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Lezioni di libertà, di Angela Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 18/10/2021 18:10
La libertà è partecipazione. Una parola scomoda, quest’ultima, diciamocelo. Partecipare, non stare lì a parlare e giudicare senza mettersi in gioco. Costruire il vivere sociale collaborando e lottando dentro le istituzioni e non sempre restandone fuori…

Una canzone degli anni ’70 scritta da Gaber e Luporini ci faceva riflettere sulla libertà ironizzando su tutti i modi di intendere più comuni del termine e proponendone uno nuovo, molto impegnativo: la libertà è partecipazione. Una parola scomoda, quest’ultima, diciamocelo. Partecipare, non stare lì a parlare e giudicare senza mettersi in gioco. Costruire il vivere sociale collaborando e lottando dentro le istituzioni e non sempre restandone fuori. 

Un monito, sia per chi tende (ma non può riuscire completamente) a blindare le stanze del potere escludendo i cittadini, sia per chi ne resta volutamente sempre fuori senza mai assumere su di sé un impegno civile (nei partiti o nelle associazioni o anche nei cosiddetti movimenti), un impegno che solleciti costruttivamente, con maturità e pacatezza, il rispetto delle regole democratiche. 

Ma la libertà è anche qualche altra cosa, per esempio è qualcosa che ha un limite intrinseco.

Per essere libera di contemplare la bellezza della natura devo mettere a freno la libertà di farne ciò che voglio.

A scuola ci insegnarono che la nostra libertà può arrivare fino al punto in cui non lede la libertà dell’altro. Ritornando all’esempio della contemplazione della natura, ciò sarà impossibile se qualcun altro si sarà sentito libero di coprirla dei suoi rifiuti. 

In questi giorni si parla molto della libertà di non vaccinarsi e del nodo rappresentato dal green pass. Impazzano polemiche e davvero si sente dire di tutto, nella mescolanza di nozioni medico scientifiche (acquisite, nella maggior parte dei casi, per sentito dire) e nozioni di politica, anche queste proclamate, qualche volta, con scarsa o distorta conoscenza della materia.  

Ma fa specie che fra i più accesi contestatori del green pass ci siano i neofascisti che nel provvedimento vedono un’inaccettabile restrizione della libertà personale. Durante i lockdown imposti in tutto il mondo, invece, tutta l’area internazionale dei nazifascisti plaudeva e vedeva in quelle chiusure un insperato esperimento di reclusione di tutta la popolazione mondiale che avrebbe permesso loro di “prendere in mano il potere”. Mah! Stando a queste deliranti premesse, forse il green pass è per loro un’apertura che permette nei fatti un passo importante verso il riappropriarsi della libertà, e quindi non va bene. Ma faccio solo un’ipotesi, ovviamente. 

In ogni caso, resta inteso che in Italia l’apologia del fascismo non è l’espressione di un’opinione ma un reato, ed il motivo è scritto a chiare lettere nella Storia che certe volte sembra vogliamo capovolgere. Emblematico quel neofascista che a Napoli, contro il green pass, portava in processione funebre la Costituzione italiana e dichiarava che bisogna rispettarne l’articolo 3, e precisava che se le minoranze non sono rispettate la Storia ci insegna cosa può succedere…. Ma l’art 3 della Costituzione sconfessa innanzitutto il fascismo che faceva distinzioni, eccome, tra i cittadini, distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Nei talk show sempre più frequentemente si pone la questione della libertà in termini ambivalenti. Qualcuno fa notare che i fascisti non possono tenere lezioni di libertà e per risposta si torna a dire che neanche i comunisti possono tenerle. Ammesso che i comunisti ci siano ancora (ci sono, stanno a casa e non sanno come farsi rappresentare), vogliamo confrontare i fondamenti del fascismo con quelli del comunismo? 

La confusione è tanta. Perché, se qualcuno ha sconfessato le proprie origini (anche i cattolici spesso l’hanno fatto), peggiorando la qualità della propria umanità, del proprio esistere e del vivere sociale, qualcun altro invece dovrebbe sconfessarle per migliorare. È molto diverso. È come se in piena notte un orco mi assalisse e, alle mie urla, mi rispondesse che pure mia madre una volta mi ha fatto spaventare. L’orco rimane orco, mia madre può tornare ad amarmi, se si attiene al fondamento del proprio essere. Così come è importante attenersi al Vangelo, fondamento per i cattolici ed al Manifesto per i comunisti. Ma i fascisti, i neofascisti i nazifascisti, da quale fonte traggono origine? Qual è il pulpito dal quale possono proclamare lezioni di libertà e giustizia? Il pulpito del lupo travestito da agnello. Apriamo gli occhi e cerchiamo di impegnarci e migliorare tutti.

*[redazione Cercasi un Fine]

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