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Le novità in amore, di Emilia Palladino

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 25/05/2016 09:56
Intervista alla prof.ssa Emilia Palladino, della facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma, sul documento Amoris Laetitia di papa Francesco

 

Qual è il suo concetto generale di Amoris laetitiae e come è stato ricevuto questo documento nella comunità accademica?
R: Ritengo questo documento come uno dei più importanti sul tema della famiglia dopo la Familiaris Consortio. Questo documento riassume le conclusioni degli due ultimi sinodi, citate da papa Francesco frequentemente, in alcuni casi i passaggi sono ripresi integralmente.
In quanto alla ricezione della comunità academica, il documento ha sollevato reazioni molto differenti. In generale ci si pone di fronte a questi documenti in modo costruttivo, cercando di comprenderne il significato profondo e l’evoluzione rispetto al passato, in questo senso c’è chi vi ha trovato importanti novità e invece chi ha detto che le novità non ci sono. Nell’Amoris laetitia papa Francesco ha preso dalla vita ordinaria, non è un documento dottrinale, è molto elastico, pratico, parla della quotidianità, il linguaggio come si può vedere non è academico.

Che significato ha dare la capacità di decisione alle copie e che estensione ha nella vita famigliare?
R: Nel documento viene detto che sono le copie che decidono per sé stesse. Il discernimento della coppia in quanto coppia, in quanto unita in matrimonio, è già di per se stesso una cosa che ha valore e deve essere fatto. La coppia non ha solo il diritto di fare discernimento, ha il dovere di fare discernimento sulle cose che la riguardano strettamente. L’estensione è importante perché va dalla vita ordinaria a questioni di formazione. Per esempio, all’interno dei corsi di preparazione al matrimonio, le coppie devono essere anche educate al discernimento; questo richiede una modifica dell’approccio educativo al sacramento.

Molte persone dicono che il Papa no ha detto niente di nuovo, Lei che cosa pensa?
R: Questa è la critica forse più diffusa a questo documento. Per certi versi è normale che a livelo di contenuti non si siano viste cose nuove; la novità invece secondo me riguarda la priorità degli argomenti scelti dal papa e il modo in cui sono stati trattati. Per esempio, il tema del desiderio sessuale, dell’amore appassionato, è stato già trattato nella Deus Caritas est, però il modo in cui ne parla Francesco è nuovo: da una parte è stata data una priorità eccellente alla questione della passione al’interno della coppia con un linguaggio molto elastico, ancorato alla dinamica reale della convivenza fra i coniugi, dall’altro il papa sembra richiedere che la sessualità sia proprio un argomento di conversazione nella coppia, per crescere insieme anche in quell’ambito così importante. Mai prima un’esortazione apostolica chiede che una coppia possa dialogare anche per rendere migliore la propria esperienza di passione sessuale.

Cosa possono fare il laici per aiutare a la Chiesa in questa sfida?
R: I laici possono fare tantissimo: innanzitutto essere persone autonome, una autonomia di pensiero, di discernimento e di azioni. Secondo me, la battaglia più dura è quella contro il clericalismo perché è un attegiamento che non solo minaccia il lavoro dei laici e la loro autonomia, ma convince gli ordinati a non lasciare ai laici lo spazio che spetta loro. Deve essere allora una collaborazione fra tutte le membra del popolo di Dio: da una parte i laici che devono assumere la loro autonomia e la loro responsabilità, dall’altra i consacrati che devono lasciare lo spazio per farlo.

Che succede con la comunione ai divorziati?
R: Per quanto riguarda questo aspetto, si percepisce più chiaramente la contrapposizione fra legge e spirito. Quanti valutano la realtà dei divorziati risposati in funzione dell’accesso ai sacramenti centrandosi solo sullo “spirito”, trascurando questioni di norma, rischiano il permissivismo; quanti invece si centrano sulla legge potrebbero arrivare ad essere eccessivamente rigidi e severi.
Evidentemente non si puo fare a meno di cammino differenziato a seconda delle persone e delle situazioni. Tutti si meritano la salvezza, perché Gesù è morto e risorto per tutti, quindi il problema della Chiesa è poterla veicolare per tutti. Che strada allora percorrere? Una strada unica per tutti? Oppure una proposta processuale differenziata modulata su stato e necessità degli individui e delle circostanze? Questo implica che i sacerdoti abbiano un ruolo attivo e responsabile a livello di accompagnamento pastorale. La misura di una buona azione pastorale è la conversione: una conversione lenta, faticosa, a volte difficile, ma che dura nel tempo. Il sacerdote se ha di fronte una coppia in difficoltà, deve sapere che deve dare loro soprattutto tempo.

C’è il pericolo di relativismo?
R: Alcuni all’interno della Chiesa possono percepire le aperture di papa Francesco al discernimento individuale e della coppia come un rischio, in quanto favorirebbe il relativismo delle posizioni e delle soluzioni. In realtà, però, non si può comprendere l’ampiezza della posizione di Francesco senza inserirla in unno schema relazionale.
In altre parole, le indicazioni contenute nell’Amoris Laetitia hanno senso se sono inserite all’interno di una visione antropologica che contempla la presenza e l’importanza di relazioni fra gli attori di un determinato problema. 
Ad esempio, riguardo all’accesso ai sacramenti dei divorziati e risposati, la vera questione non è se debba essere loro permesso di accostarsi alla Comunione o no, ma se esiste ed è efficace una rete di relazioni costruttive e di accompagnamento sincero e autentico tra i membri della coppia, il sacerdote e la comunità ecclesiale di riferimento. 
Senza comunione, senza relazione, senza dialogo, l’attualizzazione delle indicazioni del documento è improponibile.

Questo implica una pastorale familiare seria, matura.
R: Certo, richiede una pastorale familiare seria e in tutti maturità e responsabilità. L’alternativa ad una improduttiva pastorale di conservazione che oggi abbiamo come Chiesa ai fini di un’evangelizzazione diretta ed efficace è di “riconnettere le relazioni”; senza entrare in relazione non si riesce ad aiutare nessuno. Per questo è necessario educare soprattutto i formatori – e i sacerdoti quindi – al discernimento, alla maturità, ad una corretta lettura della realtà e alla responsabilità. 
Alcuni pensano che errare è un peccato, per questo non fanno niente.
L’errore non è un peccato in sé; l’accompagnatore, anche laico, dovrebbe saper discernere la differenza fra una situazione di peccato e una situazione d’errore. La situazione di peccato implica un atto di volontà della persona che vuole rimanere lì; invece una situazione di errore è quella di una persona che cerca la sua strada, sbagliando, ma ammettendo che in quel momento è lo massimo che può fare, e non è da poco. Certamente nelle situazioni di errore si può intervenire in modo molto positivo con un corretto discernimento e con un costante accompagnamento personale.

traduzione dallo spagnolo, fonte rivista spagnola on line Religion Digital
http://www.periodistadigital.com/religion/mundo/2016/05/16/la-critica-mas-difundida-a-la-amoris-laetitia-es-que-no-dice-nada-nuevo-iglesia-religion-dios-jesus-francisco-papa.shtml
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