Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Meno coronavirus con più aree rurali: urge un nuovo modello di sviluppo, di Corrado Fontana

Meno coronavirus con più aree rurali: urge un nuovo modello di sviluppo, di Corrado Fontana

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 11/12/2020 09:46
500 miliardi tra Recovery Fund e Politica agricola comune. Il coronavirus è l'occasione per adottare modelli di sviluppo e agricoltura più equi, green e meno vulnerabili…

La pandemia di coronavirus ci offre un tragico insegnamento su molti errori commessi e mostra l’insostenibilità del modello di sviluppo attuale. Ma è anche un’occasione unica per attuare una transizione verso un sistema più equilibrato e meno permeabile al contagio. Un modello in cui, ad esempio, l’agricoltura valorizzi meglio piccoli produttori e aree interne. Un’opportunità che può contare sugli oltre 200 miliardi di euro del famigerato Recovery Fund (o Next Generation Eu) e sui 300 miliardi e passa della prossima Politica agricola comune (la Pac). Misure, non a caso, al centro di forti pressioni delle lobby e di un acceso dibattito politico per orientarne le ricchissime dotazioni.

Quel legame tra coronavirus e agricoltura

Il legame tra la pandemia e le diverse aree rurali in Italia: è il tema alla base di uno studio elaborato dalla Scuola di agraria dell’Università di Firenze. Si intitola appunto: “Covid-19 and rural landscape: The case of Italy”. Uno studio sulle relazioni tra la diffusione della pandemia in Italia e le diverse tipologie di regioni economiche. Su Valori avevamo già descritto la prima uscita dello studio, più centrata sull’agricoltura tradizionale. Questa seconda versione è un lavoro unico per approccio, ora pubblicato anche su una rivista scientifica internazionale, dopo 3 mesi di attenta peer review (revisione paritariandr). La sua versione iniziale ha anche destato l’interesse della Banca centrale europea, che ne ha ricavato un working paper. Ed è stata messa alla prova della “seconda ondata”. Con i casi di covid-19 rilevati al 30 novembre 2020.

Meno contagi se ci sono più aree rurali

L’analisi è stata effettuata su quattro tipologie di paesaggio rurale italiano, poi ridotte a due per semplicità. Rivela che “le province con una quota maggiore di territorio rurale tendono ad avere un’esposizione significativamente minore al covid-19, controllando l’inquinamento, la popolazione e la disoccupazione. I risultati non sono solo statisticamente significativi, ma anche economicamente rilevanti: le province con il 10% in più di quota di terreno rurale mostrano in media il 10% in meno di
casi di contagio
“.

Un valore preciso e tanto più significativo sapendo che la popolazione di tali province, meno energivore e con minor diffusione del coronavirus, è mediamente più anziana e quindi, stando alle statistiche, più vulnerabile al virus. Lo stesso dato si traduce, per contro, in una correlazione opposta tra l’incidenza dell’epidemia e le aree più energivore ( a maggior “intensità energetica”). E stiamo parlando di quelle aree di agricoltura periurbana che circondano le città metropolitane (tipo A) e di agricoltura intensiva con alta concentrazione di agroindustria (tipo B).

Più inquinamento nelle zone che consumano più energia

Gli studiosi sono tuttavia molto chiari su un punto. I dati non attestano alcun nesso causale provato e definito, né “sono spiegati dalla minore densità di popolazione di queste aree o da altre caratteristiche demografiche, economiche o ambientali”. Ma i medesimi scienziati sottolineano che “le zone ad alta intensità energetica sono anche più vulnerabili all’inquinamento da nitrati, metano e alle emissioni di protossido di azoto e stanno anche contribuendo alla semplificazione dell’ecosistema, alla perdita dei servizi ecosistemici e alle estinzioni delle specie”. Coincidenze? Orizzonti d’indagine?

Agnoletti: «Bisogna riequilibrare il modello di sviluppo»

E non è tutto. Se infatti «la prosecuzione dei contagi corrisponde al modello statistico già presentato ad aprile», come ribadisce il professor Mauro Agnoletti, alla guida del gruppo di ricerca, i risultati dovrebbero condizionare le politiche nazionali e internazionali del presente e del futuro. E in fretta.

