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Per far crescere la democrazia seminare nel campo dell’istruzione, di Marta Cartabia

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 05/02/2020 09:54
Seminare nel campo dell’istruzione significa investire nei cittadini di oggi e di domani. Un nesso strettissimo lega il destino della democrazia e quello dell’educazione…

«Nelle forme e nei limiti della costituzione» è un frammento del primo articolo della Costituzione italiana che, dopo aver definito l’Italia come repubblica democratica, afferma che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Perché parlare di democrazia in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico di uno dei grandi atenei italiani, che offre percorsi di studio per ogni ramo del sapere: umanistico, tecnico-scientifico oltre che in ambito politico-sociale?

È anzitutto la memoria viva della ricchezza della vita universitaria che mi ha spinto a orientare la riflessione verso i fondamenti costituzionali della democrazia, nella convinzione che la vitalità di una democrazia dipende in grande misura dalla questione – in senso ampio – educativa, in cui le università svolgono un ruolo fondamentale. Non a caso il tema dell’istruzione – l’alfabetizzazione prima, l’accesso alla scuola di ogni ordine e grado poi, fino alla formazione universitaria – è stato da sempre tra le questioni fondative delle moderne democrazie, anche se, come è stato osservato di recente, il tema dell’educazione «è diventato, oggi, la cenerentola – economica e ideologica – delle grandi questioni, sociali, come se il futuro di un Paese non dipendesse innanzitutto da quanto – e come – si investe sulle proprie risorse umane».

Seminare nel campo dell’istruzione significa investire nei cittadini di oggi e di domani. Un nesso strettissimo lega il destino della democrazia e quello dell’educazione: questa è l’urgenza che si pone all’attenzione di tutti.

Siamo tornati a discutere molto di democrazia e siamo tornati a discuterne con toni preoccupati. Le democrazie costituzionali contemporanee sembrano attraversare una fase di crisi, come suggeriscono i numerosissimi studi sul tema, mostrano aspetti di fragilità, soprattutto sotto l’impatto dei nuovi media. Alcuni ipotizzano persino che si sia fatto ormai ingresso da tempo in una nuova fase, quella della postdemocrazia, secondo la fortunata espressione di Colin Crouch.

A questo proposito è bene ricordare che «crisi» non significa di per sé «declino». Come nei passaggi delle età della vita, attraversare una fase di crisi può introdurre a una più solida consapevolezza, a condizione che torniamo a porci le domande fondamentali e proviamo a rispondere a esse con risposte fresche, scevre da giudizi precostituiti, o da pregiudizi. L’epoca che attraversiamo è un’epoca di grandi trasformazioni di tutte le strutture democratiche.

L’avvento dei nuovi media ha determinato un impatto di proporzioni epocali sulle dinamiche democratiche. Il terremoto ha il suo epicentro nelle modalità di formazione dell’opinione pubblica. Su questo fronte si contrappongono due diverse linee di pensiero, che con una qualche semplificazione potremmo definire dei tecno-ottimisti e dei tecno-pessimisti.

I primi osservano che se è vero che una componente decisiva di ogni società democratica è data dalla libertà di informazione e di espressione del pensiero, allora le nuove tecnologie si presentano come «forze democratizzanti» (Robert Post). Vero è che la rete offre spazi inediti che per la diffusione di notizie, informazioni, opinioni di pubblico interesse così da presentarsi come uno strumento capace di ravvivare il dibattito pubblico.

All’ottimismo dei sostenitori della democratizzazione della società, che sarebbe stata indotta dalla potenza di una capillare tecnologia ora alla portata di molti, si contrappone il pessimismo dei tecno-scettici, di cui parla Yascha Mounk. Si evidenziano tre fondamentali pericoli per il cittadino, che si trova “solo” nella rete: la polarizzazione dell’opinione pubblica, la sua eterodirezione e la disinformazione.

Il cittadino in rete non incontra solo i suoi pari e i suoi simili. Le piattaforme tecnologiche non sono spazi vuoti o ambiti neutrali (Andrea Simoncini) e attraverso di esse il cittadino è esposto alla disinformazione e alle notizie false, dove sempre maggiore è la difficoltà a distinguere i fatti e le opinioni.

