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Povertà, coraggio e tenerezza: la rivoluzione dolce di Bergoglio, di Nina Fabrizio

creato da D. — ultima modifica 15/09/2015 09:36
La sfida per la Chiesa è divenire «un ospedale da campo che cura le ferite», con la medicina della «misericordia». E l' ospedale da campo non è quello che sta al centro della città, immobile, è quello che si costruisce laddove serve, pronto ad andare sui luoghi della sofferenza, del dolore, in una concezione 'samaritana' che è quella del mettersi in cammino verso le «periferie esistenziali e geografiche» alla ricerca dell' uomo ferito cui farsi 'prossimo'.

ROMA - È SINGOLARE che l' immagine che ha ritratto papa Francesco uscire dal Vaticano a bordo di un pulmino insieme ai membri della Curia per il ritiro spirituale ad Ariccia, cada nel suo primo anniversario di pontificato. Ricorda molto un' altra istantanea, rubata con uno smartphone giusto un anno fa, la mattina successiva all' elezione. Mostrava il neo eletto Bergoglio che invece di salire da solo sulla berlina Scv1 riservata al Pontefice, viaggiava all' interno del Vaticano su un minivan insieme ai suoi confratelli cardinali, felicemente meravigliati da quel gesto di normalità. Era un' immagine che racchiudeva simbolicamente già molto del programma che il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio aveva in mente per la Chiesa e che dal 13 marzo dell' anno scorso, da quando ha preso il nome profetico e mai osato da nessuno di Francesco, sta mettendo in pratica: uscire da sé stessa per andare in mezzo agli altri.
La sfida per la Chiesa è divenire «un ospedale da campo che cura le ferite», con la medicina della «misericordia». E l' ospedale da campo non è quello che sta al centro della città, immobile, è quello che si costruisce laddove serve, pronto ad andare sui luoghi della sofferenza, del dolore, in una concezione 'samaritana' che è quella del mettersi in cammino verso le «periferie esistenziali e geografiche» alla ricerca dell' uomo ferito cui farsi 'prossimo'. Andare dove, dunque?
L' esempio lo ha dato lo stesso Francesco. Tra i primi atti di pontificato, l' 8 luglio scorso volò a Lampedusa, crocevia di morte e disperazione, a denunciare «l' indifferenza globale» verso gli immigrati privati di tutto, a partire dalla dignità. L' opzione preferenziale della Chiesa è per i poveri, gli ultimi, i rifugiati, le vittime della moderna schiavitù che spesso però si nascondono anche ai margini delle grandi città.
UNA CHIESA così, come la vuole Bergoglio, non può che avere nella Curia vaticana non un autoreferenziale centro di potere, ma un luogo al servizio delle chiese periferiche.
La rivoluzione copernicana che il Papa auspica nella missione (dal centro alla periferia) la applica anche alle strutture. Così ha messo mano a un ambizioso programma di riforme. Il 'G8' dei cardinali ha posto il sigillo alla prima riforma quella economica con un Segretariato per l' Economia che razionalizzerà spese e ridurrà sprechi in coerenza con la visione di «Chiesa povera per i poveri». Dopo la Quaresima sarà la volta dello Ior, la 'banca' segnata da scandali e gestioni opache che il Papa vuole invece cristallina e trasparente tanto da aver autorizzato, vedi il caso Scarano, il monsignore dell' Apsa arrestato per riciclaggio, una collaborazione senza precedenti con le autorità italiane.
L' azione di Francesco è a tutto campo, laddove c'è una sofferenza Bergoglio vuole capire e studiare le soluzioni. Così è per la famiglia da lui messa al centro di due anni di sinodi e confronti con lo spinoso tema dei divorziati risposati in primis. Le sue aperture spiazzano chi teme cambiamenti nella dottrina ma ciò che interessa al Papa è avvicinarsi a chi soffre, non fare strappi. Del resto, «la Chiesa non deve essere ossessionata da gay, contraccezione e aborto», disse in una delle prime interviste, ma innanzitutto accogliere. Un messaggio che sembrano capire bene i fedeli (e non solo).
AFFASCINATI dal suo stile sobrio, dal suo esempio di normalità, fin da quando rifiutò la croce d'oro per tenere la sua di ferro, lo premiano con grandi bagni di folla. Il Papa, finito in appena dodici mesi sulle copertine di Time e Rolling Stone e candidato al Nobel per la pace, non è una 'superstar'. Di sé, Bergoglio dice, «sono un peccatore». Sa che nella Chiesa resta ancora molto da fare, a partire da quella Curia che sferza di continuo, dicendo basta a intrighi e lotte di potere. La strada per arrivarci, ha indicato, è per tutti «la conversione dei cuori». A partire da sé stesso.

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