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Le parole che non sentiamo nella campagna elettorale, di Michele Salvati

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/05/2019 09:12
Di Europa si discuterà assai poco in modo ragionevole, e quel poco mischiato a litigi e insulti su questioni che con l’Europa nulla hanno a che fare…

Poche settimane fa, Federico Fubini ha scritto un piccolo, utilissimo libro: Per amor proprio. Il sottotitolo è rivelatore: «Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa (e di vergognarsi di se stessa)» e raramente m’è capitato di leggere un saggio di economia e di politica così informato e ragionevole nella sostanza e però così chiaro, facile e avvincente nella forma. «Odiare» o «vergognarsi» sono sentimenti forti, ma sono purtroppo quelli che l’attuale propaganda politica esprime — molto di più il primo che il secondo, a dire il vero — nei suoi tweet e nei suoi post su Facebook o Instagram

A questi, e alla pancia, Fubini sostituisce un ragionamento, e dunque la testa, ma una testa a cui non sono necessari grandi sforzi per capirlo. E alla pura emozione sostituisce una riflessione: visto che nel sistema monetario europeo ci dobbiamo restare — nessuno vuole il contrario, perché sarebbe per noi troppo dannoso uscirne o esserne cacciati — perché non cercare di farlo funzionare meglio? 

Le parole che Fubini mette in bocca a un immaginario funzionario italiano presente «al grande tavolo ovale per un giorno» — le difficoltà e le mancanze del nostro Paese sono onestamente riconosciute, ma al tempo stesso sono duramente criticati i difetti dell’attuale governance del sistema e i comportamenti nazionalistici e opportunistici di altri stati membri dell’Unione — mi hanno quasi commosso: avremo mai un rappresentante di un nostro governo capace di fare in una sede ufficiale un discorso così lucido e dignitoso?

Già, l’avremo mai? La campagna per le elezioni europee del 26 maggio è iniziata da poco e finora non ho trovato un’indicazione chiara su che cosa dovrebbero fare — quali proposte e iniziative dovrebbero sostenere — i candidati dei diversi partiti nel caso venissero eletti al Parlamento europeo: sto parlando ovviamente dei partiti maggiori, quelli che riusciranno a passare la soglia del 4%. 

Spero che le cose cambino mano a mano che la campagna si riscalda, ma ne dubito: alla grande massa degli elettori saranno destinati televisione e social, in cui di Europa e dei suoi problemi si parlerà assai poco in modo ragionevole e preciso, e quel poco mischiato a litigi e insulti su questioni che con l’Europa nulla hanno a che fare. Solo slogan e promesse. Ma quanto si promette agli elettori conta, ed è poi difficile svincolarsi da promesse sbagliate o non attuabili: occorre una forte legittimazione elettorale e una buona dose di coraggio per invertire la rotta nella propaganda e nell’affettiva azione di governo. 

Fino alle elezioni europee — viste soltanto come un maxisondaggio sul consenso elettorale che i partiti riscuotono ora — di invertire la rotta, o anche solo di dichiarare onestamente e nel dettaglio la strategia che si intende perseguire in Europa, credo che non si parlerà affatto in modo ragionevole e comprensibile alla gran massa dei cittadini.

E dopo le elezioni europee? Se non tutto, molto dipenderà dalle lezioni che i partiti trarranno dal maxisondaggio delle europee, nonché dalle elezioni regionali piemontesi e dalla raffica di elezioni amministrative che si svolgeranno nello stesso giorno. 

Se la sentirà Salvini di affrontare i rischi di una rottura con i 5 Stelle, di provocare elezioni politiche anticipate, di allearsi con Forza Italia, di attenuare fortemente, se non di interrompere, l’attuale rapporto con i partiti e i paesi sovranisti? E, nel caso questa nuova alleanza di Destra/Centro prevalesse nelle elezioni anticipate, riuscirà Salvini a scrivere una legge di bilancio che confligga di meno con i trattati europei e con le richieste dei mercati? Oppure, se il «contratto» populista venisse riconfermato, la legge di bilancio per il 2020 la scriveranno ancora gli stessi che hanno scritto la precedente, condividendo sia il rischio che le limature pur pesanti che saranno costretti a fare siano insufficienti per l’Europa e i mercati, sia il biasimo che siano considerate eccessive dai loro elettori delusi?

E i 5Stelle? Soggetti ad una continua erosione di consensi, soprattutto a vantaggio della Lega, il loro problema è quello di differenziare la loro offerta politica da quella di Salvini, spostandosi verso un populismo di «sinistra» — si fa per dire — ciò che ha anche il vantaggio di contenere i timidi segnali di ripresa del Pd di Zingaretti. 

Nel quale temo ci sia qualcuno che si illuda che il recente successo dei socialisti spagnoli segnali l’inizio di un trend che torni a premiare partiti di sinistra moderata ed europeista, mentre è invece il frutto di circostanze nazionali del tutto estranee alle recenti vicende italiane: una lunga fase di opposizione al governo Rajoy (impossibile identificare il partito socialista spagnolo con i responsabili del malessere del Paese, mentre era facile farlo per ii Pd, ininterrottamente al governo per sette anni), un forte europeismo condiviso da tutti i partiti, un’economia che ha ripreso a marciare in modo gagliardo, una possibile alleanza con Podemos — un movimento di sinistra populista con un consenso elettorale molto inferiore ai socialisti e molto diverso dai 5 Stelle — , una proposta ragionevole e vincente su come affrontare il grande problema dell’ indipendentismo catalano.

Sia che si arrivi a nuove elezioni politiche, sia che questa legislatura sia destinata a durare ancora, temo che dovremo attendere non poco tempo prima che un discorso come quello che Fubini mette in bocca al nostro immaginario rappresentante in Europa — ammesso che venga fatto — sia ascoltato con rispetto ed attenzione a Bruxelles.

 

https://www.corriere.it/opinioni/19_maggio_06/parole-che-non-sentiamo-330b1a20-7013-11e9-90a6-5e2915e36bd9.shtml

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