Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Perché il talento può essere pericoloso, di Annamaria Testa

Perché il talento può essere pericoloso, di Annamaria Testa

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 13:06
Qual è il rapporto tra pratica e talento? E che cosa intendiamo quando diciamo “talento”?

Quando scrivo non voglio essere falsa. Quando si ha talento, è molto facile essere falsi. Il talento è pericoloso, perché si è a proprio agio con le parole. A un tratto qualcosa suona bene, è carino. Si può essere facilmente provocatori e inutilmente violenti, però funziona. E io non voglio questo”.

A dirlo, in una bellissima intervista uscita su Il Fatto Quotidiano, è Yasmina Reza, scrittrice e commediografa (dal suo lavoro Il dio del massacro, Roman Polanski ha tratto Carnage).

Poche righe dopo, Reza aggiunge: “I complimenti te li ricordi e sono dei nemici. Perché se dicono di te: ‘Sa fare bene i litigi’, allora tu ti dici: ‘So fare bene i litigi’. E ti ritrovi con qualcosa che sai fabbricare ma che magari non è del tutto giusto in quel contesto e in quello spazio. Invece lo sforzo deve restare presente. Ti devi sforzare di essere sempre un debuttante”.

Vi ho ricopiato le due citazioni perché mi sembra che, tra l’una e l’altra, si sviluppi un’intera storia, e che quella storia valga sì per la scrittura, ma non solo per la scrittura. Chiunque faccia un lavoro creativo, e continui a farlo per molto tempo, pratica un costante, a volte faticoso negoziato con il proprio “saper fare”.

All’inizio di qualsiasi attività creativa, di solito, ci sono desiderio e talento, caso e fortuna in proporzioni variabili (e, ne sono discretamente certa, la componente casuale non va sottovalutata). Poi c’è – ne abbiamo già parlato – tutta la tenacia che serve a mettere in atto un lungo processo di miglioramento che si attua attraverso la pratica deliberata.

Ma qual è il rapporto tra pratica e talento, e cosa intendiamo quando diciamo “talento”? Scott Barry Kaufman, docente di psicologia alla New York university, scrive sul Guardian che si tratta di un insieme di caratteristiche individuali che accelerano l’acquisizione di competenze in una data sfera di attività, e mette l’accento sul concetto di “insieme”: per esempio, un di più di perseveranza può servire a compensare la scarsa memoria.

Kaufman sottolinea inoltre che la componente genetica del talento è importante tanto quanto sono importanti le influenze ambientali. Dunque, il talento è tutt’altro che innato. E ricorda che piccole differenze iniziali (il ragazzino che scrive, disegna, canta o conta “un po’ meglio” degli altri) possono crescere nel tempo fino a diventare molto rilevanti, oppure possono modificarsi (il ragazzino bravo a disegnare può diventare, da grande, un bravo scienziato).

Noi chiamiamo “competenza” (expertise in inglese) il saper fare che si accresce e si consolida nel tempo e, se tutto va bene, continua a consolidarsi e ad accrescersi. È una grande risorsa, ed èun dono dell’età e dell’esperienza. Tra l’altro, in molti campi, il fatto di aver messo insieme negli anni un gran repertorio di soluzioni e di tecniche aiuta a venire a capo dei problemi compensando la perdita di rapidità di pensiero che si accompagna al progredire dell’età. Così, a volte, un vecchio babbione esperto riesce a produrre una soluzione prima che ci arrivi un giovane energico, e lo fa perché quella soluzione “ce l’ha già in tasca”.

Il rischio, però – e qui torniamo a quanto afferma Yasmina Reza – è un altro: cominciare ad accontentarsi delle soluzioni che si hanno già in tasca. È una tentazione che diventa tanto più grande proprio quanto maggiori sono il talento e la competenza (e, quindi, la quantità di soluzioni già sperimentate e interiorizzate che se ne stanno lì già pronte, comode, disponibili e sicure).

Così, per sfuggire alla trappola del talento che imbalsama se stesso nella ripetizione infinita di quello che ha già funzionato, bisogna fare quel che dice Reza: prendersi nuovi rischi e tornare a essere “debuttanti”.

Un modo radicale per riuscirci è cambiare drasticamente sfera di attività. Una delle storie più belle in questo senso appartiene a Michel Eugène Chevreul. Nell’ottocento è un chimico famoso. Pubblica studi sulla luce e sul colore che influenzeranno i pittori divisionisti. Si occupa di acidi grassi e inventa la margarina. Verso i novant’anni decide che è tempo di orientare altrove i propri interessi e fonda, da vero esordiente di successo, una nuova disciplina: la gerontologia. Pubblica il suo ultimo libro a centodue anni. Il suo nome è scritto sulla Torre Eiffel.

fonte: http://www.internazionale.it/opinioni/annamaria-testa/2014/03/25/perche-il-talento-puo-essere-pericoloso/, 25.03.2014

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
Prossimi eventi
La comunità che viene dal futuro: ricordando Franco Ferrara 30/11/2019 09:00 - 17:30 — Sala De Deo, Palazzo Comunale, via G. Rossini, Gioia del Colle (Ba)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?),  testi da inviare entro il 15 ottobre 2019.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 novembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.

 listing Il 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 15 marzo 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.