Da un lato poiché rappresentano un avviso a governo, comitato scientifico nazionale e a chiunque elabori le strategie di contrasto al covid-19. Più che ragionare per regioni, province e confini amministrativi, sarebbe utile calibrare provvedimenti e restrizioni per tipologie di modelli di sviluppo territoriale. Dall’altro poiché – in qualche misura – i dati sembrano spingerci verso l’adozione di un modello di sviluppo alternativo. Una versione efficace contemporaneamente per mitigare l’impatto del virus e del surriscaldamento globale, favorendo soggetti economici fragili e aree depresse.

Il Recovery Fund ne tenga conto

Secondo Agnoletti, che è anche presidente del programma della Fao per la tutela del patrimonio agricolo mondiale e referente per il nostro registro nazionale dei paesaggi rurali storici, la direzione è obbligata: «Si tratta di riequilibrare il modello di sviluppo». Perché oggi «tutto avviene e si concentra dal punto di vista economico e urbanistico sul 23% del territorio». Per il resto non c’è solo abbandono, recessione economica, invecchiamento della popolazione. Ecco quindi che l’interesse della Bce per lo studio toscano, pensando a dopo la pandemia, acquista peso. E «il Recovery Fund, venendo al dunque, dovrebbe proporre dei progetti orientati anche a ridurre la densità in poche aree del Paese e distribuire sul territorio servizi e attività che possano consentire alla popolazione di soggiornare nelle zone rurali».

Nella Pac le risorse per l’agricoltura delle aree interne

Il professore, che per i suoi incarichi frequenta le stanze della politica, si dice scettico che certi ragionamenti incideranno sulla definizione del Recovery Plan italiano. Tuttavia sembra avere fiducia nell’Europa e nella prossima Pac (la cui riforma è in discussione e il cui avvio è posticipato al 2023). Istituzioni e provvedimenti già nel mirino dell’agroindustria – a Bruxelles e in Italia -, per cui andrà verificata la coerenza finale della destinazione dei fondi a misure e progetti.

«Volendo spostare l’asse dei finanziamenti sulle zone interne, e non sulla solita Pianura Padana coi suoi allevamenti di bestiame intensivi, o per coltivare il grano in collina, in modo da limitare le importazioni dal Canada, qualcuno verrà sicuramente a chiederne ragione. Verrà a dire che coltivare in altura costa di più, fa perdere tempo. Sosterrà che sono produzioni ridotte e troppo distribuite tra piccoli agricoltori, e non consentono un’economia di scala. Mentre bisogna fare una scelta industriale… e questo si traduce in pressioni politiche».

D’altra parte, le intenzioni europee promuovono proprio quei principi di riequilibrio auspicati da Bce e studiosi fiorentini. Anche se starà ai vari piani strategici nazionali (Psn) realizzare il Green Deal europeo e le strategie Farm to fork e Biodiversità -. «La Ue,- chiosa infatti Agnoletti – specialmente con la Pac, ha posto sul tavolo tutti gli strumenti che servono, ma bisogna decidersi a metterci le risorse. Ed è prontissima a finanziare le aree interne, che hanno prodotti tipici e di qualità legati al turismo rurale, al paesaggio. Territori che propongono un modello di sviluppo alternativo all’agricoltura intensiva di pianura».

https://valori.it/pandemia-agricoltura-modello-sviluppo/

Azioni sul documento
  • Stampa
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 122
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Tutti pazzi per i sociale?

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 123 è sulla RINASCITA (1. Cosa vuol dire “rinascita” dopo la crisi sanitaria? 2. Positività e negatività della crisi sanitaria nel lavoro, scuola, famiglia, politica, sanità, economia, ambiente? 3. Cosa vuol dire sperare in un futuro migliore?): in preparazione.

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?) Testi da inviare da entro 31 maggio 2021.

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  Testi da inviare da entro 31 agosto 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.