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Poltrone cinesi, di Gabriele Moccia

creato da D. — ultima modifica 15/09/2015 09:20
Chi sono, da dove vengono e cosa vogliono i plenipotenziari dell'economia cinese che siedono, un po' silenziosamente, ai tavoli delle società italiane private e di stato

Chi sono, da dove vengono e cosa vogliono i plenipotenziari dell'economia cinese che siedono, un po' silenziosamente, ai tavoli delle società italiane private e di stato

Roma. Se i libri contabili non fossero finiti dritti al tribunale fallimentare di Alessandria, Mike Ma si sarebbe dovuto occupare direttamente delle nuove linee dei cappelli più famosi del mondo, quelli indossati da politici e artisti, i cappelli della Borsalino. L’affare pare ora sfumato di fronte alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la ditta piemontese, ma qualora il tentativo di "salvataggio" si fosse concretizzato, Ma – a capo della Goldmyk industrial (fabbrica tessile di Qingdao) – sarebbe stato l’ennesimo plenipotenziario economico cinese in terra d’Italia, catapultato direttamente nel cda della fabbrica dei cappelli, a fronte di un importante investimento industriale. ‎Chi invece, dallo scorso gennaio, già si siede un po’ silenziosamente nei tavoli del potere economico italiano è Yunpeng He, presente per conto di State Grid of China (società elettrica a controllo statale) sia nel cda di Terna che in quello di Snam. Un mite ingegnere della desolata Mongolia interna che si è fatto le ossa all’Università di Tianjin, più o meno negli stessi anni in cui la frequentava un altro supermanager che ha incrociato i suoi destini con l’Italia, Tan Xuguang, presidente del board del gruppo Ferretti. Yunpeng, che prima di diventare vicedirettore per gli affari europei di State Grid si è occupato in prima persona di centrali elettriche, è molto interessanto alle nostre tecnologie sia nella trasmissione elettrica che in quelle che riguardano stoccaggi e capacità di reverse flow dei tubi. Un tecnico insomma, che guarda con occhi industriali la sua esperienza in consiglio, sostengono fonti diplomatiche a Pechino.

Il possibile investimento di 120 milioni di euro di China Investment Corporation, fondo sovrano cinese, in F2i, operazione di cui si sta discutendo in questi giorni, potrebbe poi ipoteticamente portare anche a modifiche di governance. Il presidente di China Investment Corporation, Ding Xuedong, ne starebbe direttamente discutendo con Renato Ravanelli. Tra i possibili approdi quello di Zhang Xiangchen – riferiscono dai circoli diplomatici a Pechino – direttore non esecutivo del fondo cinese con un passato alla rappresentanza permanente della repubblica popolare presso l’Organizzazione mondiale per il commercio. Xiangchen è un giovane molto apprezzato da Xuedong, che potrebbe premiarlo con un ruolo più operativo in Italia.

Ancora avvolto nel mistero, invece, il nome del futuro presidente della Pirelli a trazione cinese. Secondo gli accordi parasociali siglati da Camfin spetterà al gruppo di pneumatici e gomme,China National Tire, fare il nome. Il più accreditato sembra essere Weng Feng, l’attuale amministratore delegato di Aeolus Tyre, che all’interno della holding di ChemChina possiede le maggiori capacità a livello di proiezione internazionale, conoscenza dei mercati e delle reti commerciali. Comunque vada, bisognerà trovare qualcuno che sappia convivere con la personalità di Marco Tronchetti Provera, che ha già detto di volere restare “garante della continuità aziendale di Pirelli”.

Anche nelle tlc sconquassate dalla partita per la banda larga tira aria d’Oriente. Mentre vanno avanti i complessi negoziati tra Vimpelcom e e Hutchinson Whampoa per la fusione tra le controllate Wind e H3G, il patron di HutchinsonWhampoa, il potentissimo Li Ka Shing, ha scelto di non mettere direttamente piede nel board della nuova società o comunque di non metterci nessun rappresentante cinese. Ka Shing, infatti, che in Italia è ben introdotto sin dai tempi del governo Prodi, ha scelto di affidarsi agli occhi e alle orecchie di Vincenzo Novari, attuale numero uno di H3G, al quale dovrebbe essere riservato un posto da consigliere. I negoziati sono ancora lunghi, chissà se alla fine anche il magnate di Hong Kong sarà costretto a buttarsi nella mischia italiana.

 

fonte: www.ilfoglio.it, 05.06.2015

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