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Previsioni d'inverno, di Franco Chittolina

creato da D. — ultima modifica 17/09/2015 13:13
Il n. 89 di Cercasi un Fine sul tema dell'Europa, ora in distribuzione, per ragioni di spazio, non ha potuto ospitare il presente articolo: siamo lieti di proporvelo sul nostro sito. Buona lettura

A Bruxelles le chiamano previsioni d’inverno: sono quelle che raccontano quanto aspetta l’economia europea nell’anno appena iniziato. Per qualcuno nell’UE si cominciano a sentire le prime brezze di primavera, per l’Italia non ancora. È la conferma di un’Europa a più velocità che conosciamo ormai da tempo, ma che qualcuno si ostina a non vedere, condannandosi a non capire le prospettive future dell’UE e dei suoi Paesi membri.

Registriamo subito le buone notizie, così rare di questi tempi, con previsioni complessive in rialzo positivo rispetto a quelle dell’autunno scorso. Dopo un periodo di modesta crescita nell’UE è in vista una prima accelerazione nel 2014 – 1,5% nell’Unione a Ventotto e 1,2% nella zona euro – e una seconda nel 2015, fino a raggiungere il 2% nell’UE e l’1,8% nell’eurozona. Meno favorevole l’andamento dell’occupazione che non accenna ad aumentare significativamente, con la previsione di una disoccupazione nel 2015 ancora dell’11,7%.

Resta bassa nella zona euro l’inflazione, contenuta all’1%, ma non è necessariamente una buona notizia: in molti temono un rischio di deflazione con la tendenza dei consumatori a rinviare gli acquisti, nella speranza di poter usufruire di prezzi più bassi e la conseguenza di un ulteriore gelo sull’economia. Tutti dati non ancora esaltanti, ma almeno controbilanciati da un progressivo risanamento dei bilanci pubblici: nella zona euro il deficit medio nel 2014 è previsto al 2,6% e il rapporto debito/PIL dovrebbe essere al 96%. Questi i dati medi per l’UE, in particolare la sua zona euro. Purtroppo le cose vanno un po’ diversamente, e purtroppo peggio, per l’Italia.

Salvo il livello del deficit annuale previsto nel 2015 in Italia al 2,2%, sotto la media europea, gli altri indicatori ci vedono in difficoltà. È il caso in particolare per il debito pubblico che non cessa di crescere e salirà nel 2014 a quota 133,7% sul PIL, ben oltre quella soglia del 60% prevista dai Trattati, che siamo chiamati a raggiungere a caro prezzo. Per arrivarci ci aspettano nuovi sacrifici, sempre sperando che la crescita riprenda anche in Italia. E qui le previsioni dell’UE divergono da quelle italiane: per il 2014 Bruxelles si ferma a un + 0,6%, il Governo spera in un + 1,1%, quasi il doppio. Ma è sulla disoccupazione che le previsioni divergono ancora drammaticamente tra la zona euro e l’Italia, per la quale l’UE prevede una disoccupazione per il 2014 del 12,6%, praticamente un punto sopra la quota dell’eurozona.

Una brutta notizia questa in provenienza da Bruxelles la settimana scorsa, peggiore tuttavia quella giunta dalle ultime statistiche dell’ISTAT dei giorni scorsi. A gennaio il tasso di disoccupazione è salito in Italia al 12,9%, pari a 3,3 milioni di senza lavoro, una “cifra allucinante, la più alta da 35 anni”, come ha commentato Matteo Renzi, ricavandone un promemoria urgente per il suo governo.

Ancora più allucinante l’esplosione della disoccupazione giovanile, nella fascia 15–24 anni, salita al 42,4%. È con numeri come questi che deve confrontarsi il nuovo governo, è con questi numeri che Renzi si siederà al tavolo di Bruxelles, non per battervi i pugni ma abbattendovi tutte le carte utili – da praticabili riforme in programma al miglioramento dei conti pubblici – per convincere i nostri partner che non si può ulteriormente condannare un paese come l’Italia a una deriva distruttiva per il suo tessuto economico e per la sua vita sociale. L’errore è già stato fatto con la Grecia, ripeterlo sarebbe, oltre che diabolico contro l’Italia, anche suicida per l’Europa.

Franco Chittolina [presidente dell’Associazione APICE, Associazione per l’incontro delle culture in Europa]

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