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Mes, un populismo obbligato alla virata europeista, di Massimo Franco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 14/10/2020 09:59
Metamorfosi obbligata per Movimento Cinque Stelle e Lega che rimangono accomunati dalla logora bandiera del «no» al prestito del Meccanismo europeo di stabilità…

Rimangono accomunati dalla logora bandiera del «no» al prestito del Mes: omaggio di Movimento Cinque Stelle e Lega ai cromosomi populisti. La loro metamorfosi obbligata verso un atteggiamento meno ideologico nei confronti dell’Unione europea, però, continua. Per i grillini, perché stando al governo non possono ignorare l’alleanza con le cancellerie continentali e gli aiuti sostanziosi concessi all’Italia. Per i leghisti, perché se alla guida del Paese vogliono davvero tornare, debbono rinunciare ai pregiudizi contro l’euro e la Germania; e alle alleanze con l’ultradestra eurofobica. E, più in generale, a una politica gridata quanto sterile.

Così, il ministro degli Esteri grillino Luigi Di Maio va a Bruxelles a parlare di Fondo per la ripresa col presidente del Parlamento, David Sassoli. Cerca di avere assicurazioni, mentre da Roma il M5S continua a escludere il ricorso al Fondo salva-Stati. E questo mentre il Movimento si tormenta sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi, pronta a ricandidarsi rompendo il tabù del terzo mandato, mentre a Torino la sua omologa Chiara Appendino rinuncia a ripresentarsi «per coerenza». La Lega, invece, sigla la tregua tra il leader Matteo Salvini e il vice Giancarlo Giorgetti con una virata «europeista» tutta da verificare.

Salvini e Giorgetti si preparano, fa sapere il vicesegretario, a un tour nelle capitali europee «per creare e rinsaldare» alleanze. Il verbo «creare» evoca la ricerca di nuove sponde con i Popolari. E si salda con un atteggiamento più costruttivo nel Parlamento italiano, che porta a una posizione comune sul Fondo per la ripresa con Giorgia Meloni e con Silvio Berlusconi: sebbene quest’ultimo insista per prendere subito i 37 miliardi di euro del Mes per il sistema sanitario in questa fase di recrudescenza del Covid 19.

D’altronde, perfino il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, ieri ha accennato al prestito, senza escluderlo. Ha solo chiesto che, se utilizzato, «non venga usato per tappare buchi precedenti». Sono vagiti di una metamorfosi che le sconfitte alle Regionali e alle Comunali hanno accelerato. «Il mondo cambia e cambiamo pure noi», sostiene Giorgetti. 

Più puntuto, Salvini sostiene che «l’Europa sta cambiando nella nostra direzione grazie ai cosiddetti sovranisti». Affermazione un po’ azzardata, fatta forse per giustificare il cambio di strategia in atto. Anche perché lo stesso Giorgetti ammette che il Carroccio era contrario all’entrata nell’euro, «ma ora che ci siamo dentro uscire è complicato. Il nostro obiettivo è fare gli interessi nazionali in Europa». 

Si tratta dell’ammissione di una sconfitta, e insieme di un’adesione alquanto fredda alla politica che ha portato alla moneta unica. È il segno di un cammino appena iniziato e irto di contraddizioni; e probabilmente sollecitato da quei settori dell’elettorato leghista del Nord che non si spiegano l’atteggiamento di una forza politica che in un passato ormai ingiallito era stata all’avanguardia dell’europeismo.

https://www.corriere.it/politica/20_ottobre_13/populismoobbligatoalla-virataeuropeista-231bb8e6-0d8c-11eb-ab2b-0d1500572ae8.shtml

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