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Perché siamo di destra o di sinistra?, di Gabriele Peirano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 23/07/2018 16:51
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra? L’ideologia, l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia. È la passione l’ossessione della tua diversità che al momento dove sia andata non si sa.”

Così cantava simpaticamente Giorgio Gaber, cantautore italiano, nella canzone “Destra-Sinistra” pubblicata nel 1994, nell’album “E pensare che c’era il pensiero”. Alcuni studiosi hanno studiato le differenze tra le principali correnti politiche, in particolare George Lakoff, professore di linguistica cognitiva presso l’Università di Berkeley negli Stati Uniti.

I risultati ci possono far capire meglio perché, molto spesso, non riusciamo ad intenderci o comunicare concetti politici con un’altra persona appartenente alla corrente opposta alla nostra. I modelli di Lakoff sono utilissimi per capire l’agire e pensare in politica. Lo studioso ne elabora quattro: progressista, conservatore, neo-liberale e biconcettuale. I progressisti corrispondono a coloro che si definiscono di sinistra, i conservatori quelli di destra, mentre i liberali possono corrispondere ai moderati o comunque a chi applica modelli economici alla politica. Infine i biconcettuali sono coloro che mixano i diversi modelli.

Ognuno di noi non pensa da conservatore, progressista, neo-liberal, biconcettuale su ogni decisione che deve prendere. Non esiste insomma l’individuo appartenente al 100% all’una o all’altra categoria, anche perché, se così fosse, dovremmo assumere di conoscere la nostra mente alla perfezione, mentre invece, secondo gli studi di Michael Gazzanigail 98% dei nostri pensieri agisce ad un livello inconscio. L’utilità di questi modelli risiede nel fatto che, in alcuni, il modo di pensare conservatore, progressista e così via, prevale in maniera significativa rispetto alle altre componenti, mascherando e inibendo, molte volte all’individuo stesso, le altre componenti.

 

Il modo di pensare conservatore

Il cardine su cui si sviluppa il pensiero conservatore è quello dell’Obbedienza ad un’Autorità. L’autorità è il Decisore. Ciò comporta responsabilità personale, disciplina, fedeltà. Altri elementi importanti sono l’ordine, la punizione, la libertà all’interno delle regole.

Il mercato è considerato un’autorità legittima, in quanto ordinata e ben strutturata. La prosperità inoltre è regolata dalla disciplina quindi è anch’essa morale. Un conservatore porta avanti un meccanismo mentale di questo tipo: Io, lavorando e impegnandomi, mi sono guadagnato questo benessere. Chi non è abbiente invece non è disciplinato, non ha rispettato le regole, quindi merita la povertà.

Un elemento tipico dei conservatori è il patriottismo, rivitalizzato, per quanto riguarda gli USA, durante i due mandati presidenziali di G.W. Bush. Alla base, la teoria dell’esecutivo unitario, la quale prevede una concentrazione di poteri senza precedenti nelle mani del Presidente, violando il sistema dei checks and balances. I Conservatori non possono far altro che accettare per Obbedienza le scelte del Decisore (per esempio il caso Guantanamo dove, nonostante le politiche messe in atto dall’amministrazione Bush portarono alla violazione delle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e del Codice etico militare, molti membri del Congresso dichiararono “Il presidente ha sempre ragione”).

 

Il modo di pensare progressista

Ogni politica progressista è basata su un valore morale: l’empatia, unita alla responsabilità e alla forza di metterla in atto. L’empatia porta alla cura verso gli altri, verso la responsabilità. Quest’ultima richiede due ruoli dell’entità statale: Protezione ed Empowerment. Qui il termine “protezione” non si limita ad indicare la funzione di esercito e polizia, ma significa sicurezza sociale, sanità pubblica, tutela del consumatore e produttore, tutela ambientale. L’empowerment ha come obiettivo la massimizzazione della nostra libertà per raggiungere degli scopi, ed è ovunque: infrastrutture, internet, scuola pubblica, antitrust, giustizia, brevetti, sistema bancario. Il Governo progressista dovrebbe essere il garante della libertà, permettere la protezione e l’accrescimento delle potenzialità dei cittadini. Il problema sovviene quando si analizza la realtà e notiamo che le grandi imprese fanno maggiormente uso dell’empowerment rispetto ai comuni cittadini. Il progressista (vero) considera i bilanci pubblici come documenti morali: lo Stato è differente dall’impresa.

Un esempio portato da Lakoff, nell’esporre le politiche progressiste, sono i dipendenti pubblici: egli sostiene infatti che i lavoratori in questo settore debbano essere pagati secondo la loro produttività e il loro contributo all’insieme della società. Non devono essere considerati quindi come un lavoratore di un’azienda, altrimenti la concezione neo-liberal di mercato e l’influenza dei conservatori sul concetto di Autorità, porta ad una degenerazione del pubblico impiego.

