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Le parole necessarie. Lo sconcerto di Mattarella davanti a un anno di inconcludenza sulla giustizia, di Alessandro De Angelis

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/05/2020 09:06
L'intervento del presidente sulle chat di Palamara e la riforma del Csm affronta un tema che è più grande di Salvini, ovvero la necessità di un’azione urgente e determinata che tuteli e rilegittimi la magistratura agli occhi degli italiani…

Le parole necessarie. Punto. Senza alcuna sottovalutazione di ciò che è accaduto, indulgenza o prudenza lessicale. Parole che vanno al cuore della questione. E la questione è la delegittimazione che investe la magistratura italiana, in un quadro in cui, di fronte all’opaco intreccio tra toghe e politica che emerge dallo scandalo Palamara, né la politica, nel suo complesso, né la magistratura, nel suo complesso, hanno mostrato una consapevolezza e una capacità reattiva.

Non a caso il capo dello Stato, nel suo crudo intervento, fa rifermento al suo discorso al Csm di un anno fa, quando lo scandalo si manifestò in tutta la sua deflagrante portata, rivelando la “degenerazione del sistema correntizio” e “l’inammissibile commistione tra politici e magistrati”. In quell’occasione Mattarella espresse “grave sconcerto” e “riprovazione”: uno stato d’animo, che oggi si ripropone in modo ancora più assillante, nella misura in cui reca in sé una denuncia politica e morale, di fronte a un anno di sostanziale immobilismo, che una nuova ondata di ascolti rende pressoché incomprensibile e ingiustificabile.

Vox clamantis in deserto, sia allora, quando, tranne rare eccezioni, anche i Torquemada in servizio permanente effettivo, con la toga svolazzante e il dito puntato, evitarono di porre il tema della “questione morale” nella magistratura,  sia oggi che si registra un anno di inconcludenza, a causa delle contraddizioni interne al Conte 2, in materia di giustizia, che parimenti al Conte 1, hanno nei fatti congelato il tema. E anche a causa di una reazione anch’essa “correntizia” alla questione da parte dei magistrati con l’Anm impegnata in un rimpallo di responsabilità tra chi è più o meno coinvolto, ma non a una corale assunzione di responsabilità.

In questo senso, le parole di Mattarella vanno ben oltre una risposta a Salvini, che in questi giorni lo ha tirato in ballo, in modo più o meno scomposto, più o meno strumentale. Diciamo così: affrontano un tema che è più grande di Salvini, ovvero la necessità di un’azione urgente e determinata che tuteli e rilegittimi la magistratura agli occhi degli italiani, evitando che, nella propaganda politica e nel senso comune, venga buttato via assieme all’acqua sporca delle degenerazioni anche il bambino, e cioè l’ordinamento giudiziario nel suo complesso. 

Ma, al tempo stesso, nell’intervento c’è il fermo rifiuto di una doppia morale e di un doppio standard politico-morale per cui in fondo, se una scorrettezza nuoce il leader della Lega diventa tollerabile: magistrati che al telefono auspicano che un politico venga abbattuto con i processi è grave in sé, a prescindere dal colore della casacca indossata da quel politico.

Si chiama, semplicemente, senso dello Stato e delle istituzioni, riaffermato nel più rigoroso rispetto delle proprie prerogative costituzionali. Per questo, con altrettanta fermezza, Mattarella mette un punto fermo di fronte alla gazzarra, artatamente creata con una martellante campagna della destra, in nome dello “sciogliamo tutto”. La legge istitutiva del Csm prevede infatti che, essendo un organismo autonomo, non possa essere sciolto da altri organi costituzionali.

C’è un unico caso in cui questo è possibile: qualora dovesse manifestarsi una non funzionalità dello stesso, “condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti”. Non è il caso dell’attuale Csm che si è in parte rinnovato con le dimissioni e la sostituzione dei cinque consiglieri coinvolti nell’affaire Palamara, su cui sono in corso procedimenti disciplinari, che peraltro risulterebbero interrotti da uno scioglimento del Csm.

Ecco, la strada non è una facile invocazione di processi di piazze, reali o social, ma una profonda presa di coscienza, un cambiamento radicale di approccio e di metodo. Che spetta alla politica, intesa come Parlamento e Governo, chiamati a discutere una riforma del Csm che preveda “criteri nuovi e diversi”. 

È l’ennesima chiamata a un’assunzione di responsabilità, in un dibattito, quello sulla riforma del Csm, ripropostosi in modo quasi stanco e annoiato, con l’ipocrisia di chi lo ripropone da trent’anni a questa parte, senza che si riesca ad arrivare ad un approdo concreto. Sempre nel rispetto delle proprie prerogative, più di un invito pressane il capo dello Stato non può fare. Non sarebbe il primo caso che non viene raccolto, come accaduto un anno fa. Comunque, come si suol dire, resta agli atti. Anche per tutte le volte in cui viene tirato in ballo a sproposito.

https://www.huffingtonpost.it/entry/le-parole-necessarie-lo-sconcerto-di-mattarella-davanti-a-un-anno-di-inconcludenza-sulla-giustizia_it_5ed14fb6c5b611dacad2a245?pb&utm_hp_ref=it-homepage

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