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Nichi Mucciaccia: un amico al servizio del bene comune, di Roberto Savino

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 18:34
In Nichi Muciaccia c’è un filo rosso che lega questi tre momenti...

In Nichi Muciaccia c’è un filo rosso che lega questi tre momenti.

Da un canto, il ruolo istituzionale da lui svolto come Presidente della Circoscrizione di Bari Madonnella, realizzando così il sogno di molti della democrazia di massa teorizzata da Pietro Ingrao, cioè di una democrazia capace di creare un fecondo intreccio fra forme di democrazia di base e istituti della democrazia delegata, fra partecipazione dal basso e sintesi dall’alto, unica risposta all’attuale crisi della rappresentanza politica.

Dall’altro, l’impegno di una vita come avvocato della CGIL e delle classi lavoratrici, soprattutto per l’attuazione effettiva dello Statuto dei diritti dei lavoratori e della Costituzione, che finalmente entrava nelle fabbriche.

Instancabile nella tutela della salute nei luoghi di lavoro, egli in proposito ricordava sempre con legittimo orgoglio la vertenza a favore dei lavoratori della Fibronit e custodiva gelosamente il libro bianco della CGIL con i relativi atti processuali.

Dall’altro ancora, “la lotta per il diritto”, per usare le parole di Jhering, per una riforma della giustizia che avesse al suo centro l’indispensabile collaborazione, nella reciproca autonomia, fra avvocati e magistrati, nella consapevolezza che, come diceva Calamandrei, “il segreto della giustizia sta in una sua sempre maggiore umanità, in una vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta comune contro il dolore: infatti il processo, e non solo quello penale, di per sé è una pena, che giudici e avvocati devono abbreviare rendendo giustizia”.

Finalità che ha sempre perseguito, sia come segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, sia nella Commissione giustizia del PCI, sia nelle associazioni Diritti e poteri e Osservatorio barese sulla giustizia e nel Centro Studi di diritto del lavoro “Domenico Napoletano”.

E’ arduo condensare in una breve nota tutti gli aspetti della sua complessa personalità.

Tra i tratti più salienti, ciò che colpiva di Nichi, in primo luogo, era la sua straordinaria umanità, il suo diuturno sorriso in grado di mettere a proprio agio qualsiasi interlocutore.

Egli -come un novello Totò da lui tanto amato- aveva la capacità di individuare subito l’aspetto faceto delle  persone e delle cose, ma lo faceva con una grazia tutta sua, con un tocco lieve senza ferire mai nessuno, anzi rivolgendo spesso la sua arguzia contro se stesso.

Era uno spirito di un’irresistibile simpatia umana capace di disperdere attorno a sé ogni eventuale sentimento di odio o di invidia.

Nel rapporto con gli altri era un modello, non solo di correttezza che sarebbe poco, ma soprattutto di delicatezza e gentilezza.

In secondo luogo, l’intuito: fu il primo a credere nella candidatura a Sindaco di Bari di Michele Emiliano e poi in quella a Presidente della Regione Puglia di Nichi Vendola, e nel vasto movimento di cittadinanza attiva, che le ha sostenute, dando origine a quella che è stata definita la “Primavera pugliese”, la quale, pur con qualche contraddizione, ha certamente rappresentato un momento di svolta e di profondo rinnovamento della nostra Puglia.

In terzo luogo, la sua leggerezza pensosa, che non era frivolezza o superficiale inconsistenza, ma, come nelle Lezioni americane di Italo Calvino, capacità di sfidare la gravità, “la pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo”. Come Cosimo, nel  romanzo di Calvino “Il barone rampante”, Nichi era un campione di leggerezza, che sfidava la pietrificante razionalità del reale.

Come “il barone rampante” egli sapeva vivere sugli alberi, ma a differenza di lui aveva solide radici ed appoggio  negli affetti familiari: della moglie Alba, dei suoi genitori Francesco e Idea, dei suoi gioielli Checco e Fulvio, del fratello Aldo, degli zii Fulvio e Maria a cui era legatissimo.

Come “il barone rampante” Nichi elaborò e sognò per Bari ed il suo amato multietnico quartiere Madonnella (sono parole del romanzo) “un progetto di Costituzione repubblicana con dichiarazione dei diritti degli uomini, delle donne, dei bambini, degli animali domestici e selvatici, compresi uccelli, pesci e insetti e delle piante sia d’alto fusto sia ortaggi ed erbe”.

Infine la sua generosità. Don Milani ammoniva: “Fa’ strada ai poveri senza farti strada”.

Nichi ha saputo essere fedele a questo monito, servendo i ceti più deboli e dando voce a chi non aveva voce, senza servirsene per costruire carriere professionali o politiche.

A lui si attagliano esattamente queste parole di Piero Calamandrei che sembrano scritte per l’avv. Nichi Muciaccia: “Molte altre professioni possono farsi col cervello e non col cuore, ma l’avvocato no. L’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico. L’avvocato deve essere, prima di tutto, un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé e assumere su di sé i loro dolori, e sentire come sue le loro ambasce. E insieme bisogna che sia un ottimista, che creda nella giustizia degli uomini, e insieme nella forza della ragione, capace di farsi intendere agli uomini che devono giudicare.

L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione, di carità. Nel suo cuore, l’avvocato (come il giudice) deve metter da parte i suoi dolori, per far entrare i dolori degli altri…..L’avvocatura non è una professione facile; può essere un mestiere, può essere un apostolato. Può essere un tormento ma può essere una felicità. Vita faticosa, vita combattuta: ma se uno si convince che l’unico conforto della vita così breve è quello di prodigarsi per gli altri, allora l’avvocatura è una professione invidiabile e felice.”.

Grazie Nichi per l’umanità che ci hai donato, per le infinite risate che ci ha regalato.


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