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Mondragone: schiavi, non untori, di Roberto Saviano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 27/06/2020 09:28
Il populismo dirà che la diffusione del virus è determinata dall'occupazione abusiva degli immigrati, ma sarebbe accaduto lo stesso se si fosse trattato di lavoratori italiani a vivere in quelle condizioni…

Il sud Italia è una polveriera. Terra con il più alto tasso di dispersione scolastica, terra di disoccupazione endemica e di lavoro nero. Quello che sta accadendo a Mondragone è in sintesi la situazione di un pezzo di Paese, che vede nell’emigrazione la sola possibilità di realizzazione e nell’utilizzare gli immigrati l’unica strada per continuare a produrre. Le pandemie radicalizzano le contraddizioni esistenti, non le generano. I lavoratori bulgari contagiati a Mondragone vivono in palazzine occupate abusivamente e sono parte di quella infinita manodopera che lavora nelle campagne meridionali senza diritti, spesso senza contratti, senza nessuna sicurezza. E quando viene tolta la sicurezza del diritto e della salute a una parte della comunità, nessuno è al sicuro.

Aver sempre considerato gli immigrati alla stregua di usurpatori e non lavoratori ha lasciato proliferare sacche di illegalità connesse al lavoro nero e allo sfruttamento; facile in questo caso dire che gli untori sono gli stranieri, gli invasori, gli immigrati, le famiglie dei lavoratori bulgari accusate di uscire per continuare a lavorare. Come credete possano continuare a campare? Quali potrebbero essere gli ammortizzatori sociali per quelle famiglie se il lavoro si ferma? Da qui nasce la paura. Delle palazzine ex Cirio – nate con il progetto, di molti e molti decenni fa, di trasformare Mondragone nella capitale mondiale della mozzarella, un luogo di rinascita agricola – cosa rimane? Sfruttamento, emarginazione, mancanza di tutele. Ma davvero qualcuno pensa di potersi arrogare il diritto di pensare, e magari di dire, che quei lavoratori stranieri non dovrebbero essere lì? Ma davvero riusciamo a distrarci dalla vera domanda? Chiediamoci piuttosto se sia tollerabile lavorare come schiavi. E diamoci una risposta.

Il populismo più becero dirà che la diffusione del virus è determinata dall’occupazione abusiva da parte di immigrati, ma sarebbe accaduto lo stesso se si fosse trattato di lavoratori italiani a vivere in quelle condizioni di lavoro, con quelle paghe. Anzi, sappiamo bene che ci sono territori in Italia in cui ancora i numeri della pandemia destano preoccupazioni e non ci sono palazzine occupate abusivamente, ma un comparto produttivo che non si è mai fermato del tutto, che non si è mai fermato davvero.

Due erano le possibilità sul tavolo quando i numeri del Covid iniziarono ad aumentare significativamente: una gestione etica della pandemia e una gestione economica. La gestione etica si sarebbe posta come obiettivo quello di salvare vite, tutte le vite possibili. La gestione economica avrebbe, suppongo, dovuto prevedere una chiusura a zone, valutando le peculiarità di ciascun territorio. In Italia c’è stata una chiusura spuria, ma non dichiarata in questi termini.

Abbiamo creduto si fosse scelto l’approccio etico, ma poi abbiamo scoperto che laddove c’erano maggiori contagi, le aziende per sopravvivere non avevano mai smesso di produrre. Ora sta emergendo una nuova verità, una verità che molti avevano previsto: dove non ci sono diritti il virus si propaga e travolge tutto. I lavoratori stranieri contagiati nel mattatoio Tönnies in Germania che vivono ai limiti dell’umana sopportazione, i braccianti stranieri che lavorano in Italia nelle terre del Nord, del Centro e del Sud trattati come schiavi, sono la testimonianza che abbiamo venduto l’anima al profitto. E l’abbiamo venduta sul serio perché prima ancora di pensare che ci sia una correlazione tra pandemia e immigrazione, dovremmo ammettere che ciò che accade non è legale, che non è giusto e che non deve accadere più.

Non ci possiamo arenare sulla provenienza di chi è vittima, dobbiamo lavorare per sottrarre le vittime ai loro carnefici. Salvo poi scoprire che i carnefici siamo noi. Sì, perché l’Occidente avanzato e produttivo schiavizza gli immigrati, confinandoli nell’illegalità e dunque nella assenza dei diritti essenziali.

Quello che accade a Mondragone è il Covid ad averlo determinato? Chi in questi mesi – sarebbe meglio dire anni, decenni – ha fatto campagna elettorale sui lavoratori immigrati comunitari ed extracomunitari, chi non ha gestito seguendo la bussola del diritto l’economia che si nutre di lavoro straniero sottopagato e spesso privo di tutele, ha di fatto creato le condizioni perché tutto virasse al dramma. Integrare, nel caso di lavoratori stranieri comunitari, e regolarizzare e integrare, nel caso di lavoratori stranieri extracomunitari, significa dare documenti e quindi censire, significa fare in modo che possano esserci contratti di lavoro e di affitto, significa permettere di controllare la salute del lavoratore, significa attivare una rete di garanzie e ammortizzatori sociali, significa sottrarre alla costrizione del lavoro anche quando positivi al virus, significa sottrarre alla schiavitù e ai caporali.

E gli abitanti di Mondragone? A loro chi ci pensa? Già la sento la domanda… ma è una domanda scorretta perché ha l’unico obiettivo di armare persone le une contro le altre. Eppure capisco che sia difficile sottrarsi a questa propaganda perché è sottile, è continua e soprattutto è ovunque. E sembra far dimenticare l’evidenza, e cioè che quei lavoratori sono essenziali alle campagne, che senza di loro le bufale affogherebbero nella merda e nell’incuria. Protestare si può e si deve, ma per le condizioni di quei lavoratori, insieme a quei lavoratori e non ora, ma molto tempo fa.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/06/26/news/schiavi_non_untori-260194939/

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