercato del lavoro, oltre che la grave situazione occupazionale delle fasce più giovani della popolazione (15-29 anni) che riportano tassi di occupazione del 24,3%. Rimanendo in tema del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione del territorio risulta essere ancora più elevato nella fascia di età dai 15 ai 29 anni; il 43,4% della forza lavoro è ancora alla ricerca attiva di occupazione. 

Sono dati che sottolineano quanto nel territorio la disoccupazione giovanile sia uno dei principali problemi sociali ed economici che può avere un impatto negativo sui processi di impoverimento. È una tendenza che emerge dalle statistiche a partire dai dati Istat, che rilevano quanto la povertà coinvolga in maniera sempre più significativa le giovani generazioni: in presenza di un capofamiglia di età inferiore a 35 anni, l’incidenza della povertà relativa arriva al 14,6% mentre scende al 7,6% nel caso di persone di età superiore ai 64 anni (Istat 2017). Sono numeri che trovano una prima spiegazione nel fatto che si tratta di giovani che si sono affacciati nel mondo del lavoro da poco tempo e quindi hanno salari bassi; tale rischio è aumentato negli ultimi tre anni per il crollo dell’occupazione giovanile, caratterizzata prevalentemente da lavori autonomi e temporanei, e per il forte calo dei contratti a tempo indeterminato. 

Anche i dati Caritas sono in linea con le tendenze rilevate dall’Istat ed evidenziano una povertà che è diventata “sempre più giovane” con il passare degli anni, sia tra gli stranieri che tra gli italiani, tanto che, lo scorso anno, Caritas, nel report nazionale, ha fatto un focus sui giovani e sui processi di impoverimento in cui sono coinvolti 

Nel 2016 sono stati soprattutto i giovani-adulti (30 - 34 anni) (47,6%) a rivolgersi a Caritas per chiedere aiuto. Nell’anno successivo è aumentata l’incidenza dei più giovani (18-34 anni) che diventano la classe d’età maggiormente rappresentata tra le persone che si rivolgono a Caritas. Da sottolineare che molto spesso quando i giovani si rivolgono a Caritas significa che sono partecipi di un processo di trasmissione intergenerazionale della povertà; significa cioè che molto spesso le loro famiglie d’origine si sono rivolte ai Centri d’Ascolto e la stessa modalità di vita viene trasmessa ai figli. 

Nella Diocesi di Nardò-Gallipoli la tendenza mostra una situazione molto simile per quanto riguarda le fasce d’età più giovani: la presenza di persone fino a 44 anni d’età è del 45,9%. La classe d’età che registra il maggior numero di presenze (24.5%) in relazione alle altre fasce d’età è quella che va dai 35 ai 44 anni ed è anche quella che presenta il maggior numero di persone disoccupate (30%). Se tra i disoccupati prendiamo in esame anche i giovani dai 18 ai 34 anni la percentuale aumenta al 57,9%. 

Sono giovani che non riescono a vivere senza il sostegno di Caritas e che rischiano di diventare sussidiati a vita se non si mettono in atto interventi immediati di contrasto alla loro condizione di povertà e di inclusione nel mercato del lavoro. A destare maggiore preoccupazione è il fatto 

che spesso sono giovani coniugati che portano con sé i problemi di un nucleo familiare giovane con figli minori.
Per quanto riguarda il sistema produttivo, la situazione della provincia di Lecce, in rapporto con il livello nazionale, si presenta abbastanza frammentata da un punto di vista delle diverse settori delle attività economiche e dell’articolazione geografica interna. 

Da un’analisi del territorio, di UnionCamere Puglia, sulle società di capitali regionali si rileva un notevole diminuzione delle performance delle medie imprese. Le imprese di grandi dimensioni se pure non raggiungono neanche l’1% della presenza incidono per un quarto sulla produzione regionale. 

