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L'impatto dell'emergenza Covid-19 sulle minoranze, di Lamberto Zannier

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 16/04/2020 09:50
Viviamo in un contesto globale, all'interno del quale l'isolamento è illusorio e dove i problemi degli altri, prima o poi, interesseranno anche noi…

Mentre il dibattito politico e l'azione dei governi rimangono comprensibilmente focalizzati sulla risposta alla devastante crisi pandemica che ha ormai raggiunto un livello di diffusione planetario, è arrivato il momento di cominciare a mettere a fuoco il più ampio impatto della crisi sulle nostre società e sullo stesso futuro dei nostri modelli di sviluppo. Già prima della crisi avevamo notato nello spazio euroatlantico ed euroasiatico diffuse tendenze di rinazionalizzazione delle politiche in molti settori chiave, con una crisi del multilateralismo e la prevalenza di sentimenti fortemente identitari, aggravati dal risorgere del confronto geopolitico.

La risposta alla pandemia ha accentuato queste tendenze. In una fase in cui occorrerebbe intervenire per mettere a punto strategie globali e coordinate per affrontare una crisi che trascende le frontiere, assistiamo invece a una ulteriore nazionalizzazione delle risposte. Non mancano i segnali preoccupanti. 

Abbiamo assistito a spiacevoli casi di mancata solidarietà, anche all'interno di avanzati processi di integrazione, come quello Europeo, alla chiusura delle frontiere e all'introduzione di misure che in alcuni casi vedono l'attribuzione di poteri straordinari a governi, non garantiscono sufficiente trasparenza dell'informazione o impongono eccessive limitazioni alle libertà di associazione (con il sospetto che dietro alle giustificate misure di distanziamento sociale si celino tendenze antidemocratiche). 

La profonda crisi economica di cui, con ogni probabilità, stiamo assistendo solo l'inizio, alimenterà ulteriormente queste tendenze, con il potenziale di accrescere anche le divisioni all'interno delle nostre società, aggravando ineguaglianze, crisi e conflitti. Vi è dunque anche un aspetto di stabilità e di sicurezza di lungo termine che si aggiunge alla preoccupazione su diffusione e durata del contagio pandemico.

Nel corso di molti anni dedicati alla prevenzione e risoluzione di crisi e conflitti, ho constatato come essi scaturiscano in misura sempre più significativa da fratture e disuguaglianze all'interno delle società, amplificate da fattori esterni e dalla geopolitica. In questo momento occorre far sì che le risposte alla crisi pandemica non indeboliscano ulteriormente il tessuto connettivo delle nostre società alimentando discriminazioni e provocando, all'esterno, un ulteriore indebolimento delle strutture di cooperazione internazionali.

Nell'immediato, occorre in tutti i modi scongiurare il rischio di discriminazione nella risposta alla crisi. In società, come la nostra, che si sono trasformate e appaiono sempre meno omogenee, è essenziale garantire a tutti il medesimo livello di accesso ai servizi, senza discriminazioni. Laddove esistano gruppi minoritari non sufficientemente integrati, occorre garantire informazione e, quando possibile, servizi, in altre lingue, replicando più sistematicamente iniziative che alcuni amministratori hanno lodevolmente adottato a livello locale. 

In aree ove risiedono comunità più concentrate, sarebbe opportuno coinvolgere membri di queste comunità nei meccanismi di risposta, per accrescerne l'efficacia. Particolare attenzione deve venire dedicata al settore dell'informazione, specie in relazione al rischio di disinformazione attraverso i “social media”. Occorrono dunque uno sforzo di trasparenza e un forte investimento in informazione anche per contrastare questo rischio, utilizzando ogni strumento idoneo a raggiungere ogni membro della società, riconoscendo la diversità come un potenziale punto di forza, non necessariamente un fattore di vulnerabilità.

Le ripercussioni economiche di lungo termine della crisi colpiranno con ogni probabilità più duramente gli strati sociali più deboli ed esposti, col rischio di povertà e marginalizzazione. Sarà necessario investire per proteggere frange minoritarie e categorie sociali maggiormente vulnerabili, al fine di mantenerle attive e coinvolte nello sforzo di ripresa. Politiche antidiscriminatorie svolgeranno un ruolo essenziale a questo fine, nel contesto di strategie atte a promuovere condizioni flessibili di partecipazione al mercato del lavoro, tenendo conto, ad esempio, degli impegni aggiuntivi di famiglia, legati alla crisi, per settori importanti della popolazione - prime tra tutti le donne.

La crisi pandemica potrebbe restare con noi per tempi più lunghi rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Dovremo imparare a conviverci per qualche tempo: se gestita con equilibrio, essa può offrire l'occasione di un rinnovato sforzo di coesione sociale, di riequilibrio e di solidarietà in un momento in cui occorrerà fare leva su tutte le risorse disponibili per far ripartire l'economia e ripristinare la piena funzionalità di ogni settore di attività. 

In parallelo, come è tradizione per il nostro Paese, dovremo continuare a investire per rafforzare i contesti di cooperazione internazionale, contrastando i tentativi di una loro erosione, nel riconoscimento che – come anche abbiamo visto anche in questo difficile frangente - viviamo in un contesto globale, all'interno del quale l'isolamento è illusorio e dove i problemi degli altri, prima o poi, interesseranno anche noi. Con questa consapevolezza e con l'adozione di politiche equilibrate ed inclusive, avremo l'opportunità di uscire dal tunnel della crisi più forti e uniti.

Alto Commissario dell'Osce (l'Organizzazione per la sicurezza
e la cooperazione in Europa) per le Minoranze nazionali

https://www.ilsole24ore.com/art/l-impatto-emergenza-covid-19-minoranze-ADI0aRK

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