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Lo sviluppo gentile, di Paolo Benanti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 10/08/2020 13:50
Per la tecnologia e per il nostro futuro abbiamo bisogno di uno sviluppo che sinteticamente vorrei definire gentile…

Il cambio d’epoca che stiamo attraversando è prodotto dalla tecnologia e dal suo impatto sul nostro modo di comprendere noi e la realtà. Tuttavia il mondo della tecnologia è oggi descritto dalla categoria dell’innovazione. Se continueremo a guardare la tecnologia solamente come innovazione rischiamo però di non riuscirne a percepire la portata di trasformazione sociale né di orientarne verso il bene gli effetti.

L’innovazione indica un avanzamento o una trasformazione graduale contrassegnati da un sempre maggiore aumento di capacità e potenzialità

Una bomba atomica rispetto a una clava è un enorme progresso (nella capacità di offendere). Ma possiamo definire questo incremento come un bene?

Al di là dello specifico esempio, la risposta corretta, in generale, è “dipende”. Non tutti i progressi sono nel bene o per il bene o comportano solo del bene.

Per poter parlare di innovazione come di un bene e per poterla orientare al bene comune abbiamo bisogno di una qualifica che sia in grado di descrivere come e quali caratteristiche del progresso contribuiscano al bene dei singoli e della società. Per questo si utilizza la categoria dello sviluppo. L’idea di sviluppo umano porta l’attenzione su un concetto di ampia portata che si concentra su quei processi che espandono le possibilità di scelta degli individui e che migliorano le loro prospettive di benessere e che consentono ai singoli e ai gruppi di procedere il più speditamente possibile verso il loro potenziamento.

Lo sviluppo umano è da intendersi, quindi, come un fine e non come un mezzo che caratterizza il progresso definendo delle priorità e dei criteri. Parlare di sviluppo significa, quindi, non mettere la capacità tecnica al centro dell’attenzione bensì tenere l’uomo al centro della riflessione e come fine che qualifica il progresso.

Utilizzare eticamente la tecnologia oggi significa cercare di trasformare l’innovazione in sviluppo. Significa indirizzare la tecnologia verso e per lo sviluppo e non semplicemente cercare un progresso fine a se stesso. Sebbene non sia possibile pensare e realizzare la tecnologia senza delle forme di razionalità specifiche (il pensiero tecnico e scientifico), porre al centro dell’interesse lo sviluppo significa dire che il pensiero tecnico-scientifico non basta a se stesso. Servono diversi approcci compreso quello umanistico e il contributo della fede.

Lo sviluppo necessario per affrontare le sfide del cambio d’epoca dovrà essere:

Globale, ovvero per tutte le donne e per tutti gli uomini e non solo di qualcuno o di qualche gruppo (distinto per sesso, lingua o etnia);

Integrale, ovvero di tutta la donna e di tutto l’uomo;

Plurale, ovvero attento al contesto sociale in cui viviamo, rispettoso della pluralità umana e delle diverse culture;

Fecondo, ovvero capace di porre le basi per le future generazioni, invece che miope e diretto all’utilizzo delle risorse dell’oggi senza mai guardare al futuro;

Gentile, ovvero rispettoso della terra che ci ospita (la casa comune), delle risorse e di tutte le specie viventi

Per la tecnologia e per il nostro futuro abbiamo bisogno di uno sviluppo che sinteticamente vorrei definire gentile. L’etica è questo e le scelte etiche sono quelle che vanno nella direzione dello sviluppo gentile.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-08/lo-sviluppo-gentile.html

 

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Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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