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L'Onu approva la Carta contro la violenza sulle donne, di Monica Ricci Sargentini

creato da Denj — ultima modifica 17/09/2015 12:05
Il 16 marzo 131 Paesi su 198 hanno firmato la Carta che chiede protezione, promozione di diritti umani e libertà fondamentali per donne e bambine.

Ci avevano provato i Fratelli musulmani egiziani a non far passare all’Onu la Dichiarazione che condanna ogni forma di violenza contro le donne. Nei giorni scorsi, attraverso il sito web, avevano lanciato un appello a tutti i Paesi musulmani perché bocciassero il documento che, secondo loro, “contiene articoli contro l’Islam e la sunna, che porteranno al sabotaggio della morale musulmana e alla demolizione della famiglia”.
Parole che sono cadute nel vuoto. Ieri 131 Paesi su 198 hanno firmato la Carta che chiede protezione, promozione di diritti umani e libertà fondamentali per donne e bambine. Lo schiaffo più forte ai Fratelli Musulmani l’ha dato Mervat Tallawy, capo della delegazione egiziana, quando ha firmato il testo di 17 pagine senza colpo ferire. “Credo nella causa delle donne — ha detto Tallawy — Non prendo denaro dal governo, lavoro in modo volontario e se vogliono farmi fuori possono farlo. Ma non cambierò idea sull’argomento. Le donne sono schiave in questa era, e questo è inaccettabile. Soprattutto nella nostra regione”. In Egitto, secondo alcuni dati, l’83% delle donne è stata molestata sessualmente.
Gli islamici egiziani, la più potente forza politica nel Paese dalle rivolte del 2001, avevano proposto un emendamento al testo che avrebbe consentito ad ogni Stato di modellare la Carta in base alle proprie leggi. Ma si sono ritrovati isolati e alla fine a votare contro il documento sono stati solo i libici (nella foto una manifestazione di donne libiche contro la Carta) mentre gli altri Paesi che avevano espresso perplessità, tra cui Iran, Sudan e Arabia Saudita, hanno firmato. Tra i punti considerati inammissibili dagli islamici egiziani c’è la “piena uguaglianza nel matrimonio” che toglie ai mariti l’autorità sul divorzio e consente di denunciare il coniuge violento» e la garanzia di libertà sessuale per le ragazze compreso l’accesso ai contraccettivi.
Ora però bisogna passare dalle parole ai fatti. L’ha ricordato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, quando ha detto di «sperare che tutti i partner che sono arrivati a questa storica sessione, e altri nel mondo, ora trasferiscano l’accordo in azioni concrete». Il documento, infatti, non è vincolante ma «esorta tutti i Paesi a condannare ogni forma di violenza contro le donne e le bambine, e ad astenersi dall’invocare qualsiasi costume, tradizione o considerazione religione per non rispettare i propri impegni a favore della sua eliminazione». Il messaggio è forte è chiaro.

 

fonte: http://lepersoneeladignita.corriere.it, 17.03.2013

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