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Mercato di armi e bombe atomiche. E' un'altra strada, prendiamola, di Giovanni Ricchiuti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/01/2021 09:21
Lettera del Presidente di Pax Christi vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti al Direttore del quotidiano Avvenire…

Caro Direttore, il Vangelo dell’Epifania termina con queste parole: «(I magi) Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».

Mi è capitato tra le mani il testo che Avvenire pubblicò il 5 gennaio 2012, scritto dall’allora presidente di Pax Christi, monsignor Giovanni Giudici. Si riferiva in particolare al progetto degli aerei caccia F-35. Oggi all’inizio del 2021 mi sento di riprendere quelle riflessioni ancora purtroppo attuali, e non solo per gli F-35. Penso al grande affare della vendita di armi all’Egitto. 

Sì, proprio l’Egitto dove è stato torturato e ucciso Giulio Regeni, e dove Patrick Zaki è ancora in carcere, come tanti innocenti perseguitati. Penso a quanti altri Paesi ricevono armi prodotte in Italia, e sono anche Paesi in guerra o che violano i diritti umani. Penso allo Yemen, ricordato dal Papa all’Angelus del 1 gennaio 2021, cinquantaquattresima Giornata mondiale della Pace e alle tante vittime innocenti di quel Paese bombardato dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita con le bombe prodotte dalla tedesca Rwm in Sardegna e vendute dall’Italia. Penso alle tante bombe nucleari presenti sul territorio italiano, a Ghedi e ad Aviano. Penso alle nuove bombe nucleari B61-12 che dovrebbero arrivare prossimamente e per le quali è 'indispensabile' il progetto degli F-35.

E ricordo che uno solo di questi aerei costa oltre 130 milioni di euro. Di fronte a questo quadro di guerre, bombe e armi dobbiamo ripetere: 'Sì, è un’altra la strada'. «Cammineranno le genti, mentre la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli », così scriveva il vescovo Giovanni Giudici nel 2012. 

In questa festa dell’Epifania il profeta Isaia resta colpito dal movimento di popoli in cerca della luce e della pace. Quest’anno non è stato possibile fare la tradizionale marcia per la pace del 31 dicembre, ma abbiamo ugualmente vissuto una marcia 'virtuale' sul Web, il 30 e 31 dicembre, guidati dal nostro instancabile monsignor Luigi Bettazzi. Ma su quale via scegliamo di camminare? Forse quella di Erode, fatta di violenza e sopruso? O piuttosto quella dei Magi e di chiunque, singoli e popoli, discerne le opere di pace per garantire il futuro di tutti? E ancora: di fronte alle tragedie dei morti nel Mediterraneo o di quanto succede ai migranti nei Balcani, possiamo restare in silenzio? Quale strada dobbiamo scegliere? Forse quella dell’indifferenza o della paura?

No, perché, è un’altra la strada! I Magi, ci racconta il Vangelo, «per un’altra strada fecero ritorno». Anche per noi vale l’invito a intraprendere una strada diversa orientando ogni scelta sulla via esigente e necessaria della pace. Per questo esigiamo un ripensamento sulle spese militari con un serio dibattito in Parlamento. E con la campagna 'Italia ripensaci' chiediamo che il nostro Paese aderisca al Trattato di proibizione delle armi nucleari che entrerà in vigore il prossimo 22 gennaio. «I popoli che camminano nella tenebra amano questi progetti di armi e di morte». Ce lo ricordava papa Francesco a Pasqua 2020. 

E avvertiva: «Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbe essere usati per curare le persone e salvare vite». Chi incontra Gesù a Betlemme non può più camminare sulle strade di Erode, il violento re della strage degli innocenti. Dai Magi impariamo a scegliere, anche a rischiare. Quando si incontra il Cristo nel volto di tante sorelle e fratelli non si può familiarizzare con progetti di violenza. 

Concludo con le stesse parole scelte nove anni fa da monsignor Giudici: «Per questo nostro mondo che 'ha bisogno della pace come e più del pane' (Benedetto XVI, 1 gennaio 2012), ci sono richieste le scelte più alte perché 'Quando tanti popoli hanno fame, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi'. (Paolo VI, 1967, Populorum Progressio n.53)».

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/mercato-di-armi-e-bombe-atomiche-un-altra-la-strada-prediamola

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