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Luciano Canfora, Francesco e la sinistra, di Riccardo Cristiano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/07/2020 17:27
Francesco  insegna a credere nel pluralismo, quindi ad esempio nel multilateralismo, nell’inquietudine, e molta sinistra oggi potrebbe domandarsi, pensando alla propria storia, alla propria identità, quanto ha perso di sé per il  suo ricorso al dogmatismo…

Bella l’intervista concessa da Luciano Canfora a “Il Riformista”. Bella perché dà fastidio e quindi stimola. Il passaggio cruciale a mio avviso è questo: “L’attuale Pontefice, papa Bergoglio, in lotta contro una parte della Chiesa cattolica, fa un lavoro di sinistra, un lavoro molto efficace avendo quelle leve in mano di carattere spirituale e di prestigio.”  

Così Canfora sceglie con intelligenza di dare fastidio a certi ambienti ecclesiali sempre interessati a dare una rappresentazione asessuata, o angelicata, della spiritualità, e a certi ambienti di sinistra, sempre interessati a dare una visione reazionaria o sovrastrutturale dello spirituale.

Il contrasto tra Francesco e un parte dell’establishment clericale è vero, e il lavoro efficace del Papa in contrasto anche. Ma quale? Quello per i profughi? Certo. Quello per i migranti? Certo. Quello contro l’economia che uccide? Indubbiamente. Ma questo è un aspetto, quello diciamo facile, cioè immediatamente percepibile. C’è un altro aspetto molto importante in questo contrasto. Quello per il pluralismo. Francesco ha osato dare piena voce alla novità epocale del Concilio Vaticano II, quella che difende la libertà, a partire da quella di coscienza. E quindi per lui il pluralismo è parte della sapienza divina, che ci ha voluto diversi. Vivere insieme vuol dire rispetto per la cultura india, per la cultura beduina, per la cultura contadina, e per le varie civiltà, che insieme fanno del mondo un mondo e non tanti mondi. Bergoglio come poi Francesco ha predicato contro il pensiero rigido, chiuso, perché questo impedisce a Dio di sorprenderci, con lo Spirito che opera nel tempo e nella storia.

Allora il lato “politico” di Francesco consente di cogliere il punto culturale che in certo senso emerge dalla frase accurata di Canfora. Esiste l’eterna sinistra di cui ha parlato tra gli altri Ernst Nolte? Questa eterna sinistra non ha, come sostiene Nolte, in Isaia e in Gesù molti dei suoi punti d’origine? Venendo ai nostri tempi Ernst Nolte ha scritto: “Nel contesto filosofico e sociale creato da Furier e da Owen fu coniato il termine “socialismo”, che venne contrapposto nel modo più fermo all’ “economia della concorrenza” che rendeva gli uomini nemici tra loro facendo diventare l’uno ricco e l’altro povero. Solo in Babeuf era predominante l’idea della lotta di classe sanguinosa e quindi la disponibilità a distruggere tutto, purché l’eguaglianza regni sovrana.”  

L’emergere del bolscevismo ha dato predominanza alla concezione di Babeuf, e per Nolte questo ha creato lo spazio per quel bolscevismo anti bolscevico che è stato il nazismo, o il nazifascismo. Ma l’idea di “eterna sinistra” echeggia nel sogno comunista dell’ “uomo nuovo”.

A ciò si aggiunga che se la storia dei crimini e degli orrori sovietici è abbastanza nota e ormai accettata, la storia dei crimini anticomunisti non può essere sottocciuta, e un non comunista come Amin Maalouf ricorda, giustamente, il massacro di 500mila indonesiani perché comunisti. Cosa ha mosso così profondamente milioni e milioni di persone? Un’eterna sinistra? Io trovo nella tesi di Nolte un grande interesse.

Dunque possiamo domandarci se l’eterna sinistra, nel cui alveo sono state commessi errori e orrori, e il bolscevismo ha segnato una svolta che chi scrive biasima, non abbia però prodotto nel complesso mondo della sinistra l’idea di un “nuovo clero”, il suo gruppo dirigente, venuto a riprendere dalle mani di un clero ormai usurpatore “la rappresentanza di Dio”.

In questo scontro la grande lezione di Francesco non sta tanto nell’impegno per i poveri, per i profughi, o contro l’economia che uccide. Questo è patrimonio evangelico per Francesco e patrimonio dell’eterna sinistra per chi condivide Nolte o dell’identità di sinistra per chi non lo condivida. La lezione di Francesco è il pluralismo!

Come la Chiesa però anche la vecchia sinistra è stata in gran parte e a lungo “anti conciliare”, cioè illiberale e irriguardosa della diversità. Entrambe, nell’urto, hanno scelto una visione integrale, rigida, chiusa, per tanti motivi. Francesco, sulla scorta del Concilio, viene a dire a tutti che il pensiero rigido non è dell’uomo, che è rigido solo quando muore. L’apertura allo sorpresa di Dio gli consente di auspicare l’incompletezza del pensiero, mentre i suoi avversari sono convinti di avere tutto scritto da sempre e per sempre, la loro Chiesa essendo un giudice al di fuori e al di sopra della storia.

Francesco  insegna a credere nel pluralismo, quindi ad esempio nel multilateralismo, nell’inquietudine, e molta sinistra oggi potrebbe domandarsi, pensando alla propria storia, alla propria identità, quanto ha perso di sé per il  suo ricorso al dogmatismo. A me sembra che il “vivere insieme” (lo dimostra quanto accade in America) sia l’anima vera della sinistra, o se si vuole dell’eterna sinistra, con la quale cercare “ un’intesa alternativa” con la destra liberale: “se siamo d’accordo sul vivere insieme poi possiamo dividerci e alternaci al potere sul come.”

Se non ho letto male la frase di Luciano Canfora credo che proprio lo sforzo non di appropriarsi di Francesco, ma di capirne le coordinate filosofiche, sia il grande contributo che viene dato dalla sua intervista in un momento così delicato, per tutti.

https://www.reset.it/blog/luciano-canfora-francesco-e-la-sinistra

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