Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Modelli di giustizia climatica, di Paolo Mieli

Modelli di giustizia climatica, di Paolo Mieli

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 12/11/2021 09:17
Cop26 passerà alla storia per il ruolo che hanno avuto le donne. Le attiviste come Greta Thunberg e Vanessa Nakate, ma anche alcune rappresentanti istituzionali…

È probabile che Cop26, il vertice sul clima che si sta per concludere a Glasgow, passerà alla storia per il ruolo che in esso hanno avuto le donne. Anche quelle che hanno partecipato fuori dalle sale in cui si è tenuto il summit. Più di tutte le altre, Greta Thunberg che ha puntato l’indice contro i partecipanti all’incontro accusandoli di essere null’altro che specialisti in chiacchiere. E che, prima ancora di conoscere le risoluzioni definitive, ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per chiedergli di dichiarare il surriscaldamento terrestre come emergenza globale «livello 3», la più alta che si possa concepire. 

Una sua seguace, l’attivista ugandese Vanessa Nakate ha messo in imbarazzo l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama addebitandogli di aver promesso nel 2009 («quando io avevo tredici anni», ha tenuto a precisare) cento miliardi di dollari per la lotta al cambiamento climatico. E di non essersi poi dato cura di mantenere l’impegno. Greta e le altre sono state coprotagoniste della Conferenza mondiale sul clima. Forse anche qualcosa di più. La Thunberg e le sue coetanee, ha scritto su Repubblica Michela Marzano, incarnano la capacità delle donne di essere «resilienti» (un termine che, ad ogni evidenza, ci accompagnerà ancora per un lungo tratto di strada). Non nel senso che «accettano e tacciono», dice Marzano, ma in quello vero e profondo della parola «resilienza»: «affrontare e superare le difficoltà e le avversità della vita senza mai adattarsi alle situazioni». Sono ragazze che hanno a cuore la cosiddetta «etica della cura».

Ma un ruolo di rilievo lo hanno avuto anche le donne invitate a partecipare alla riunione internazionale. Alexandria Ocasio-Cortez è stata la più vivace tra quella ventina di delegate e delegati giunte a Glasgow nella squadra statunitense guidata da Nancy Pelosi. Ocasio-Cortez ha polemizzato (fin dalla partenza per la Scozia) con alcuni suoi colleghi — maschi, si presume — rei di aver deciso di non viaggiare in compagnia della delegazione ufficiale Usa, bensì con il sostegno di sponsor privati. Sponsor privati che «qualcuno», ha insinuato, «può sospettare siano legati a interessi di aziende del settore dei combustibili fossili». Poi, senza aver avvertito la necessità di corroborare quei sospetti, è passata oltre e ha pubblicamente rilanciato la teoria della «correlazione tra la crisi climatica e la disparità di genere». 

Nel senso, già messo in evidenza dalla sudanese Balgis Osman-Elasha, che le donne, rappresentando la parte più cospicua dei poveri del pianeta, sono le più esposte alle conseguenze del cambiamento climatico. O che — come ha argomentato la premier scozzese Nicola Sturgeon (ne ha parlato su queste pagine Sara Gandolfi) — è donna l’80% degli sfollati per colpa del cambiamento climatico. 

Ma Ocasio-Cortez ha voluto aggiungere qualcosa di meno generico. Negli Stati Uniti, ha rivelato, «le donne indigene vengono uccise o scompaiono continuamente». C’entra qualcosa con i mutamenti climatici? Sì, secondo lei, perché «questo succede vicino a siti di estrazione di combustibili fossili». E sarebbe in prossimità di quei siti che accade qualcosa di misterioso: «Le donne indigene che protestano o che cercano di esprimere un dissenso vengono minacciate o fatte scomparire». 

Ne discende, sempre secondo Ocasio-Cortez, che «la giustizia climatica si otterrà solo con la giustizia di genere, con la protezione delle comunità delle culture indigene». Comunità che «come voi ben sapete», ha aggiunto, «sono spesso matriarcali». Dopodiché la deputata radicale di New York ha indicato un esempio di «percorso alternativo» per «perseguire la giustizia climatica». Il modello proposto da Ocasio-Cortez è quello del movimento di protesta Dakota Access guidato dalla «nazione dei Lakota Sioux», provenienti dalla riserva di Standing Rock. Movimento a cui lei stessa ha partecipato. E che, nel marzo 2020, ha vinto un’importante battaglia con la sentenza di un tribunale federale di Washington che bloccava i lavori della pipeline.

Un discorso di un qualche fascino e di un qualche interesse. Sfuggono al momento, anche per la complessità del tema, gli ulteriori passaggi per indurre il mondo intero a rallentare il riscaldamento del pianeta. Vale a dire come il «metodo Ocasio-Cortez» possa rendere più agile la corsa verso gli obiettivi che l’umanità rappresentata al palazzo di vetro delle Nazioni Unite si è faticosamente prefissata. Anzi a volte si può avere l’impressione che alcune donne, giovani e adulte, non si sottraggano al «blablabla» da Greta rinfacciato ai grandi del mondo. Va detto anche, però, che non tocca a lei e alle altre come lei dare indicazioni puntuali. Dal momento che possono avvalersi della «felice» condizione in cui la protesta non ha da essere altro che protesta.

Ma — se volessero — qualche passo avanti lo potrebbero fare pur restando entro il recinto di chi non ha responsabilità di governo. Lo storico Niall Ferguson ha fatto notare che dal 2003, l’anno in cui è nata Greta Thunberg, la Cina si è resa responsabile di due terzi dell’aumento di emissioni di Co2 nel mondo e del 93% di quello del consumo di carbone. Ecco, se, ad esempio, riuscissero a coinvolgere anche qualche coetanea resiliente che abita a Pechino o che appartiene alla popolazione indigena dello Xinjiang, questo darebbe maggior corpo alle loro pur suggestive indicazioni.

https://www.corriere.it/editoriali/21_novembre_11/glasgow-obiettivi-dubbimodellidi-giustizia-climatica-c14e8052-4323-11ec-84b2-370e2b694419.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , , ,
La Vignetta, di Martina Losito

"Il bene più prezioso"

Vignetta di Martina Losito 

*Martina Losito, studentessa di ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano.

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 124
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Pianeta che vogliamo

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  è in preparazione. 

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?). Tc

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 28 febbraio 2022.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.