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Melilla, la città-muro che divide Africa e Europa, di Valentina Furlanetto

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 09/11/2019 08:54
Dal 1989 altri muri sono sorti, o, addirittura, si sono fortificati. Muri non più ideologici, ma che tutelano quelle compattezze proprie degli stati-nazione: limes che oggi distinguono marcatamente tra un “noi” e molteplici “loro”. Muri che sono sia fisici, ma anche e soprattutto psicologici: e quindi ben più difficili da abbattere…

"Ha visto la statua di Franco?". Non c’è persona a Melilla, enclave spagnola in Marocco, che non mi abbia segnalato la presenza, vicino al porto, della statua del dittatore. È l'unica in un luogo pubblico spagnolo. Melilla è una eccezione anche in questo. Oltre al fatto che è una città spagnola, ma sta in Africa, che è sotto il controllo del governo di Madrid, ma gode di una sua autonomia, è anche una delle uniche due frontiere di terra tra Europa e Africa, l'altra è Ceuta (che è un’altra enclave spagnola in Marocco).  

Melilla è un francobollo di dodici chilometri quadrati circondato su un lato dal mare e, sugli altri tre lati, da un muro alto sette metri sormontato da filo spinato. In certi tratti il muro è di cemento, in altri è una barriera di metallo. È, con quello di Ceuta, il primo muro eretto in Europa dopo la caduta del muro di Berlino. Avvicinarsi o fotografarlo sul lato spagnolo non è facile perché le pattuglie della Guardia Civil sono molto solerti. 

Anche dalla parte marocchina i pattugliamenti sono continui, ma sul lato di Nador è più facile farsi un'idea della situazione. Le barriere, erette a fine anni Novanta, in realtà sono due, parallele, con posti di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio di veicoli adibiti alla sicurezza. Ci sono poi dei cavi sul terreno che connettono una rete di sensori elettronici acustici e visivi. La barriera è dotata di un'illuminazione ad alta intensità, di un sistema di videocamere di vigilanza a circuito chiuso e strumenti per la visione notturna. Il costo, sostenuto dall'Unione Europa, è stato di 30 milioni di euro. Non è facile scavalcarlo, ma se si riesce si entra in Europa.

L'ultimo tentativo ha riguardato una cinquantina di migranti a luglio. Non ce l'hanno fatta, ma sono pronti a riprovarci. Se ne incontrano diversi fuori dal Ceti, il centro richiedenti asilo della città. Alpha, 19 anni della Guinea, è entrato a Melilla a maggio: "Ho saltato – dice – e poi mi sono messo a correre. Prima di provarci ho vissuto un anno nella foresta di Gurugu, in Marocco. Lì si sopravvive mangiando quello che si trova, dormendo per terra. Inoltre bisogna stare attenti alla polizia marocchina che picchia i migranti". 

Secondo l'associazione marocchina Amdh (Association marocaine des droits humains) e secondo l'avvocato Diego Fernandez, della ong Refugees Jesuit Service, il Marocco periodicamente effettua delle retate a Gurugu: i migranti vengono portati in centri di detenzione illegali e successivamente respinti al confine con l'Algeria. Secondo Fernandez le autorità marocchine evitano di mobilitare in prima linea la polizia o la gendarmeria che possono arrestare legalmente delle persone solo su ordine di un giudice, ma utilizzano forze ausiliarie marocchine, un corpo paramilitare alle dipendenze del Ministero dell'Interno. 

Il Marocco è un gendarme meno cruento della Turchia e sicuramente meno della Libia, ma resta un tassello del sistema di esternalizzazione delle frontiere che l'Europa da tempo utilizza. Con tutti i rischi che questo comporta, compresa una dose di "ricatto" implicito.

Ad esempio, secondo molti osservatori, il Marocco potrebbe aver allentato di recente i controlli sui flussi dei migranti per avere una leva contrattuale in più al tavolo delle trattative con l'Europa. È un dato di fatto che i flussi sono molto aumentati in Spagna. Tra il 2014 e il 2016, quando Italia e Grecia subivano ondate migratorie molto importanti, in Spagna arrivavano poche migliaia di persone. Nel 2016 arrivarono in Spagna appena 14 mila migranti (contro 181 mila persone in Italia e 173 mila in Grecia). Nel 2018 sono arrivati 65 mila migranti (contro 22 mila in Italia e 50 mila in Grecia).

Nonostante il muro, a Melilla i migranti continuano ad arrivare. Nel 2018 sono entrate in Europa attraverso l’enclave spagnola 5.700 persone, l'83% via terra e il 17% via mare (dati Unhcr). Un terzo degli arrivi è rappresentato da siriani in fuga dalla guerra (30%) e questo nonostante il lunghissimo viaggio che comporta questa rotta. Seguono i palestinesi (10%), i cittadini della Guinea (10%) e anche diversi yemeniti (8%).

“Sono persone traumatizzate, hanno dovuto abbandonare le loro casa a causa della guerra o di persecuzioni” spiega Silvia Gabrielle, di Unhcr Melilla. Karim, 21 anni, ha lasciato Homs nel 2015. "Mia figlia e mia moglie vivono al Ceti – racconta – io sono qui per loro, ma vivo e lavoro a Siviglia. Due anni fa ho fatto venire mia moglie in Marocco dove è nata mia figlia. Sono arrivate in Marocco attraverso l'Algeria, poi hanno passato la frontiera a Beni Enzar”.

E tuttavia l'opinione pubblica spagnola non è allarmata per l’aumento dei flussi. Dopo il pugno duro dell’ex premier spagnolo José Maria Aznar nel 2014, il dibattito attuale in Spagna riguarda la possibilità di togliere il filo spinato all’estremità superiore del muro di Melilla. "Un dibattito surreale – fa notare Blanca, attivista che si occupa dei minori non accompagnati per la ong Cañada Viva – perché riguarda solo il muro dalla parte spagnola”. 

I minori non accompagnati, che vivono di espedienti e dormono per strada, sono un problema importante a Melilla. Ma più di questo a Blanca preme sottolineare il fatto che l’esistenza stessa di Melilla è una contraddizione. “Hanno costruito una fortificazione per difendersi dall'Africa – dice – ma questa è Africa. Melilla è un retaggio coloniale che non dovrebbe esistere. Tuttavia, se le barriere di Ceuta e Melilla hanno dimostrato qualcosa, è che il movimento delle persone può sì esser reso più difficoltoso, ma non può essere impedito". 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/melilla-la-citta-muro-che-divide-africa-e-europa-24334

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