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L'Europa: mi interessa, di Daniel Campanale

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 13/04/2019 09:26
Un giovane universitario inglese interviene sul dibattito europeo. Di seguito la traduzione italiana di Paolo Iacovelli, redattore del nostro sito web e l’articolo originale in inglese, presente anche sul cartaceo, n. 114, di Cercasi un fine.

 

Il fattore generazionale nel voto referendario sul quesito "Restare o Lasciare" (l'Unione Europea, ndt) ha avuto un impatto notevole sul suo esito; difatti, il numero delle persone sotto i 25 anni che avrebbe votato a favore del Restare risulterebbe essere il doppio. Un sondaggio della You-Gov ha evidenziato che ben il 71% dei giovani si sarebbe espresso per il Restare, una percentuale esorbitante. Il dato quindi starebbe ad indicare che molti giovani sono contrari all'uscita dall'Unione Europea. In aggiunta, esiste un altro aspetto sulla contrarietà  alla Brexit da parte dei giovani: vale a dire, bisognerebbe tener conto di coloro che allora non avevano titolo di esprimere il proprio voto. 

Sono uno studente nato nel 1998 a Londra, Inghilterra. Ero un diciassettenne quando si è tenuto il referendum sull'adesione britannica all'Unione Europea e, di conseguenza, non ho potuto decidere sul mio di futuro e su quello della Gran Bretagna. Gran parte dei giovani ha avvertito una sensazione di impotenza, cioè non ha avuto occasione di prendere parte a quel processo democratico che i politici costantemente ribadiscono di voler rispettare. E' importante prendere in considerazione questo aspetto quando si valutano le reazioni degli studenti alla Brexit.

Il primo sentimento di molti, ma anche il mio, è stato quello di aver subìto un'ingiustizia, tanto che ho "postato" numerose rimostranze su Facebook contro David Cameron (l'allora Primo Ministro) e l'intero Paese in generale per averci condotto su un sentiero su quale non intravedo alcuna meta positiva. In quel periodo della mia vita consideravo il Partito Conservatore come quello degli "opportunisti". 

Ho sottoscritto e condiviso la seconda petizione referendaria UE che raccolse oltre 4 milioni di firme sei mesi dopo il referendum. Ho avuto centinaia di conversazioni con amici che condividevano con me le stesse opinioni, ribadendo come la situazione fosse così iniqua.

Non mi resta altro che vedere con orrore come i politici britannici abbiano minato alle fondamenta dell'unità tra gli Stati membri europei. Ritengo che l'UE rappresenti un grande modello su come affrontare le future esigenze di una governance globale, mentre il mondo è ancora alla ricerca di risposte coordinate alle enormi sfide dei nostri tempi, come ad esempio la crisi in cui stiamo cadendo per via dei cambiamenti climatici.

Sono trascorsi ben due anni dal referendum e le opinioni degli studenti britannici sono mutate (almeno nei miei ambienti). Al posto della rabbia, è affiorato un senso di accettazione indignata del nostro destino e lo affrontiamo con il tipico umorismo britannico. Sul mio telefonino utilizzo, perciò, come username, "Brexitboy"; Io e i miei amici indossiamo magliette con la scritta England quando ci ritroviamo a bere birra al pub e utilizziamo frasi dei "brexittiani" del tipo: "buttiamoli fuori", "riprendiamo il controllo" oppure "hard Brexit". Possiamo solo riderci sopra. Il referendum si è rivelato una barzelletta, specie quando, stando a recenti rivelazioni, tutto è apparso chiaro che la campagna a favore del Lasciare era in contrasto con la legge elettorale. Credo poco che il Parlamento possa arrestare il treno della Brexit, anche se è diffusa la rassegnazione al fatto che la Brexit avverrà ugualmente, nelle modalità che i politici decideranno di adottare e nonostante le possibili disastrose conseguenze economiche e sociali.

Da parte mia, non solo rifiuto di lasciare l'UE, ma altresì il processo referendario che ha prodotto tale decisione. A mio avviso, il referendum, aveva delle carenze nella sua impostazione e tali da non consentire ai giovani di dire la propria sulla direzione che il Paese avrebbe preso nei decenni a venire.

