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L'ex dipendente Ilva non dovrebbe chiedere scusa per aver scritto la verità, di Luigi Mastrodonato

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 14/04/2021 17:54
Riccardo Cristello, magazziniere da 21 anni, nel criticare una serie tv, scrive su Facebook ciò che tutti sanno: a Taranto i bambini sono morti - e muoiono - per inquinamento. ArcelorMittal, che ha rilevato l'ex Ilva, lo ha licenziato per giusta causa…

A Taranto tutti possono dire che c’è un problema di inquinamento e salute, tranne i dipendenti dell’ex Ilva, i cui impianti sono ora gestiti dal colosso franco-indiano ArcelorMittal. Nei giorni scorsi Riccardo Cristello, tecnico di magazzino da 21 anni nello stabilimento, è stato licenziato per aver pubblicato un post sul suo profilo Facebook giudicato denigratorio e lesivo dalla dirigenza societaria. Una decisione che ha portato i sindacati a proclamare uno sciopero per la giornata di oggi, questo mentre i gestori del siderurgico hanno dichiarato di essere pronti a reintegrare l’ex dipendente, a una condizione: che chieda scusa.

Cristello aveva condiviso uno di quei messaggi stile catena di Sant’Antonio, che invitava a seguire su canale 5 Svegliati amore mio, la nuova serie con Sabrina Ferilli incentrata sulla storia di una bambina che vive accanto a un’acciaieria e si ammala. Un plot di fantasia, ma chiaramente ispirato alla città di Taranto, esattamente quello che c’era scritto nel post dell’ormai ex tecnico di magazzino. Il commento su Facebook, in cui non viene mai menzionata ArcelorMittal, si chiudeva in questo modo: “In nome del profitto la vita dei bambini tarantini non conta. Assassini”. Parole certamente non dolci, ma nulla di nuovo sotto al sole se si pensa che le morti di Taranto legate all’inquinamento dell’impianto siderurgico sono probabilmente una delle tragedie più gravi dell’Italia degli ultimi decenni.

Riccardo Cristello, in fin dei conti, ha solo detto l’ovvio, ma lo ha fatto da una posizione scomoda, da dipendente dell’ex Ilva. Che la vita dei bambini tarantini sia stata rovinata dall’acciaieria è confermato dai report ambientali ed epidemiologici. Lo studio Sentieri, per esempio, sottolinea che dal 2002 al 2015 nell’area urbana tarantina sono nati 600 bambini malformati e si sono registrati oltre 40 tumori in età pediatrica, numeri decisamente più alti rispetto alle altre medie provinciali. La cronaca locale è un continuo susseguirsi di decessi nei primi anni di vita, questo mentre di tanto in tanto le scuole vengono chiuse nei cosiddetti wind days, quei giorni cioè in cui il vento arriva da Nord e Ovest a una velocità ≥ 7 m/s, trasportando le polveri dell’ex Ilva in città più di quanto già non succeda nei giorni normali. Nella sua requisitoria nell’ambito del processo “Ambiente svenduto”, il pubblico ministero ha scritto che “tonnellate di polveri dei parchi si abbattevano sulla popolazione del Quartiere Tamburi, entravano nelle case, nelle camere da letto , nei cassetti , nei comodini, nei cuscini dei bambini che occupavano quelle camere” e quei bambini “purtroppo non ci sono più perché si sono ammalati grazie a quelle terribili emissioni”.

Che ha detto di sbagliato Riccardo Cristello? 

Di fatto nulla, a parte quell’”assassini” che anticipa una condanna definitiva per le 44 persone fisiche a processo che ancora non c’è stata e che in ogni caso non avrebbe nulla a che fare con ArcelorMittal, dal momento che quando si parla di ex Ilva, tumori, bambini e inquinamento si fa riferimento alla vecchia gestione Riva. L’ex tecnico di magazzino dell’impianto siderurgico, insomma, ha scritto quello che sappiamo tutti e che basta trovare in mezzo secondo con una ricerca su Google. Che non sia un sovversivo, d’altronde, lo dimostra il fatto che abbia ricevuto solidarietà un po’ da tutti, al punto che Sabrina Ferilli gli ha proposto di sostenerlo economicamente nelle spese legali, mentre il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha chiesto chiarimenti alla società. Che ha fatto un mezzo dietrofront, nel senso che si è detta pronta a reintegrare il suo ex lavoratore, purché chieda pubblicamente scusa.

Scusa di cosa, esattamente? Quello immaginato dalla multinazionale franco-indiana è un rapporto di lavoro fondato sul servilismo più che sulla lealtà, dove a costituire reato non è solo l’opinione ma anche l’espressione di concetti che sono sulla bocca di tutti ma che evidentemente devono essere respinti dai dipendenti neanche fossero piccoli soldati al fronte. Il problema di Cristello non è quello di aver criticato la società, ma di aver riconosciuto semplicemente che Taranto è una città problematica, dove i bambini in questi anni sono morti per l’inquinamento. Un’ovvietà che non si può dire, sintomo di una certa coda di paglia da parte dei nuovi gestori degli impianti, forse perché l’inizio non è stato dei migliori se si pensa che i dati di Arpa Puglia riferiti al 2019 hanno rivelato che l’Ilva di ArcelorMittal inquina più di quella vecchia commissariata, mentre i dati del 2020 hanno sottolineato che a un calo della produzione è corrisposto un aumento dell’inquinamento, in particolare le emissioni di benzene.

Colpirne uno per educarne cento, ecco il sistema di cui è stato vittima Riccardo Cristello, da 21 anni in azienda, padre di due figli piccoli, oggi senza lavoro per un post su Facebook. L’unico modo per tornare alla normalità è chiedere scusa, quelle scuse che invece dovrebbe essere qualcun altro a presentare a tutta la città di Taranto, da decenni martoriata da fumi di cui tutti possono parlare, tranne coloro che li hanno osservati più da vicino, i lavoratori degli impianti.

https://www.wired.it/attualita/ambiente/2021/04/14/taranto-ex-ilva-arcelormittal-dipendente-licenziato-post-facebook/

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