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Profumo e la religione a scuola, di Filippo Gentiloni

creato da webmaster ultima modifica 21/07/2016 18:58


Ha fatto scalpore la presa di posizione del ministro Profumo, titolare del ministero dell'Istruzione, a proposito della lezione di religione cattolica nella scuola pubblica. Per la prima volta un esponente della politica scolastica critica l'insegnamento confessionale nella scuola italiana sulla base della constatazione che la società si è modificata profondamente con l'arrivo di molti stranieri portatori di culture e fedi diverse da quella cattolica. Profumo si è pronunciato a favore di un eventuale insegnamento di storia delle religioni. Una novità che certamente non sarebbe gradita dalla gerarchia cattolica che non ha mai voluto mettere in discussione l'insegnamento confessionale della
religione nella scuola, anche dichiarando che non si tratta di una «catechesi» e che gli studenti possono rifiutarlo. Non è però chiaro che cosa questi dovrebbero fare se rifiutassero l'ora di religione cattolica.

Si tratta di una questione di rilevanza fondamentale nel rapporto stato-chiesa e di una questione da cui dipende inevitabilmente la laicità dello stato e della società italiana. Tutte le proposte finora avanzate per risolverla, sono state sempre contestate e respinte, anche quelle firmate dai protestanti italiani. In questo contesto la chiesa cattolica non intende minimamente rinunciare ad un monopolio che le sembra assolutamente necessario al mantenimento della sua posizione. Anche se è indubbio
che nel paese cresce rapidamente la incultura religiosa, che non ha molto a che vedere con la laicità.
D'altronde non si può continuare a dimenticare la questione della religione cattolica nella scuola, come se non si trattasse di una questione essenziale per la laicità. Non si tratterà certamente di un
processo rapido e indolore, ma la convergenza di quello che avviene in altri paesi anche a maggioranza cattolica, lo rende inevitabile.

Intanto nel mondo protestante italiano è nata un'associazione detta «31 ottobre», per una scuola laica e pluralista.

Fonte: “il manifesto” del 6 novembre 2012

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