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Oltre 50 mila Homeless in Italia, di Giovanni Paradiso

creato da gianfrancoparadiso@alice.it — ultima modifica 17/09/2015 17:51
Risultano più di 50 mila i senza dimora presenti in Italia, questo il dato reso noto dall’Istat nel suo rapporto 2011. Si tratta del primo censimento eseguito sul fenomeno in Italia.

 

Risultano più di 50 mila i senza dimora  presenti in Italia, questo il dato reso noto dall’Istat nel suo rapporto 2011.
Si tratta del primo censimento eseguito sul fenomeno in Italia. La rilevazione  è riferita ai senza dimora che nei mesi di novembre e dicembre 2011 hanno utilizzato almeno uno dei 3.125 servizi (mense, accoglienza notturna) garantiti da 727 associazioni nei circa 160 comuni italiani più importanti. Il Rapporto ha tracciato l’identikit di uomini soli, under 45 con la terza media inferiore, il 90% di loro sono uomini. Solo il 28,3%  lavora mentre tra le donne la percentuale scende al 25,3%. La maggiore concentrazione si registra nel Nord e quasi il 60% è straniero. I due terzi prima di diventare senza dimora disponeva di una propria abitazione e solo il 7,5% di loro non ha mai avuto una casa.

Tra i servizi rivolti alle persone senza dimora quello più utilizzato è la mensa, nell’ultimo anno vi hanno fatto ricorso 9 persone su dieci. Il 71,2% si è rivolto a un servizio di accoglienza notturna, mentre il 63,1% al servizio docce e  igiene personale. Più  ridotte  appaiono le percentuali relative all’uso dei servizi di distribuzione medicinali e accoglienza diurna. Quasi la metà delle persone senza dimora ha utilizzato i servizi per l’impiego. Più diffuso tra gli italiani è invece il ricorso ai servizi sociali e sanitari.  Il motivo è rappresentato dal fatto che gli italiani risultano, in media, essere più anziani, tra di loro circa un quinto dichiara di versare in precarie condizioni di salute.

Secondo questo primo censimento, la perdita del lavoro costituisce il più rilevante evento nel percorso di progressiva emarginazione che sfocia nella  condizione di senza dimora, insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli e, in misura ridotta, alle cattive condizioni di salute. Il 61,9% delle persone senza dimora ha, infatti, perso un lavoro stabile, il 59,5% si è separato dal coniuge ed il 16,2% dichiara di stare male. La condizione di senza dimora non esclude di mantenere rapporti con la famiglia. E’ il caso di circa il 78,3% degli stranieri, anche se la metà di loro si limita a contatti via Internet o telefono e a contatti epistolari.

Il 18% delle persone senza dimora non ha alcuna fonte di reddito mentre risultano poco più del 28% quelli che hanno un lavoro. Ma si tratta di un lavoro a bassa qualifica(facchini, lavatori, manovali, braccianti, fornai), saltuario o a termine ed hanno una retribuzione media di circa € 347 ( un terzo guadagna meno di 100 euro e quasi un quarto oltre 500 euro). La maggior parte di loro vive grazie all’aiuto di parenti, amici o estranei (collette di associazioni di volontariato).

Oltre 6.200 le donne in strada,  il 43% di loro sono italiane   e  le  straniere  sono  risultate  in  prevalenza  di nazionalità rumena ed a seguire: ucraina, bulgara e polacca. Oltre un quarto di loro ha più di 55 anni, l’età media è di 45 anni, circa il 15% è senza dimora da 4 anni mentre solo una su 4 ha un lavoro.

I dati sinora illustrati inducono ad una riflessione profonda , lo stato sociale sta vivendo un momento particolarmente critico, da una parte gli Enti Istituzionali locali sono in preda ad enormi difficoltà per la contrazione delle risorse economiche a disposizione e per assicurare livelli essenziali di servizio sono costretti ad adottare provvedimenti impopolari che ricadono sulle piccole comunità  dall’altra le richieste di aiuto da parte di chi vive un momento di disagio sono sempre più frequenti. A questo si aggiunge una ulteriore stangata data ai ceti più deboli dal recente decreto sulla stabilità economica che ha ulteriormente colpito un notevole numero di famiglie del ceto medio.

Il quadro d’assieme del nostro Paese permane critico e per quanto si registrino quotidiane manifestazioni di solidarietà poste in essere dalle Caritas e dalla rete dell’Associazionismo di volontari, non deve sfuggire che L’italia, che siede al tavolo delle Grandi Potenze Economiche, non sia in grado di debellare la piaga degli homeless che comunque rappresentano solo lo 0,08% dell’intera popolazione, mentre una nutrita schiera della classe politica a cui, a vario titolo ed a vari livelli, è stata affidata la gestione del “bene comune” ha dimostrato brillanti doti nel depauperare risorse economiche pubbliche per soddisfare personali manie di vanità.

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