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Le priorità dell'Italia secondo il Quirinale, di Valentina Conte

creato da Denj — ultima modifica 21/07/2016 17:20
Le priorità del Quirinale per l'Italia: disoccupati, giovani, poveri, immigrati e...
Le priorità dell'Italia secondo il Quirinale, di Valentina Conte

Giorgio Napolitano - discorso di fine anno

Disoccupati, giovani, poveri, immigrati e i loro bimbi nati qui, ma ancora stranieri. E ancora, Sud dimenticato, piccole aziende cancellate dalla crisi, medie e grandi costrette alla Cassa integrazione. Ecco la nuova "questione sociale", messa al centro del discorso di Napolitano.

SACRIFICI - «Nessuno può negare la necessità» dei sacrifici chiesti agli italiani, premette il Presidente. Per ridurre il «massiccio» debito pubblico, ormai sopra il 126% del Pil, e per pagare «più di 85 miliardi di euro all' anno» di interessi su quel debito (che però il governo Monti stima in 75 miliardi). Uno sforzo costato agli italiani ben tre manovre da 81,3 miliardi, per la salvezza dal "baratro" e il pareggio di bilancio. La febbre da spread è scesa (da 575 a 320 punti). Ed è tornata la fiducia nell'Italia, con le aste di titoli di Stato non più disdegnate dagli investitori stranieri.

POVERI - La povertà è però aumentata, ricorda Napolitano. «Sono quasi due milioni i minori che vivono in famiglie relativamente povere, il 70% al Sud». Per l' Istat il "rischio povertà" riguarda quasi un italiano su tre (il 26,3% nel 2010, il 29,9% nel 2011). Gli italiani che non ce la fanno sono più di 8 milioni, quasi 3 milioni di famiglie. Mentre la spesa sociale (malattia, invalidità, disoccupazione) è tra le più basse in Europa: 7.200 euro pro-capite, contro i 7.500 della Gran Bretagna, gli 8.500 di Francia e Germania. «Ricevo lettere da persone che mi dicono dell'impossibilità di vivere con una pensione minima dell' Inps», cioè con 495 euro lordi al mese. Gli indigenti assistiti in Italia sono quasi 3,7 milioni.

SUD - Se ne parla poco, lamenta il Presidente. Ma se c' è un anello debole nell'economia italiana è il Mezzogiorno. Solo nel quinquennio 2007-2011, per fare un esempio, il Sud ha perso 24 miliardi di Pil, sono scomparse 16 mila imprese, andati in fumo 330 mila posti di lavoro, a picco gli investimenti, con il 30% in meno nell'industria e oltre il 42% nelle costruzioni. I giovani senza lavoro al Sud raggiungono vette sconosciute altrove in Italia: quasi il 42% per i ragazzi tra 15 e 24 anni, sopra il 43% tra le ragazze. Livelli da Grecia. Nel 2011 i pendolari verso il Nord sono stati quasi 140 mila (+4,3%), dei quali 39 mila laureati.

IMMIGRATI - Un anno fa, ricorda il Presidente, «avevamo 420 mila minori extracomunitari nati in Italia». Non è concepibile che restino stranieri. E invece è così. Il ministero dell' Istruzione ha calcolato in 756 mila i ragazzi stranieri che frequentano le nostre scuole, in rappresentanza di 200 paesi. Una sedia ogni nove. In dieci anni è raddoppiato il loro numero alla primaria e alle medie, triplicato all'asilo e alle superiori. I bebè figli di stranieri sono il 14% dei nuovi nati in Italia, quasi 80 mila in un anno.

EVASIONE - «Spudorata», la definisce Napolitano. L' evasione toglie dalle tasche degli onesti almeno 120-150 miliardi all'anno. Un cancro che blocca l'economia e porta il vero peso delle tasse dal 45% ufficiale al 55% reale, anche 65% lamentano le aziende. A un anno dall'operazione Cortina, la Guardia di Finanza rivela che uno scontrino su tre viene nascosto al Fisco. Al Sud, uno su due. Eppure il gettito 2012 dalla lotta all'evasione sarà pari a quello del 2011, 13 miliardi. Una goccia.

GIOVANI - I più polemici per «errori e ritardi» della politica, per «scelte sbagliate e riforme mancate», dice Napolitano. In primis, il lavoro che manca. Il 36,5% dei giovani tra 15 e 24 anni non ha un impiego, contro l' 11% nazionale, ai massimi da vent'anni. E quando c' è, il lavoro è precario e intermittente. Impossibile ottenere un mutuo, sogni di indipendenza vanificati, i ricercatori (e chi può) scappano all'estero.

 

fonte: www.repubblica.it, 02.01.2013

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