Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Le presidenziali in Turchia

Le presidenziali in Turchia

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 22/09/2015 11:29
Il 10 agosto in Turchia 53 milioni di cittadini eleggeranno il nuovo presidente. È la prima volta che il presidente sarà scelto dagli elettori e non dal parlamento.

Il 10 agosto in Turchia 53 milioni di cittadini eleggeranno il nuovo presidente. È la prima volta che il presidente sarà scelto dagli elettori e non dal parlamento. Dal 31 luglio al 3 agosto hanno votato i turchi residenti all’estero. In totale i potenziali elettori residenti all’estero sono 2,8 milioni (1,4 milioni in Germania). Ma solo 230mila di loro, ossia circa l’8 per cento, hanno partecipato al voto, riporta Al Monitor.

Se domenica nessun candidato raggiungerà la maggioranza assoluta, il 24 agosto ci saranno i ballottaggi, e vincerà chi otterrà il maggior numero di preferenze. Il presidente resta in carica per cinque anni.

I principali candidati.

Recep Tayyip Erdoğan, 60 anni, è il primo ministro in carica e il leader del Partito giustizia e sviluppo (Akp), la formazione islamica conservatrice che governa dal 2003 dopo che per anni l’esercito aveva estromesso gli islamisti dal potere.

Erdoğan è il grande favorito di queste elezioni, che potrebbe vincere già al primo turno,scrive l’Associated Press. Alle elezioni amministrative del 30 marzo 2014 l’Akp ha ottenuto il 47 per cento di voti.

Durante la campagna elettorale il premier ha fatto intendere che, se sarà eletto,rafforzerà i poteri del presidente, aggiungendo che non sarà un presidente imparziale.

Erdoğan ha cercato di promuovere la sua immagine di uomo del popolo che ha guidato il boom economico del paese. Molti gli riconoscono i meriti di aver favorito lo sviluppo delle regioni più arretrate, migliorato il sistema sanitario nazionale e garantito maggiori diritti alle minoranze etniche, come i curdi. Ma il primo ministro è stato anche accusato di populismo, autoritarismo e di violazione della laicità dello stato.

Dopo che a febbraio alcune intercettazioni telefoniche in cui Erdoğan sembra parlare con suo figlio Bilal di una somma di denaro da nascondere sono state pubblicate su YouTube e riportate su internet, il premier ha accusato i social network di essere uno strumento della cospirazione contro la Turchia e li ha definiti “una minaccia per la società”. A febbraio il governo ha adottato una legge che intensifica il controllo sui siti internet e a marzo ha oscurato temporaneamente Twitter e YouTube.

Nel maggio del 2013 il violento sgombero di un sit in contro la ristrutturazione del parco Gezi a Istanbul aveva dato inizio alle manifestazioni di piazza Taksim andate avanti poi per settimane, attirando le critiche della comunità internazionale per la brutale risposta delle forze di polizia.

Ekmeleddin Mehmet İhsanoğlu, 70 anni, è un accademico e dal 2004 al 2014 è stato segretario generale dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic), che raccoglie 57 stati del mondo islamico. È appoggiato da una decina di formazioni politiche, tra cui il Partito popolare repubblicano (Chp) e il Partito del movimento nazionalista (Mhp), che sono i due principali partiti del paese dopo l’Akp.

In campagna elettorale ha insistito sull’unità e l’inclusione, ripetendo che la sua sarebbe una presidenza rivolta a tutti i turchi. İhsanoğlu è nato al Cairo, cosa che il suo rivale Erdoğan ha ribadito più volte per mettere in dubbio “il suo spirito turco”, e ha potuto contare su risorse finanziarie e una presenza sui mezzi d’informazione minori di quelle degli altri candidati, spiega l’Ap.

Selahattin Demirtaş, 41 anni, è il leader del Partito democratico. Avvocato di origini curde, ha lavorato con organizzazioni per i diritti umani nel Kurdistan turco ed è entrato in politica nel 2007.

Ha fondato la sua campagna elettorale sull’aiuto ai giovani e alle fasce più povere della popolazione. Demirtaş può spostare molti voti tra gli elettori curdi, che si stima costituiscano il 20 per cento della popolazione, e che potrebbero preferirlo a Erdoğan.

fonte www.internazionale.it

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in preparazione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 settembre 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.