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Noi del Rione Sanità, di Rosario Iaccarino

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 18:51
Il Rione Sanità, a Napoli, può vantare un notevole patrimonio di beni storico-artistici e culturali. Dal IV secolo a.c., infatti, ha ospitato la necropoli della Neapolis greca, e poi, nei secoli a venire, le Catacombe paleocristiane di San Gaudioso, San Severo, San Gennaro; inoltre è ricco di conventi e chiese, tra le quali spicca la Basilica di Santa Maria della Sanità, un gioiello barocco di inizio ‘600. Un tale giacimento culturale è rimasto sommerso per decenni e decenni, a causa dell’ignavia della popolazione locale, ma, soprattutto, per l’incuria e per il disinteresse delle istituzioni, se si pensa che, nel tempo,le Catacombe sono finite per diventare una sorta di discarica del vicino ospedale. Qualcuno afferma che la decadenza del Rione Sanità sia cominciata quando...

Il Rione Sanità, a Napoli, può vantare un notevole patrimonio di beni storico-artistici e culturali. Dal IV secolo a.c., infatti, ha ospitato la  necropoli della Neapolis greca, e poi, nei secoli a venire, le Catacombe paleocristiane di San Gaudioso, San Severo, San Gennaro; inoltre è ricco di conventi e chiese, tra le quali spicca la Basilica di Santa Maria della Sanità, un gioiello barocco di inizio ‘600. Un tale giacimento culturale è rimasto sommerso per decenni e decenni, a causa dell’ignavia della popolazione locale, ma, soprattutto, per l’incuria e per il disinteresse delle istituzioni, se si pensa che, nel tempo,le Catacombe sono finite per diventare una sorta di discarica del vicino ospedale.

Qualcuno afferma che la decadenza del Rione Sanità sia cominciata quando Gioacchino Murat, Re di Napoli, nel 1809, facendo edificare una sopraelevata per collegare via Toledo con la Reggia di Capodimonte, dimora reale dei Borboni, avrebbe tagliato fuori il quartiere dal resto della città, condannandolo a un isolamento che avrebbe poi favorito lo sviluppo della criminalità organizzata e dell’illegalità. Questo stigma - non certo infondato visto le guerre di camorra di cui il quartiere è stato teatro negli anni ottanta e novanta - ha tuttavia marchiato indelebilmente il Rione, grazie anche all’immagine a senso unico veicolata dai mass-media, alimentando così un’auto rappresentazione parziale e solo negativa del quartiere, diventate una vera e propria zavorra. Finché, all’inizio degli anni duemila,l’iniziativa del parroco, padre Antonio Loffredo, e dei giovani del quartiere più sensibili e desiderosi di un profondo cambiamento,ha cominciato a prospettare la possibilità di un destino diverso. Proprio ri-partendo dal territorio. Dal restauro delle Catacombe e dalla valorizzazione dei tesori storico-artistici locali, con il supporto dei talenti dei giovani del posto, con le risorse finanziarie di alcune fondazioni e con l’apporto di autorevoli professionisti. Così è nato un microcosmo economico che oggi ruota attorno al turismo (migliaia di presenze nell’anno per la visita alle Catacombe), e che ha fatto da volàno – creando impresa e lavoro - a un’attività economica sviluppata in forma cooperativa che, oltre all’accoglienza turistica, si è via via arricchita di altri presidi, soprattutto a carattere socio-educativo, riguardanti sia l’accoglienza e la cura di giovani e famiglie in difficoltà, sia attività musicali e teatrali proposte come luoghi di formazione e di integrazione sociale. Nell’arco di dieci anni, il Rione Sanità ha iniziato la sua rinascita: unastoria diventata racconto nel libro scritto da padre Antonio Loffredo, dal titolo Noi del Rione Sanità. La scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi[1],uscito recentemente per i tipi di Mondadori. Leva di questa straordinaria esperienza è l’aver rigettato il marchio ignominioso appiccicato addosso al quartiere, diventato ingombrante e paralizzante, capace di cristallizzare in chiave deterministica la realtà. Di fronte a questa barriera spessa, innanzitutto culturale, padre Antonio e i suoi ragazzi hanno proposto attraverso le pratiche di nuova cittadinanza sociale l’invito a opporre “l’Imprevedibile all’inevitabile”; una prospettiva che se per un credente ha anche una dimensione di fede, in senso generale ha un portato culturale rivoluzionario, in particolare in zone segnate da fatalismo e assistenzialismo.

