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Per scegliere dove costruire il deposito delle scorie nucleari l'Italia vuole prendere più tempo, di Luca Zorloni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/02/2021 09:56
Un emendamento vuole far passare da due a sei mesi il tempo a disposizione dei Comuni per presentare le loro osservazioni alla mappa delle aree idonee…

Maggio 2022. L’Italia potrebbe avere la rosa definitiva dei Comuni candidati a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari non prima di un anno, se, dopo la Camera, anche il Senato concederà più tempo per selezionare il sito dell’impianto atteso da anni. L’impegno c’è. Un emendamento al decreto Milleproroghe porta da sessanta a 180 i giorni che i sindaci hanno a disposizione per spedire a Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento nucleare, le osservazioni sulla Cnapi, la mappa che ha individuato 67 aree idonee per costruire il deposito dei rifiuti radioattivi. Alla Camera è passato. E siccome sul Milleproroghe si valuta la carta della fiducia, la strada pare spianata anche in Senato per il correttivo, primo firmatario il deputato di Articolo uno Federico Fornaro.

Dal 5 marzo il termine slitterebbe al 5 luglio e solo per quanto riguarda il deposito delle contro-deduzioni ai risultati dell’indagine di Sogin, che sulla base di 28 criteri ha individuato 67 località con le carte in regola per ospitare il deposito nazionale delle scorie, dislocate tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Dodici, tra le province di Torino, Alessandria e Viterbo, hanno ottenuto pieni voti. Dopodiché, stando all’emendamento Fornaro, anziché 120 giorni ce ne sarebbero 240 a disposizione per organizzare il seminario nazionale, un confronto aperto a tutte le parti in causa sul futuro dei territori in lizza per ospitare l’infrastruttura. Poi 30 giorni per altre osservazioni, prima di arrivare alla Carta delle aree idonee (Cnai), una rosa ristretta di candidati con cui Sogin e il governo avvieranno le negoziazioni per individuare l’indirizzo definitivo del deposito.

Il futuro dello smantellamento dell’atomo

Nel deposito saranno stoccati 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità e temporaneamente quelli ad alta intensità, in attesa che a livello europeo si costruisca un impianto centralizzato. Oltre alle scorie dalle ex centrali e da altri impianti della filiera dell’atomo, convergeranno nel deposito anche rifiuti ospedalieri e industriali. La costruzione durerà quattro anni e costerà 900 milioni di euro.

L’accordo sull’emendamento Fornaro in commissione Affari costituzionali e Bilancio alla Camera ha sintetizzato le proposte di proroga presentate al Milleproroghe da Movimento 5 Stelle, Liberi e uguali e Partito democratico anticipate a Wired all’indomani della pubblicazione della Cnapi lo scorso 5 gennaio. Se la diffusione della mappa all’inizio dell’anno è stata un fulmine a ciel sereno per gli addetti ai lavori, visto che se ne discuteva da 11 anni ma, a cinque anni dalla prima bozza e due dall’ultima revisione, era ancora nel cassetto dei ministeri responsabili, Sviluppo economico e Ambiente, figurarsi la reazione in piccoli borghi che del progetto non avevano che sentito un’eco lontana e si sono ritrovati con due mesi scarsi per rispondere punto per punto ad anni di indagini su condizioni geologiche, orografiche, insediamenti urbani, infrastrutture di trasporto condotte da Sogin per individuare l’area più sicura per il deposito. “Noi in 60 giorni dobbiamo analizzare quello che professionisti hanno fatto in anni”, aveva detto a Wired in precedenza corto Sergio Caci, primo cittadino di Montalto di Castro.

I Comuni, tuttavia, non sono rimasti con le mani in mano. Senza certezze sulla proroga delle scadenze, hanno premuto sull’acceleratore per chiudere i loro dossier entro marzo. “Stiamo preparando le relazioni. Mi è arrivata quella del geologo e stiamo facendo sintesi, settimana prossima faccio un incontro video con il legale”, racconta a Wired Ivana Gaveglio, sindaca di Carmagnola, 30 chilometri a sud di Torino e tra le aree con la valutazione migliore per Sogin. La prima cittadina aveva già contestato alcune valutazioni dell’azienda sull’idoneità del terreno identificato. “Ora abbiamo appurato che ci troviamo lungo una importante rotta aerea commerciale”, commenta la sindaca, “quindi a rischio incidente rilevante”. Un motivo di esclusione.

“Noi abbiamo inviato le prime osservazioni a Regione Sardegna, che poi le invierà a Sogin”, spiega a Wired Giovanni Daga, sindaco di Nuragus, nell’entroterra della Sardegna. Mentre Franco Gazzaniga, primo cittadino di Bosco Marengo, dove sorge uno degli impianti nucleari che Sogin ha smantellato al livello brownfield (con i rifiuti in sicurezza), ha inviato le sue contro-deduzioni nel dossier messo a punto dalla provincia di Alessandria. “E se il comitato Bosco libero dal nucleare intende mandarne altre, sono solidale”, aggiunge. Anche Puglia e Basilicata si sono mosse.

Via alle trattative

Da Sogin confermano che i primi documenti sono già arrivati. Se l’emendamento andrà in porto anche in Senato, i quattro mesi più potranno servire ai sindaci per rincarare le dose. Fino a lunedì 22 febbraio, per esempio, la società chiedeva di inserire contributi per un massimo di 1.500 caratteri e file fino a 20 mega (quest’ultimo limite a causa di standard della casella di posta elettronica certificata). “Se dobbiamo mandare una sintesi, dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto, la proroga neanche serve”, il commento di Daga. Dopo le lamentele dei sindaci Sogin ha allargato le maglie. Ora accetta commenti fino a 6.000 battute. E si possono inviare via raccomandata cd e dvd con documenti integrativi.

Per il deputato del Movimento 5 Stelle Giovanni Vianello, che ha scritto uno degli emendamenti per la proroga, servirebbe comunque concedere più tempo anche dopo il seminario: “La finestra è rimasta di 30 giorni”. E suggerisce di coinvolgere le università “per svolgere i costosi studi previsti, per esempio sulla caratterizzazione geologica”. Mentre Rossella Muroni di Liberi e uguali aveva proposto di allargare la consultazione anche ad associazioni e federazioni di categoria.

L’Italia è in ritardo sul progetto e non può rimandare la costruzione dell’impianto, che occuperà 150 ettari. Sarà composto da novanta costruzioni in calcestruzzo armato, dette le celle, che a loro volta conterranno i moduli in cemento, dove saranno collocati i contenitori di metallo con i rifiuti. Un sistema a matrioska per sigillarli per i successivi 300 anni. Sorgerà anche un parco tecnologico per la ricerca e lo studio sui rifiuti nucleari. I lavori impiegheranno quattromila persone e 700 l’impianto. Sogin ha un piano per lo smantellamento nucleare al 2035. Valore complessivo: 7,2 miliardi, di cui 2,3 nei prossimi 15 anni.

https://www.wired.it/attualita/ambiente/2021/02/24/deposito-scorie-nucleari-italia-cnapi-sogin/

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