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Migrantes, diritto d'asilo: il lockdown ha paralizzato pratiche e speranza, di Raffaele Iaria

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 04/12/2020 17:59
In Italia, tra gennaio e settembre, i richiedenti sono stati due terzi di quelli registrati nel 2019; in Europa, s'è registrata una diminuzione del 31 per cento. «Non vogliamo vedere l’Unione europea e il nostro Paese come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un Paese diverso», ha detto monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes…

Tra il 2019 e il 2020 abbiamo visto gli effetti delle politiche “poco solidali verso i richiedenti asilo e i rifugiati sia nell’Unione Europea che nel nostro Paese, mentre nel frattempo la pandemia del Covid-19 faceva chiudere ancora di più le frontiere e portava, se possibile, maggiori ostacoli e difficoltà per chi si trovava comunque nella situazione di dover lasciare la propria casa”. E’ quanto si legge nell’introduzione al Report 2020 “Il Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes presentato il 3 dicembre in video conferenza. 

A giugno del 2020, quando sono stati resi pubblici i dati dell’Unhcr su sfollati e rifugiati nel mondo, si è avuta – si legge nel testo introduttivo a firma del direttore generale Migrantes, don Giovanni De Robertis e di Cristina Molfetta – “la conferma di quello che in molti temevamo, ovvero che il loro numero non era mai stato così alto dopo la seconda guerra mondiale”. Quasi 80 milioni di persone, in fuga dalle loro case, di cui quasi 46 sfollati interni, cioè ancora dentro i loro paesi, ma in regioni diverse, “mentre i rimanenti rifugiati e richiedenti asilo continuavano a trovarsi soprattutto nei paesi vicino alle zone di conflitto o di forti tensioni”.

La situazione dei migranti che giungono in Europa via mare attraverso il Mediterraneo centrale e le risposte di alcuni governi dell’UE nel 2020 hanno messo in evidenza come la pandemia di Covid-19, una dura prova per tanti Paesi, abbia fornito allo stesso tempo anche i pretesti per una serie di misure “difensive”. Infatti, spiega il report, con l’Europa già alle prese con la "seconda ondata" della pandemia di Covid 19 il mondo è entrato nell’autunno 2020 in una situazione preoccupante per richiedenti asilo e rifugiati in cerca di un Paese sicuro. A fine settembre, solo 24 Paesi risultano senza restrizioni all’ingresso correlate al Covid-19. 

Alle frontiere con l’Europa, secondo dati provvisori – fanno sapere i ricercatori, sono stati circa 72.500 gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati fra gennaio e settembre 2020: - 21%  rispetto allo stesso periodo 2019. Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con “cifre incomparabilmente inferiori” rispetto al 2015 dell’“emergenza migranti” europea. Negli ultimi mesi, tuttavia, nell’Atlantico si sono moltiplicati gli arrivi alle Canarie, territorio spagnolo. Sempre fra gennaio e settembre, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti/dispersi in mare e 76 in percorsi via terra.

Il volume di circa 400 pagine (curato da Cristina Molfetta e Chiara Marchetti), evidenzia anche che in questo 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione Europea (196.620 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno, - 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato  le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera. Nel 2019 l’Ue  a 27 Paesi ha registrato 612.685 richiedenti asilo per la prima volta (+ 12% rispetto al 2018). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma se si guarda ai richiedenti per milione di abitanti, con 580 per milione “siamo sotto la media europea di 1.371 per milione”. Nel 2019 l’Ue ha garantito protezione a 295.785 persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria). Ma le percentuali di riconoscimento di uno dei 3 benefici sul totale dei richiedenti esaminati sono rimaste molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale”.

E in Italia? Da noi, il tasso di riconoscimento in prima istanza, 20%, è sotto la media europea. In Italia i richiedenti asilo sono attualmemnte “ai minimi” degli ultimi anni, anche per il lockdown per la “prima ondata” di Covid-19, che ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16.855 richiedenti (dato provvisorio), due terzi rispetto allo stesso periodo 2019. Ed entrando nel tema della pandemia, malgrado le difficoltà, il numero di casi positivi di coronavirus riscontrati nei centri d’accoglienza è stato basso. “Focolai significativi  sono scoppiati soprattutto in grandi CAS o in strutture per senza dimora, a conferma della necessità di riformare il sistema d’accoglienza a favore dell’accoglienza diffusa”. In Italia, a fine settembre, erano presenti, nei servizi di accoglienza, circa 82.100 persone: per trovare un valore più basso occorre risalire al 2014, subito prima della grande “emergenza migranti” europea del 2015. 

Rispetto al valore massimo di fine 2017 (quasi 184.000 persone), oggi l’accoglienza si è più che dimezzata. Fra i “luoghi di accoglienza” nel 2020 sono da inserire anche le discusse navi quarantena anti Covid-19. A fine settembre erano cinque, con oltre 2.200 migranti a bordo. Nonostante tutte le difficoltà, rileva il report, il numero di casi positivi di coronavirus riscontrati nei centri d’accoglienza è stato basso. Il report dedica poi un focus alla rotta balcanica e alle diffuse prassi di respingimento dai Paesi Ue verso quelli non Ue, “attuate in modo violento e ricorrendo a procedure interamente extra legem”.

Nel Rapporto anche una storia significativa, quella di una madre e una bambina somale. Nimco, la madre, è fuggita dalla follia misogina di Al-Shabaab. Donna, nubile e membro di un clan minoritario, era un bersaglio ideale per gli integralisti: l’hanno minacciata, ordinandole di trasferirsi a vivere con il padre di sua figlia Ayaan, le hanno ucciso il fratello e sequestrato il padre. Ma lei si è ribellata, a costo di lasciare la bambina ai familiari. Ha accettato umiliazioni in Etiopia, le violenze dei trafficanti in Sudan, i pericoli del mare e una traversata “irregolare” dall’Egitto, fino a quando in Italia le è stato riconosciuto lo status di rifugiata. Qui ha potuto ricongiungersi con la piccola Ayaan.

“Non vogliamo vedere l’Unione europea e l’Italia come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un Paese diverso, ma  vogliamo che questo continente e questo Paese siano abitati da persone che testimonino concretamente, con politiche e pratiche, i valori fondamentali”, ha detto monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, durante la presentazione introdotta da un saluto del segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo. Ancora una volta – afferma don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes –, l’augurio è che Il diritto d’asilo. Report 2020 possa aiutarci tutti a costruire un sapere più fondato rispetto a chi è in fuga e arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese. E che possa aiutarci a restare ‘umani’, a essere concretamente vicini a chi è più in difficoltà”.

 

https://www.famigliacristiana.it/articolo/migrantes-diritto-d-asilo-il-lockdown-ha-paralizzato-pratiche-e-speranza-.aspx

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