Le medie imprese incidono nella stessa maniera pur essendo presenti per il 3% sul territorio regionale, le micro imprese sono la categoria più presente con l’82% ma incidono solo per il 22% sul valore della produzione mentre le piccole imprese incidono per il 28%. Nella provincia di Lecce si rileva una maggiore presenza di aziende con un capitale sociale più basso rispetto alla media regionale e nazionale. 

È un quadro che ci restituisce una situazione di frammentarietà economica che certamente trova ripercussioni da un punto di vista sociale: un basso capitale sociale può essere indicatore di una sorta di resistenza nell’avviare imprese e nell’ampliamento di attività imprenditoriali che comportano un rischio anche dal punto di vista economico. 

Il settore economico che a livello regionale registra un andamento in negativo è quello dell’agricoltura (in riferimento al numero delle imprese attive) oltre che l’industria estrattiva e il settore manifatturiero.
Nel biennio 2016-2017, a livello regionale, le imprese agricole registrano una tendenza in negativo diminuendo dello 0,17%. Nella provincia di Lecce, nel comparto agricolo ci sono 22 medie imprese e nessuna grande impresa. Rispetto al dato nazionale la provincia presenta una più elevata incidenza di aziende nella classe di 0 addetti e di 1-9 unità, mentre le classi di addetti superiori rivelano un’incidenza inferiore. 

Riguardo alle persone che lavorano nelle imprese agricole, la provincia di Lecce presenta il 42% di imprese nella classe senza addetti e il 55% nella classe da 1 a 9 addetti; le piccole imprese (con meno di 50 addetti) rappresentano il 99,7%, dato in linea con quello regionale dove però operano circa 200 medie imprese e 6 grandi imprese. 

In provincia di Lecce le imprese agricole con capitale sociale assente sono il 94% del totale, dato in linea con quello regionale (94%) e di poco più elevato di quello nazionale (90%). Nelle restanti classi di capitale sociale i dati relativi alla provincia di Lecce sono inferiori ai valori registrati in Puglia e molto distanti da quelli nazionali. Considerando la natura giuridica emerge che in provincia di Lecce le imprese agricole individuali sono quasi il 92%, dato in linea con quello regionale e di poco più elevato di quello nazionale. Molto ridotta è la presenza di società di persone che rappresentano il 2,8% nella provincia di Lecce, poco al di sotto della Puglia e circa un terzo del dato nazionale (8,2%). 

Alla luce di tutto ciò, se si guarda alle variabili strutturale emergono maggiori livelli di fragilità delle imprese che lavorano nel settore agricolo nella provincia di Lecce rispetto al territorio regionale e nazionale.
In riferimento al settore dell’agricoltura se i livelli di crescita mostrano andamenti negativi da almeno sei anni, nel 2018 il tasso di crescita delle imprese agricole ha mostrato segnali di lieve ripresa passando da -0,2 a -0,1 per quanto riguarda la provincia di Lecce. Entrando nel dettaglio territoriale nell’area della diocesi di Nardò-Gallipoli si registra una tendenza in positivo rispetto al dato provinciale: il tasso di crescita delle imprese agricole è dello 0,3%. 

È un dato che indica un lieve segnale di crescita, nonostante tutto il territorio salentino sia stato colpito in maniera significativa dalla grave epidemia di Xylella che ha messo in crisi la produzione di olio d’oliva su tutto il territorio pugliese.
I monitoraggi effettuati riportano una riduzione della produzione di olio nel Salento del 50%. Fenomeno che però ha anche le sue ripercussioni a livello nazionale dal momento che il Sud produce l’80% del fabbisogno nazionale. Il problema della Xylella non risulta essere l’unico dal momento che effetti negativi arrivano anche dall’andamento meteorologico instabile degli ultimi anni. 