 

Il modo di pensare neo-liberal

I neo-liberal hanno un modo di pensare formato dalla somma di quello progressista e quello Vetero-Illuminista. Quindi un forte realismo unito alla certezza dell’efficacia delle proprie azioni. Aiutano i soggetti disagiati non per empatia ma per altre esigenze: il Mercato vuole un certo livello di benessere per poter continuare a funzionare a massimo regime. Tutto ciò significa che quando il mercato non può provvedere a questi gruppi demografici, ci deve pensare lo stato.

I neo-liberal assumono che Mancanza significhi Bisogno. Non considerano quindi cosa pensi la gente o cosa essa chieda, ma interpretano statistiche, le quali vengono considerate un mezzo certo di misurazione delle istanze della società. Utilizzano quindi le cifre e i fatti per imporsi, e non enunciano le basi morali delle loro proposte. Questo nasce dal fatto che essi non si possono basare sulle emozioni e adottare una politica di empatia. L’emozione è, secondo questo punto di vista, irrazionale, quindi debole e inefficace. La ragione invece è razionale, quindi efficace e forte.

Queste osservazioni sarebbero valide se: la ragione fosse effettivamente reale, cioè se non ci fosse inconscio cognitivo, nessun contenuto fosse occultato nelle indagini statistiche e le fonti fossero molteplici. Chi risulta avvantaggiato da tutto ciò sono i conservatori, i quali penetrano nel sistema societario utilizzando narrazioni semplici e comprensibili basate su Obbedienza e Autorità.

Arriviamo quindi ad un punto cruciale del pensiero neo-liberal, che può essere riassunto come: “non ho fiducia negli individui, in quanto spesso si comportano irrazionalmente e insensatamente.” Il vantaggio conservatore qui aumenta: soluzioni tecnocratiche e sistemi completamente razionali portano ad un fallimento, al punto che la privatizzazione predatoria diventa l’unica soluzione. Inoltre le politiche neo-liberal dall’alto verso il basso rappresentano l’elitismo, non fanno comprendere le idee e principi morali dei legislatori/decisori, perché la ragione è una sola, universale, uguale. Per concludere, il non comprendere le vicende e gli eventi che accadono nella società complessa contemporanea li porta a “salvare il salvabile” e muoversi verso destra: rinunciano a politiche progressiste, accettano le politiche conservatrici.

 

Il Modo di pensare dei Biconcettuali

È l’ultimo modello considerato da Lakoff. Un bi-concettuale pone come punto fondamentale l’identità (es. identità italiana o americana), ha posizioni contrastanti su diversi temi, specie quelli dati in pasto all’opinione pubblica e risulta essere governato da processi spesso inconsci applicando sistemi di valori diversi a seconda delle circostanze. Viene anche detto il Sistema del Sabato sera e della Domenica mattina, cioè colui che il sabato sera con gli amici ha determinati valori e si ubriaca al pub, ma la domenica ne applica altri ed è nel primo banco alla messa parrocchiale. Il meccanismo cerebrale alla base del bi concettualismo è la mutua inibizione. La contraddizione cioè passa felicemente inosservata, eccezion fatta per una palese manifestazione. La base è quella di due visioni del mondo consciamente separate, ma collegate da legami neuronali sia forti che deboli, sia di lungo che di breve termine. L’individuo sceglierà quindi con metodi gerarchici di priorità a seconda del tema trattato (per esempio aborto, sessualità, guerra, ecc.)

Questi alcuni dei modelli, che ogni giorno vengono migliorati dai ricercatori nelle università e nei centri di ricerca, che ci fanno capire meglio: cos’è la destra, cos’è la sinistra! La differenza sta nella diversa architettura di pensiero a livello neuronale o, più precisamente, un diverso modo o livello di inquadrare la realtà, la teoria del framing di Erving Goffman. La mente umana però non è statica ma in continua, anche se lenta, modificazione, quindi anche le opinioni altrui al suo interno!

 

Bibliografia

Arendt, H. (2006) Che cos’è la politica, Einaudi, Torino

Diamanti, I. e Mannheimer, R. (1994), Milano a Roma Guida all’Italia elettorale del 1994, Donzelli Editore, Roma

Gore, A. (2007), L’assalto alla ragione. Un manifesto per la democrazia, Feltrinelli, Milano

Lakoff, G. (2009), Pensiero politico e scienza della mente, Bruno Mondadori, Milano

Rothshild, E. (2002), Economic Sentiments: Adam Smith, Condorcet, and the Enlightenment, Harvard University Presse, Cambridge

Schultze, C., L. (1993), L’uso pubblico dell’interesse privato, Guerini e Associati, Milano

Steinfels, P. (1981), I Neoconservatori, Rizzoli, Milano

 

http://antrodichirone.com/index.php/it/2015/07/02/perche-siamo-di-destra-o-di-sinistra/

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