Decisiva nell’avviare il cambiamento, è stata la cura delle giovani generazioni, sollecitate da padre Antonio a liberarsi dall’asfissiante cappa culturale che ha da sempre avvolto il Rione, quindi a viaggiare e a formarsi all’estero,e a conoscere altri stili di vita. Chi non vuole diventare manovalanza della camorra e vivere in eterno miez’ ‘a via, come si dice a Napoli, ossia nell’illegalità e oltre, deve avere il coraggio di staccarsi dal mondo adulto e dai suoi schemi, deve tradirlo, imboccando percorsi alternativi a quelli della famiglia d’origine. Una scelta tutt’altro che facile, soprattutto se si rimane da soli di fronte ad essa. Ma l’esperienza realizzata al Rione Sanità ha in questo senso inaugurato anche un modo nuovo di vivere la relazione tra le persone – di aiuto reciproco, di ri-comprensione ed elaborazione comune dell’esistenza, di progettazione del futuro – una condizione che per molti giovani è indispensabile per uscire dall’isolamento e poter scalare quella montagna spesso altissima che è il contesto familiare-familistico. La forza della comunità è capace di accrescere il senso critico dei giovani e aprire strade concrete di affrancamento dai condizionamenti. Se poi la relazione tra le persone produce anche valore economico – ossia la creazione di impresa legale e lavoro –in aree sociali come il Rione Sanità, le organizzazioni criminali ricevono un duro colpo, perdendo quella rappresentanza e quel ruolo importante che hanno assunto nel tempo nella distribuzione del reddito e delle opportunità e che le conferiscono quel riconoscimento sociale che le aiuta a prosperare.

Dal 2001 ad oggi, grazie a padre Loffredo e ai suoi ragazzi,nel Rione Sanità hanno preso piede tanti progetti, e i risultati sono inimmaginabili, pensando alle condizioni di partenza. Il lavoro nel Mezzogiorno, come dimostra anche l’esperienza del Rione Sanità,può nascere con i nuovi bisogni di cura della persona e con la tutela dei beni comuni, a patto che si abbiano delle idee e si sappiano attirare e utilizzare le (scarse) risorse disponibili in chiave progettuale, uno dei veri limiti delle istituzioni meridionali.Spesso, infatti, più che le disponibilità finanziarie,scarseggiano le capacità di fare impresa, le professionalità, le idee,e la capacità di fare incontrare domanda e offerta.Le cooperative nate nel Rione Sanità dimostrano che in alcuni casi è addirittura l’offerta che può influenzare la domanda, creando spazi inediti – nuovi mercati - per generare impresa e lavoro. Responsabilità, cooperazione, fiducia sono peraltro ingredienti di un modello economico che proprio da Napoli, nel 1700, ha avuto un impulso straordinario con il pensiero sull’economia civile dell’abate Antonio Genovesi, per il quale lo scopo ultimo dell’economia non è la ricchezza, ma la felicità pubblica.L’esperienza di padre Antonio Loffredo e dei suoi ragazzi ha un forte valore in sé, per ciò che fino ad oggi ha prodotto, specialmente in un contesto difficile come quello del Rione Sanità. Ma, soprattutto ha un valore simbolico straordinario ed è un segno dei tempi profetico perché indica che dalla crisi epocale che stiamo vivendo, che non è soltanto economico-finanziaria, si può uscire solo assumendo una responsabilità nella cura di sé, degli altri, dell’ambiente, del territorio, dando vita a un legame fecondo tra le persone, generativo di valore, sociale ed economico.

 


[1] A. Loffredo, Noi del Rione Sanità. La scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi, Mondadori 2013 -

http://www.cercasiunfine.it/interagendo/recensendo/Noi_del_Rione_Sanita#.Up717sTuIWc

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