Cosa

Dopo un’accurata lettura del territorio, la situazione presenta una realtà connotata da un’allarmante emergenza lavorativa, in particolare tra le fasce giovanili della popolazione, molto spesso costrette ad allontanarsi dal proprio contesto familiare e territoriale alla ricerca di altre realtà che potrebbero offrire maggiori possibilità in cui poter costruire il proprio progetto di vita. Tutto ciò si inserisce nella cornice più ampia della situazione che vive la società italiana, in cui il lavoro ancora oggi si associa troppo spesso a problemi e difficoltà: si pensi alla frustrazione dei giovani che non riescono a trovare un'occupazione attraverso cui esprimere il proprio talento; all'angoscia dei cinquantenni che perdono quel lavoro a cui hanno dedicato gran parte della loro vita; alla sofferenza dei tanti sfruttati e mal pagati, privati dei loro diritti e della loro dignità. Nonostante alcuni risultati positivi degli ultimi anni, la situazione del lavoro in Italia rimane critica, soprattutto nell’ambito giovanile, all’estensione dell’area della povertà (lavoratori poveri), al lavoro femminile e alla distanza tra sistema scolastico e mondo del lavoro. 

Nasce, quindi, la necessità condivisa di dare una risposta forte e decisa, che vuole anche presentarsi come un segno di speranza per chi crede che questo sia un territorio ricco di risorse e possibilità e per i tanti giovani, ma non solo, che possiedono competenze e professionalità che inevitabilmente sono il punto di forza dal quale partire per costruire una realtà nuova, capace di incidere positivamente nel contesto socio-culturale locale. 

La vocazione agricola e turistica del nostro territorio, ricco di tipicità e di storia, fa da cornice al progetto. Ciò che si intende promuovere è una visione innovativa e sostenibile dell’esistente, che non tralascia – però – la memoria e l’esperienza.
Si intende, quindi, partire da ciò che il territorio offre per valorizzarlo, potenziarlo e rileggerlo: la cultura agricola, che si sviluppa in particolare nei campi della viticoltura, dell’olivicoltura e dell’ortofrutta. 

Tutto ciò potrebbe apparire in controtendenza, viste le grandi piaghe che affliggono l’ambiente agricolo locale, che hanno avuto ripercussioni anche su tutto l’indotto: l’abbandono dei campi, l’incapacità di fare filiera, la Xylella fastidiosa.
Interpretando i segni dei tempi, si riscontra un rinnovato interesse verso il mondo agricolo per cui si intende avviare un vero e proprio processo che, coinvolgendo la realtà cooperativistica sociale, investa gli ambiti della produzione, della vendita e della formazione nella direzione di un vero e proprio cambiamento culturale che possa avere) riverbero positivo nella società tutta. 

In ascolto del Magistero della Chiesa circa il lavoro, l’economia e il bene comune (cfr. Quadragesimo Anno, Populorum Progressio, Laborem Exercens, Sollicitudo Rei Socialis, Centesimus Annus, Caritas In Veritate), vogliamo avviare un’esperienza che, poggiando su fondamenta solide, esprima la concretezza di un’economia basata sul principio distributista, ossia la compartecipazione nella gestione e responsabilità sull’ impresa e quindi la corresponsabilità nel raggiungimento degli obiettivi, ponendo come scopo ultimo non il profitto fine a se stesso, ma la promozione integrale dell’uomo attraverso l’esperienza del lavoro, le varie declinazioni del progetto e i successivi sviluppi, promozione che si estende anche ai destinatari delle azioni del progetto in modo davvero sussidiario. 

In questo senso, la comunità tutta sarà attivata e coinvolta poiché si rispecchia in valori oggettivamente condivisi e orientati al bene comune: custodia del creato, promozione della dignità della persona umana, promozione del territorio e del genius loci. 