Oggi la verità di fatto è accolta con una ostilità assai maggiore che in passato, le verità di fatto anche pubblicamente conosciute sono frequentemente percepite come mere opinioni. Siamo in un contesto segnato dalla tendenza a trasformare i fatti in opinioni. Nelle parole di Hannah Arendt: «Fatti ed eventi sono infinitamente più fragili degli assiomi, delle scoperte e delle teorie».

Da un certo punto di vista, questi sono i problemi di sempre della democrazia e della politica: propaganda, informazione unilaterale, censura, estremismo, ideologia, fanatismo, pura e semplice falsità ci sono sempre stati nella vita politica.

Da un certo punto di vista, non c’è niente di nuovo sotto il sole: tuttavia, se si considera il potere e la potenza delle nuove tecnologie si può comprendere che questi problemi oggi avvengono in una dimensione nuova e a una velocità che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Grazie alla potenza delle tecnologie contemporanee, ai mass media, ai social, a internet, ai motori di ricerca ciò che viene pubblicizzato e propagandato – vero o falso che sia – «è molto più in vista che la realtà da sostituire» (Arendt).

Oggi come sempre, è sulla capacità di un pensiero libero e critico del cittadino, in ogni campo del sapere e del fare a cui ciascuno è chiamato, che si gioca la partita della democrazia. Questa affermazione, valida in ogni epoca, lo è ancor di più oggi in considerazione dello scuotimento tellurico che la diffusione dei nuovi media sta provocando non solo sul sistema dell’informazione, ma anche sulla stessa capacità di conoscenza del genere umano.

È vero che con gli sviluppi della tecnologia cresce l’informazione disponibile. E questo è una indiscutibile e straordinaria potenzialità della nostra epoca: news, enciclopedie, libri open access e intere biblioteche open source sono mezzi a disposizione di tutti, di valore inestimabile.

L’informazione disponibile cresce; ma non è detto che con essa stia crescendo anche la conoscenza delle singole persone.

La missione dell’università da sempre è stata più alta e più ampia. Chiamata anche, ma non solo, a elaborare e fornire dati, nozioni e informazioni; vocata anche, ma non solo, a offrire una pur necessaria formazione professionale: l’università non è solo fucina del «sapere». Tutto questo – pur essendo moltissimo – è solo «il vestibolo della conoscenza», come direbbe John Henry Newman, che al compito dell’Università ha destinato scritti ampi e importanti.

Nella vita della comunità universitaria, nei rapporti con i maestri e con i propri simili, ma soprattutto negli incontri con i propridissimili”, si amplia l’orizzonte della ragione, in un vero confronto con l’“altro da sé”, e si creano le premesse per un pensiero critico, libero e innovativo.

Di qui il grande compito democratico che l’educazione universitaria è chiamata a svolgere, che desidero esprimere ricorrendo di nuovo alle parole di Newman, con le quali vorrei congedarmi: «L’educazione universitaria è il grande mezzo ordinario per raggiungere un fine grande ma ordinario: essa si propone di elevare il tono intellettuale della società, di coltivare la mente del pubblico. […] È l’educazione che fornisce all’uomo una chiara e consapevole visione delle sue stesse opinioni e dei suoi stessi giudizi, un’autenticità nello svilupparli, un’eloquenza nell’esprimerli. […] Essa gli insegna a vedere le cose come sono, ad andare dritto al nocciolo, a sbrogliare pensieri confusi, a scoprire ciò che è sofistico e ad eliminare quello che è privo di rilievo. […] Gli mostra come adattarsi agli altri nella loro condizione mentale, come presentare ad essi la propria, come influenzarli, come sopportarli, come intendersi con loro».

È rimanendo sempre all’altezza di questo grande compito educativo che le università seguiteranno a dare il loro contributo essenziale alla democrazia, basata su una autentica sovranità popolare che si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

https://www.ilsole24ore.com/art/per-far-crescere-democrazia-seminare-campo-dell-istruzione-ACLRzgGB

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