Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Papa: "Chiesa non è dogana, mai pesi inutili sulle vite delle persone”, di Paolo Rodari

Papa: "Chiesa non è dogana, mai pesi inutili sulle vite delle persone”, di Paolo Rodari

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 21/05/2020 16:49
Nel messaggio alle Pontificie Opere Missionarie il pontefice mette in guardia dai rischi dell'autoreferenzialità e dell'elitarismo: "Non complicare ciò che è semplice”…

"La Chiesa non è una dogana e chi in qualsiasi modo partecipa alla missione della Chiesa è chiamato a non aggiungere pesi inutili sulle vite già affaticate delle persone, a non imporre cammini di formazione sofisticati e affannosi per godere di ciò che il Signore dona con facilità. Non mettere ostacoli al desiderio di Gesù, che prega per ognuno di noi e vuole guarire tutti, salvare tutti".

Così, Papa Francesco, nel suo Messaggio per le Pontificie Opere Missionarie reso noto questa mattina. Bergoglio interviene su un tema decisivo nella vita della Chiesa, ricordando come la missione sia "opera dello Spirito Santo e non conseguenza delle nostre riflessioni e intenzioni". Dice: "È questo il tratto che può rendere feconda la missione e preservarla da ogni presunta autosufficienza, dalla tentazione di prendere in ostaggio la carne di Cristo - asceso al Cielo - per i propri progetti clericali di potere. Quando nella missione della Chiesa non si coglie e riconosce l'opera attuale ed efficace dello Spirito Santo, vuol dire che perfino le parole della missione - anche le più esatte, anche le più pensate - sono diventate come 'discorsi di umana sapienza', usati per dar gloria a sé stessi o rimuovere e mascherare i propri deserti interiori".

Francesco enuclea quelli che sono i tratti distintivi della missione della Chiesa. Essa è attrattiva: "Se si segue Gesù felici di essere attratti da lui, gli altri se ne accorgono", dice. La missione è anche "gratitudine" e "gratuità" e serve per "facilitare, non complicare". "Un cuore missionario riconosce la condizione reale in cui si trovano le persone reali, con i loro limiti, i peccati, le fragilità, e si fa "debole con i deboli", spiega.

"Gesù - dice il Papa in uno dei passaggi più significativi del testo - non ha incontrato i suoi primi discepoli sulle rive del lago di Galilea, mentre erano intenti al loro lavoro. Non li ha incontrati a un convegno, o a un seminario di formazione, o al tempio. Da sempre, l'annuncio di salvezza di Gesù raggiunge le persone lì dove sono e così come sono, nelle loro vite in atto. L'ordinarietà della vita di tutti, nella partecipazione alle necessità, alle speranze e ai problemi di tutti, è il luogo e la condizione in cui chi ha riconosciuto l'amore di Cristo e ricevuto il dono dello Spirito Santo può rendere ragione, a coloro che lo chiedono, della fede, della speranza e della carità. Camminando insieme con gli altri, al fianco di tutti. Soprattutto nel tempo in cui viviamo, non si tratta di inventare percorsi di addestramento "dedicati", di creare mondi paralleli, di costruire bolle mediatiche in cui far riecheggiare i propri slogan, le proprie dichiarazioni d'intenti, ridotte a rassicuranti 'nominalismi dichiarazionisti'".

Ogni slancio missionario, inoltre, "manifesta la predilezione per i poveri e i piccoli come segno e riflesso della preferenza del Signore verso di loro. Le persone coinvolte direttamente in iniziative e strutture missionarie della Chiesa non dovrebbero mai giustificare la loro disattenzione verso i poveri con la scusa - molto usata in certi ambienti ecclesiastici - di dover concentrare le proprie energie su incombenze prioritarie per la missione. La predilezione per i poveri non è per la Chiesa un'opzione facoltativa".

Nella missione ci sono anche delle insidie da evitare. Le elenca il Papa: l'autoreferenzialità, l'ansia di comando, l'elitarismo, l'isolamento dal popolo, l'astrazione, il funzionalismo. Sono insidie da sempre presenti e sulle quali occorre vigilare.

https://www.repubblica.it/vaticano/2020/05/21/news/papa_chiesa_non_e_dogana_mai_pesi_inutili_alla_vita_della_gente-257256747/?ref=RHPPLF-BH-I257257990-C4-P14-S1.4-T1

Azioni sul documento
  • Stampa
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in spedizione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria è in preparazione.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.