Chi 

Si sente forte la necessità di lavorare in rete e costituire relazioni solide che avviino processi di cambiamento socio-culturale.
I soggetti del progetto sono: 

  • Caritas Diocesana Nardò-Gallipoli → soggetto proponente e gestore 
  • Fondazione Fare Oggi (braccio operativo di Caritas Diocesana) → soggetto   co-gestore 
  • Coop. Soc. Ipso F.A.C.T.O. → soggetto co-gestore 
  • Coop. Soc. Galatea → soggetto co-gestore

Si tratta di attuare praticamente quello che il Magistero della Chiesa chiama “distributismo”, ossia un approccio cooperativo che preveda la co-proprietà di comunità locali in cui permane, tuttavia, un forma di indipendenza aziendale in una sinergia di intenti in cui si compartecipa con ciò che si possiede con un richiamo ad un sistema più partecipativo, ad un diversa organizzazione del lavoro e della vita sociale attraverso un coinvolgimento reale di tutti i corpi intermedi (Enti locali, associazioni, Scuole).
Nello specifico la Coop. Agricola metterà a disposizione gratuitamente gli spazi e gli impianti, oltre che le professionalità che possiede; la Coop. Sociale Ipso F.A.C.T.O. parteciperà con il capitale umano; la Fondazione Fare Oggi, braccio operativo della Caritas Diocesana, oltre che a fornire un incoraggiamento economico al progetto, ne apprezza la bontà e si fa garante degli alti valori morali alla base dello stesso.
Per la buona riuscita del Progetto è indispensabile avviare contestualmente un lavoro di costruzione di rete sul territorio, che coinvolga gli Enti, le Associazioni, i piccoli produttori agricoli, gli attori locali (e non) in senso lato.

Come

  • Si intende agire, contestualmente, su più ambiti:
  • Formazione; 
  • Creazione e registrazione di un marchio; 
  • Produzione; 
  • Vendita diretta ed e-commerce; 
  • Costituzione di una filiera; 
  • Creazione di un museo della Cultura e Identità agricole; 
  • Promozione e animazione del territorio (eventi, turismo, ecc.); 
  • Turismo, attraverso l’acquisto di biciclette per persone normodotate e per persone con disabilità motoria per favorire la promozione del territorio (anche alla popolazione locale) privilegiando gli antichi percorsi rurali che collegano i Santuari, le Chiese rupestri e le masserie.

 
Abbiamo inteso questo progetto come un processo aperto, che – partendo da questi presupposti – sarà sempre in evoluzione, questo ne determinerà la sua stessa sostenibilità futura.
La sfida, oggi più che mai, è quella di mettere i fondamenti antropologici, spirituali e teologici tipici dello stile Caritas al servizio delle soluzioni per i problemi di oggi. Mai come in questa epoca sono infatti necessarie soluzioni maturate alla luce dei princìpi della centralità della persona, della sua dimensione relazionale a immagine e somiglianza di Dio, dell’opzione preferenziale per gli ultimi. È da queste premesse che partono questo percorso e queste proposte operative.

Il lavoro è espressione di quanto è nel mondo: si lavora per vivere, per dar vita a una famiglia, per far crescere i figli, per vivere con dignità. Il lavoro è vocazione e rispetta la dignità della persona che non può essere usata come cosa o come merce. Quando il lavoro è un valore alla base della giustizia e della solidarietà è fondamento di comunità e promozione di legalità. Il lavoro umano è un’esperienza che include la realizzazione di sé e la fatica, il contratto e il dono, l’impegno e la festa. Richiede passione e creatività, vitalità ed energia, perché nelle imprese, nelle botteghe, negli studi professionali, a parità di strumenti, la differenza la fanno le persone. Ragione per cui, Caritas Diocesana, in quadro comune di intenti e valori, sposa il progetto proposto dalle Cooperative compartecipanti. 

Destinatari
Il processo di cambiamento che si intende generare avrà indubbiamente una ricaduta sulla comunità locale in senso generale, poiché la diversificazione delle attività vedrà il coinvolgimento delle specifiche “categorie” di popolazione in relazione alle specifiche età: popolazione scolastica, professionisti, consumatori, produttori, ecc.

https://www.caritasnardogallipoli.it/progetto-opera-seme/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in spedizione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria è in preparazione.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.