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M5S adolescenti inguaribili, di Massimo Recalcati

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 20/07/2022 09:34
Il Movimento ricalca le caratteristiche dei ragazzi che spesso non si rendono conto delle conseguenze di ciò che fanno...

 

Come si distingue una vita adulta da una vita adolescente? Provo a dare una risposta semplice suggerita dall’esperienza clinica: una vita adulta tende ad assumere con coerenza le conseguenze delle proprie azioni; una vita adolescente non si preoccupa di questa assunzione perché, al fondo, ritiene che le proprie azioni non abbiano mai delle vere conseguenze. In questo modo, mentre la vita adulta, assumendo le conseguenze delle proprie azioni, conosce, il senso della responsabilità che ogni decisione comporta, quella adolescenziale, evitando questa assunzione, non conosce alcuna responsabilità se non quella che continua ad attribuire alla vita inesorabilmente corrotta del mondo degli adulti. 

È chiaro che questo si verifica quando l’adolescenza che in se stessa è l’età affermativa e creativa del sogno e del desiderio, non si evolve, ma resta come bloccata in una posizione solo rivendicativa dei propri diritti senza cogliere in nessun modo il nesso che lega l’affermazione di tali diritti ai doveri necessari.

Nella politica italiana il ruolo dell’adolescenza inguaribile, incapace di evolvere verso la vita adulta, salvo rare e individuali eccezioni, è interpretato, sin dal tempo della sua nascita, dal M5S. Questo movimento ha ereditato le caratteristiche personologiche e antropologiche del suo fondatore: il disprezzo per le istituzioni, la pratica costante dell’insulto e del dileggio degli avversari, la denigrazione in toto del sistema dei partiti, la barzelletta come narrazione, una concezione purista e fondamentalista della propria identità, il rifiuto della politica come arte delle mediazione, la predicazione populista di slogan retorici per fronteggiare problemi complessi, l’assenza di identità e di memoria culturale, l’arroganza che non conosce dubbi, la pretesa profetica di leggere il futuro, l’incompetenza eletta a ideale, la postura dell’anima bella che pretende di giudicare dall’alto del suo essere senza macchia il mondo marcescente della storia. Tutti atteggiamenti che incontriamo nella nostra pratica clinica in ogni cristallizzazione patologica dell’adolescenza. Di fronte all’urto con lo spigolo duro della realtà però questi atteggiamenti lasciano il posto ad una condizione di sconcerto e persino di collasso soggettivo. È quello che è accaduto proprio ieri nell’aula del Senato di fronte all’ammutinamento della compagine del M5S che decide di disertare il voto di un decreto governativo che stanziava 23 miliardi di aiuti a imprese e famiglie. E’ un episodio che deve essere letto come esemplare. In questo caso la scelta di Draghi di dimettersi (che scaturisce dalla valutazione coerente della fine, non numerica ma politica, del governo di unità nazionale) ha imposto all’adolescenza inguaribile del M5S di assumere finalmente le conseguenze delle proprie azioni. Lo ha imposto senza sconti, senza concedere più alcuna possibilità di attribuire ad altri le conseguenze delle proprie improvvide scelte. Spetta, infatti, talvolta, alla vita adulta restituire agli adolescenti, bloccati nella loro libertà astratta, le conseguenze delle loro azioni. Non a caso di fronte alla risposta di Draghi sono apparsi tra i membri del movimento, sconcerto, smarrimento, angoscia, sorpresa. È quello che accade spesso tra genitori e figli adolescenti quando i genitori, facendo il loro difficile mestiere, non concedono più alibi. Non a caso la crisi politica del M5S inizia con questa legislatura, dopo il successo elettorale, con il passaggio forzato dall’opposizione al governo. Si tratta dello stesso passaggio che un adolescente deve prima o poi affrontare nella propria vita: da una versione astratta della libertà e della propria indipendenza al rapporto traumatico con la realtà. Il problema è che il salto nel buio al quale la scelta del M5S costringe se stesso è stato imposto anche a milioni di italiani. Da questo punto di vista la successione nella leadership da Grillo a Conte rimarca una discontinuità solo esteriore, di tipo estetico, ma non sostanziale. Per entrambi il mondo degli adulti — il mondo della politica — resta un mondo sconosciuto. Entrambi, non a caso, si vantano di non provenire dalla politica come se, appunto, la politica fosse in se stessa un male. È lo slogan-base di ogni populismo: la corruzione della politica si guarisce solo con la purezza dell’antipolitica. Ricordano due miei giovani pazienti. Il primo rimprovera assiduamente con arroganza i suoi genitori di votare a sinistra pur essendo benestanti, mentre nel frattempo si fa mantenere da loro in un monolocale di lusso in pieno centro. Il secondo, dichiara di non avere alcuna meta nella vita se non quella di contrastare chi ne ha una, affermando che “distruggere è sempre meglio di creare perché se distruggi non ti devi preoccupare più di niente”.

fonte: Repubblica del 15 luglio 2022

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