Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Papa Francesco e la risposta (nei fatti) al dossier di Viganò su lobby gay e molestie, di Gian Guido Vecchi

Papa Francesco e la risposta (nei fatti) al dossier di Viganò su lobby gay e molestie, di Gian Guido Vecchi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 28/08/2018 11:28
Dopo le accuse, Bergoglio prosegue la linea di «tolleranza zero» voluta da Benedetto XVI, con norme più severe e centinaia di preti spretati dall’ex Sant’Uffizio…

Lo sguardo, anzitutto. Nel volo di ritorno da Dublino, mentre sulla lettera di Carlo Maria Viganò replicava ai giornalisti «non dirò una parola su questo, leggete voi attentamente e fatevi un vostro giudizio», papa Francesco aveva uno sguardo perfettamente sereno, appena un lampo di ironia. Chi è vicino a Bergoglio conosce bene questa serenità. Ne ha sentite ben di peggio, altro che i dossier curiali. Pure in Argentina se ne erano dette tante. Il sostenitore occulto di Videla, il provinciale della Compagnia di Gesù che ai tempi della dittatura militare non fece nulla e anzi era connivente. Padre «Pepe» di Paola, anni di servizio nelle baraccopoli delle «Villas miserias» di Buenos Aires, non se ne dava pace: «Ma perché non risponde, perché non dice a tutti la verità, così la smettono con queste menzogne?». Saltarono di nuovo tutte fuori al momento dell’elezione, le menzogne, e poi finirono in niente. Un bel libro del giornalista di Avvenire Nello Scavo, «La lista di Bergoglio», ha dimostrato con decine di testimonianze che il giovane provinciale aveva al contrario salvato almeno un centinaio di potenziali desaparecidos braccati dal regime militare, e non aveva mai detto niente. «Francesco non ha mai difeso se stesso dalle accuse. “Sa” che prima o poi la verità viene a galla», commentava ieri su Twitter padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica.

Ma non importa. Per Bergoglio, si fa notare, parlano e parleranno i fatti. A cominciare dall’ormai ex cardinale Theodore McCarrick, 88 anni, cui proprio Francesco ha imposto di rinunciare al cardinalato. Un gesto senza precedenti, quello del Papa. L’unico caso simile risale al 13 settembre 1927 e non riguardava abusi sessuali: il cardinale Louis Billot sosteneva il movimento protofascista e antisemita Action Française, condannato da Pio XI, e uscì dallo studio del Papa senza zucchetto né anello cardinalizio, «rinunciando» alla porpora.

Ma ci sono tante prime volte, in tema di lotta alla pedofilia, nel pontificato di Francesco. Bergoglio prosegue la linea di «tolleranza zero» voluta da Benedetto XVI, con norme più severe e centinaia di preti spretati dall’ex Sant’Uffizio, proprio la scelta di trasparenza che ha finito, paradossalmente, per funestare il pontificato di Ratzinger. Poco dopo l’elezione di Francesco, con la legge numero VIII del 13 luglio 2013, arriva un altro giro di vite e nell’ordinamento vaticano viene introdotto il reato specifico di «pedopornografia». Il Papa ha disposto pure che «il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede» ricada sotto la giurisdizione vaticana per essere processato.

Il 23 settembre 2014 viene arrestato in Vaticano l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, il polacco Jozef Wesolowski. È la prima volta che in Vaticano, per pedofilia, viene arrestato un arcivescovo. Wesolowski, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio, muore prima del processo. Ma è solo l’inizio. Da ultimo, il 23 giugno di quest’anno, il Tribunale vaticano ha condannato a cinque anni di reclusione per divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione di materiale pedopornografico» monsignor Carlo Alberto Capella, non uno qualsiasi: era consigliere di nunziatura a Washington, il numero tre della diplomazia vaticana negli Usa.

Del resto Francesco lo aveva detto: «Su questo problema non ci saranno figli di papà». Con un chirografo firmato il 22 marzo 2014, istituisce la pontificia commissione per la tutela dei minori e vi nomina anche alcune vittime di preti pedofili: la commissione ha il compito di proporre al Papa «le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa». Presieduta dal cardinale Sean O’Malley, nel caso incalza anche le conferenze episcopali troppo timide (come quella italiana) sulle linee guida antipedofilia imposte dalla Santa Sede a tutte le Chiese locali: il 14 febbraio 2016, ad esempio, chiarisce che c’è la «responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili» perché «come papa Francesco ha così chiaramente affermato, non devono essere tenuti segreti mai più». Tra le raccomandazioni c’è l’«accountability», la responsabilità dei vescovi. Il 4 giugno 2016, con il motu proprio «Come una madre amorevole», Francesco ha disposto che tra le «cause gravi» per la rimozione di un vescovo c’è anche la «negligenza»: va cacciato non solo chi abusa, ma anche chi copre. E le rimozioni cominciano. Certo «bisogna sempre rispettare la presunzione di innocenza». Se gli capita di sbagliare, Francesco lo ammette, chiede scusa e si corregge, come nel caso dei vescovi cileni. Il viaggio in Cile di gennaio è stato scandito dalle polemiche su Juan Barros, un vescovo accusato di aver coperto il prete pedofilo Karadima, uomo potente e protetto fin dagli anni di Pinochet. Da principio il Papa aveva difeso Barros «sono calunnie, non ci sono evidenze», ma poi ha disposto un’indagine affidata in febbraio all’arcivescovo Charles Scicluna: 64 testimoni sentiti a Santiago del Cile, 2.300 pagine, l’evidenza di una rete di coperture. Non gliel’avevano raccontata giusta. Così, il 18 maggio, Francesco ha convocato in Vaticano 34 vescovi del Paese e imposto a tutti di rimettere nelle sue mani il loro mandato — anche questo non era mai accaduto: un’intera conferenza episcopale —, riservandosi di valutare: ne ha già mandati via cinque. Francesco, d’altra parte, sa che repressione e procedure non bastano.

Nella sua «lettera al popolo di Dio» sulle «atrocità» e dei preti pedofili ha scritto che c’è da cambiare una mentalità chiusa, quel «clericalismo» che sta alla radice degli abusi di potere e dell’omertà. Per questo ha scelto di rivolgersi ai fedeli di tutto il mondo. «Quando si vede qualcosa, parlare subito», ripeteva domenica. Il problema sono le resistenze dall’interno. «La rabbia non finisce perché muore il cane», diceva ai cileni. «Il problema è il sistema».

 

https://www.corriere.it/esteri/18_agosto_28/chiesa-dossier-velenicosi-papa-fa-parlare-fattinella-lunga-battaglia-abusi-22505378-aa2d-11e8-bb57-056c6010fdbf.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?) è in spedizione.

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 15 maggio 2022.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 15 maggio 2022.

 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.