E' stato tuttavia rassicurante il fatto che, il 21 ottobre scorso, circa 700mila persone abbiano protestato per le strade di Londra, inclusa la mia famiglia ed io, per chiedere un voto popolare. Alla manifestazione hanno aderito esponenti dei tre maggiori partiti politici nonché altre persone intenzionate a dimostrare il proprio disappunto per i negoziati governativi sulla trattativa. 

I giovani come me erano tanti, arrabbiati per non aver avuto quella opportunità di affermare la propria posizione in un referendum che avrebbe avuto ripercussioni sulle future generazioni. Sarà difficile credere che qualcosa possa cambiare; non dimentichiamo che nel 2003 centinaia di migliaia di persone sfilarono per le strade contro il coinvolgimento britannico nella guerra in Iraq. Anche allora i politici non ascoltarono le istanze dei giovani e, a distanza di 15 anni, mi sembra che la storia voglia ripetersi.

Come allora, anche adesso che ho 19 anni col diritto di voto, non potrei fare la differenza sulla Brexit e penso che non potrei ugualmente cambiare le cose. Ho accettato il nostro destino, ma è il momento che il resto della Gran Bretagna faccia lo stesso. 

*university student, London, UK

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versione originale in Inglese, pubblicata anche sul cartaceo n. 114.

caring of Europe

The age split of the Remain and Leave vote has been well documented, with under-25s more than twice as likely to vote Remain than Leave. A You-Gov poll stated that 71% of young people voted Remain, a huge majority. This offers verifiable proof that many young people were against leaving the European Union. However, there is another aspect to opposition to Brexit from young people: those who never got a chance to vote. 

I am a student born in London, England in 1998. I was seventeen when the referendum on Britain's membership of the EU occurred. I, therefore, was denied an opportunity to vote on Britain's and my own destiny. The feeling of powerlessness is something that is felt by most young people who were not able to take part in the democratic process that politicians constantly repeat we need to respect.  It is important to bear this in mind whenassessing students' reaction to Brexit. 

The initial response for many, including myself, was a feeling that an injustice had been done. I engaged in a long Facebook tirade against David Cameron (then- Prime Minister) and against the country as a whole for taking us down a path where I could see no positive conclusion. My seventeen year old self described the Conservative Party as a whole as "right mugs". I signed and shared the 2nd EU referendum petition that garnered over 4 million signatures in the six months after the referendum. I had hundreds of conversations with friends in the same boat as me, discussing how unfair the whole situation was. 

I knew the only other thing I could do was look on in horror as British politicians stripped away the foundations of unity amongst European member states. I think the EU is a great example when considering the future need for global governanceas the world seeks co-ordinated responses to the massive challenges of our times such as the climate change crisis we are hurtling towards. 

It has been over two years since the referendum, and the views of British students has changed (well, in my circle at least). Instead of anger, there is a resentful acceptance of our fate that is dealt with using British dark humour.  The username for games on my phone is 'Brexitboy'. My friends and I wear England shirts and drink pints and use Brexit phrases such as "keep 'em out", "take back control" and "hard Brexit". The only thing we can really do is laugh. Just how much of a joke the referendum was has been clear with the recent revelations concerning the Leave campaign breaking electoral law. I have little faith in parliament to stop the Brexit train.  I believe there is a resignation to the fact that Brexit is going to happen, in whichever form politicians decide, no matter the possible disastrous economic and social consequences. 

I not only reject leaving the EU, in fact, I reject the referendum process that led to the decision being made. I believe the Brexit referendum was flawed from the beginning in not allowing more young people a say in the direction of their country in the decades that will follow. 

It was reassuring that an estimated 700,000 people protested on the streets of London, including my family and I, calling for a People's Vote on Sunday the 21st of October. There were members of all three political parties, as well as those who were there just to show their distaste at the government’s negotiations for a deal. There were many young people like me: outraged at not even having a say in a generation-defining democratic event. However, it is hard to believe that anything will change. Let's not forget that hundreds of thousands of people marched on the streets against the UK's involvement in the Iraq war in 2003: the politicians did not listen. I do not see why it would be any different 15 years later. 

I couldn't make any difference on Brexit then and even now as an 19 year old with voting rights I still don't think I can make a difference now. I have accepted our fate. It's about time the rest of Britain did the same.

[university student, London, UK]

 

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