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Nostalgia di feste religiose, di Sergio Visconti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 09/07/2020 21:50
Dopo il tempo della chiusura a casa, delle Messe partecipate sui mezzi di comunicazione sociale e di massa, delle comunità che hanno faticato a ritrovarsi su piattaforme web, la mancanza della festa sarà un duro colpo al sentire comune di molti…

Quest’anno mancheranno le note delle bande musicali che allietavano le vie delle nostre città, suscitando nel cuore di molti sensi di nostalgia per un passato conosciuto attraverso i racconti di vita degli anziani, dei nonni. Si perderà nel vuoto dell’ordinario il senso di festa che i giorni dedicati al santo patrono producevano con il loro carico di emigrati tornati a condividere radici e cultura, rendendo più ricco di vita il reticolo delle strade cittadine segnate da archi di luminarie che infrangevano il buio della sera. Balconi e finestre pulsanti di vita, addobbati di drappi colorati, ricamati con lo stemma del santo patrono. 

E poi fiori tra le braccia delle donne che corrono in chiesa gioiose per un senso di grazie che invade il cuore per una grazia ricevuta: l’incontro col santo, con la Vergine santa specialmente, è calca di corpi che s’affannano per trovare un posto da occupare per levare preghiere e intessere misteriose relazioni di sguardi con la statua del santo. Meravigliosi scambi di parole pensate e pronunciate nel cuore. E gli uomini in fondo alla chiesa, se discretamente coinvolti dalla festa, o nervosamente presenti tra il presbiterio e l’aula dove sul fercolo addobbato risiede il simulacro del santo patrono.

Non solo in chiesa è la festa. Anche in piazza dove gli uomini con abito nuovo parlano d’altro per non farsi vedere troppo coinvolti mentre nel cuore alberga il senso della festa e gioiscono in maniera nascosta, silente, ma vera. E poi lo zucchero filato, le bancarelle e i bambini con i nonni o i genitori a fare gimcane tra giocattoli improbabili e oggetti inutili che diventano, però, necessari e devono essere acquistati: come l’immancabile pesce rosso che guizza nel sacchetto di plastica pieno d’acqua, inconsapevole di una sorte segnata. Tutto sa di festa e di grazia concessa: da Dio o dalla storia non importa. Tutto è festa che in un modo o in un altro riporta alle origini della fede professata ora con superficialità ora con consapevole responsabilità di impegno di vita. 

Quest’anno mancherà tutto questo e mancheranno le processioni. Qualcuno forse gioirà, pensando da purista della fede alla futilità di gesti che esprimono qualcosa di vuoto, di superato, di inutile nel Terzo Millennio cristiano. Mancherà, è vero, tutto ciò che pure di oscuro e poco limpido tende a ruotare attorno alle feste più importanti dove è anche facile guadagnare qualcosa. Mancheranno i fuochi pirotecnici, così contestati da molti perché considerati inutile spreco di soldi. Mancherà il senso della festa. 

E saremo più poveri, ancora meno capaci di sentire il senso della comunità, costretti a misure alternative di festa che le giovani generazioni interpretano vivendo il surrogato della movida quotidiana che illude sul senso di appartenenza. Mancherà al prete uno degli orizzonti più importanti da illuminare con le parole buone della fede e del Vangelo: la disponibilità di molti a sentirsi pronti a ricomporre liti familiari o a superare ruggini antiche tra amici; l’apertura del cuore a farsi, forse anche per un giorno, prossimo e vicinanza caritatevole; l’occasione di parlare di Dio senza che l’evento della morte incroci inevitabilmente le vite di tutti. 

Mancheranno le feste religiose nelle nostre città e nei nostri paesi: quelle segnate da profonda ed evidente pietà popolare che esprime una fede matura, e quelle che fanno fatica a scrollarsi di dosso pesanti fardelli di retaggi che della fede neppure un segno portano in sé. Mancheranno le nostre feste religiose e in molti faranno fatica a sentirsi parte viva di una comunità religiosa e cittadina. Dopo il tempo della chiusura a casa, delle Messe partecipate sui mezzi di comunicazione sociale e di massa, delle comunità che hanno faticato a ritrovarsi su piattaforme web, la mancanza della festa sarà un duro colpo al sentire comune di molti. Dovremo in molti resistere per tenere unita la comunità cittadina e la comunità di fede. Non tutto è scontato. Non tutto sarà scontato. Forse davvero nulla sarà come prima. Proprio per questa ragione occorrerà un supplemento di intelligenza e d’anima per andare avanti dopo che avremo vissuto un’estate senza le nostre feste religiose.

 

*[docente, consigliere diocesano di AC, Giardini Naxos, Messina]

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