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Le tante debolezze di nazionalismo e sovranismo in Europa, di Piero Ignazi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 19/10/2018 08:24
Il Consiglio Europeo dovrebbe incominciare a trattare con fermezza sia chi vuole scardinare i principi guida ideali dell’Unione, sia chi si rifiuta di accettare quelle norme di solidarietà e condivisione tra stati membri...

La politica a livello nazionale segue un tempo che non coincide con quella delle istituzioni comunitarie. A Bruxelles e nelle altri sedi Ue si procede con agende prefissate molto tempo prima degli incontri e con dossier che “partono da lontano” con il rischio di essere spiazzati, se non superati, da quanto accade nei singoli paesi.

I temi in discussione al prossimo Consiglio europeo riguarderanno soprattutto – ma non solo: la Brexit incombe sempre – le questioni di sicurezza interna, ivi compreso il dossier immigrazione. Quest’ultimo continua a tenere banco per l’insistenza dei partiti populisti europei, spesso sciaguratamente (in)seguiti da partiti conservatori di vario tipo. Tuttavia si ha l’impressione che questa issue stia perdendo un po’ di forza.

In primo luogo l’afflusso di migranti è rallentato e, inevitabilmente, con l’approssimarsi dell’inverno diventerà ancora più rarefatto quello via mare. Gli accordi del governo italiano con la Libia, per quanto non cristallini né commendevoli su molti aspetti, hanno da tempo ridotto di molto l’arrivo di migranti. A questo si aggiunge una serie di prese di posizione anti-immigrazione del nuovo governo italiano, e del ministro dell’Interno in particolare, che hanno reso molto difficile l’attività umanitaria di rescue in mare da parte delle Ong, le più attive in queste operazioni.

In secondo luogo la cosiddetta alleanza sovranista tra i partiti populisti deve mettere la sordina su questo tema se vuole che anche il rappresentante italiano di questa tendenza, la Lega, vi partecipi, in quanto una richiesta ricorrente ai partner europei da parte dell’Italia riguarda la ricollocazione su tutti i paesi del carico dei migranti arrivati in Italia negli ultimi anni. Invece questa ipotesi è rigettata dagli altri partiti nazionalisti, a incominciare dai due al governo in Ungheria e in Polonia (anche se nel PiS polacco vi sono posizioni diverse, tali da non assimilarlo sic et simpliciter tra i sovranisti).

Infine, come si ricordava in apertura, eventi politici nazionali possono modificare in tempo reale la percezione dei problemi e la loro urgenza. Particolarmente significativo in questo contesto l’esito delle elezioni regionali della Baviera. La battuta d’arresto del partito populista di estrema destra, l’Afd, che, contrariamente alle aspettative, ha perso punti rispetto alle elezioni federali dell’anno scorso, indica che l’ondata populista starebbe scemando. Laddove non vi sono cedimenti alle loro parole d’ordine e alla loro visione del mondo chiusa e securitaria, ma si innalzano orgogliosamente i vessilli dell’umanesimo cristiano, della fratellanza repubblicana e della solidarietà socialista, l’opinione pubblica rimane in larga parte fedele a questi valori, sui quali si è costruita l’integrazione europea.

Per questo il Consiglio europeo dovrebbe incominciare a trattare con fermezza sia chi vuole scardinare i principi guida ideali dell’Unione, sia chi si rifiuta di accettare quelle norme di solidarietà e condivisione tra stati membri, come quella della ripartizione dei migranti, decise dagli organismi comunitari. È proprio la volontarietà dell’adesione alla ripartizione su scala europea, prevista dall’ultimo Consiglio europeo, a scoprire le carte dei partiti sovranisti rendendoli indisponibili a sostenere partiti “fratelli” come quello italiano.

L’internazionale populista vagheggiata da molti non ha grandi possibilità di affermarsi proprio per la natura particolarista e sostanzialmente nazionalista di queste forze politiche. In base a questa visione, questi partiti vorrebbero una Unione meno integrata. Solo che per imporre una tale inversione di tendenza dovrebbero ottenere un successo strepitoso alle prossime elezioni europee; e invece, dopo il voto in Svezia e domenica scorsa in Baviera, così come alle comunali in Belgio, quantomeno nella regione vallone, questa ipotesi è diventata molto remota.

Secondo una simulazione effettuata dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna nel mese di giugno in base ai sondaggi disponibili nei vari paesi dell’UE, i tre gruppi più euroscettici attualmente presenti a Strasburgo – Ecr, Enf, Efdd –, otterrebbero circa 150 seggi con un aumento stimato attorno al 5-6% rispetto al parlamento attuale. Siamo quindi ben lontani da una massa critica tale da imporre un cambiamento di rotta all’Unione. E, tra l’altro, all’interno di questo mondo euroscettico vi sono forze che vanno in direzioni diverse: si pensi al voto favorevole del M5S nei confronti della mozione che ha censurato l’Ungheria, avviando la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato per violazione dei principi democratici.

La questione migranti rimane certo tra le preoccupazioni maggiori degli elettorati europei e i partiti sovranisti la cavalcano senza freni, ma con orientamenti e finalità diversi se non opposti. Tuttavia anche paesi e partiti filo-europei non hanno mostrato una sensibilità adeguata. Uno sforzo comune verso la risoluzione del problema toglierebbe fiato alla propaganda nazionalista-sovranista.

 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-tante-debolezze-di-nazionalismo-e-sovranismo-europa-21436

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