Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Le lezioni da imparare 
sull’emergenza migrazioni, di Goffredo Buccini

Le lezioni da imparare 
sull’emergenza migrazioni, di Goffredo Buccini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/11/2018 10:20
Nelle crisi globali, come quella in corso ai confini tra Stati Uniti e Messico, può accadere il peggio in assenza di visione e di gestione politica…

I nodi cominciano a venire al pettine. E dunque va trasformandosi in lacerante emergenza umanitaria la crisi migratoria di Tijuana, esito finale della marcia verso il sogno a stelle e strisce di dieci o ventimila cittadini centroamericani: in buona parte «criminali» e forse «terroristi», secondo Donald Trump; «donne e bambini per due terzi», secondo i padri scalabriniani che gestiscono la casa d’accoglienza per profughi nella cittadina messicana al confine con gli Stati Uniti. Visioni inconciliabili in una questione che interpella anche noi. Perché questo esodo iniziato più d’un mese fa attraverso le pericolose strade di Honduras, El Salvador e Guatemala, cresciuto di peso numerico e simbolico al grido di «non si può vivere se si è poveri in America centrale», è una storia lontana che parla però a noi tutti, chiamando in causa due parole assai abusate anche dalle nostre parti: razzismo e paura. E ci impartisce subito una lezione preliminare: negli insondati territori delle crisi globali, può accadere il peggio in assenza di visione e di gestione politica.

Così, nella Tijuana che da giorni si è vista invadere da migliaia di disperati, per ora ammassati nel già saturo stadio Juarez, la tensione sale comprensibilmente, il sindaco ha chiesto aiuto all’Onu e, dopo i primi abbracci fraterni, i nuovi gruppi di profughi vengono accolti spesso a sassate e col canto (non ecumenico) dell’inno nazionale messicano. Ora: appare ragionevole escludere la molla del razzismo in tale reazione. Lo spiegava assai bene Luis Raul Gonzalez Perez, presidente della commissione nazionale per i diritti umani: «Dopo avere chiesto agli Usa di migliorare la loro condotta verso i nostri emigrati, non possiamo permetterci di trattare male queste persone». Uniti da lingua, cultura e persino fisionomia, invasi e invasori non possono essere che fratelli. E tuttavia il problema sta proprio nella comunanza di destino e in un sogno dove tutti non riescono a entrare (è messicano il 52% dei migranti irregolari in Usa). Lo scorso 11 ottobre andrà ricordato: quel giorno il segretario di Stato americano Pompeo ha invitato a Washington i leader dei Paesi coinvolti in questa storia per rilanciare il piano di sviluppo centroamericano e forse anche per seminare la pianta germogliata in queste ore: l’accordo «Remain in Mexico». Trump vuole che i richiedenti asilo aspettino dal lato messicano del confine la risposta dei giudici statunitensi. I profughi resteranno a Tijuana per mesi: vista da questa prospettiva, è più che comprensibile la paura che monta tra i residenti della cittadina. Ma l’11 ottobre è stata anche la prima giornata senza omicidi nel Salvador dopo 716 giorni (e in Honduras il tasso di omicidi è 63 volte più alto che da noi). I centroamericani non scappano solo dalla miseria, ma anche dai cartelli della droga, da regimi infami, da morte probabile: pure la loro paura è più che comprensibile. Senza una saggia mediazione politica, vedremo due gruppi di vittime che si scontrano nell’anticamera del benessere occidentale (e chissà se la scena fa suonare qualche campanello anche in noi...). Nei prossimi 40 anni è plausibile prevedere un miliardo di sfollati. Lo sostiene uno studioso di migrazioni come Michel Agier, secondo cui gli effetti della globalizzazione sono ora proprio nelle vie dove abitiamo e sempre più lo saranno (anche qui: nessun campanello?) a meno che non cerchiamo rimedi globali. Ci si può barricare dentro. Trump lo sta facendo.

Ha mandato al confine 7 mila soldati e ne promette il doppio, quanti ne ha in Afghanistan: un monito, un tappo. Ma se davvero a Tijuana scoppiasse una guerriglia fratricida, per quanto gli Usa sarebbero protetti da quel tappo? Zygmunt Bauman scriveva che «tenere fuori le sciagure globali barricandosi in casa propria (...) non è meno improbabile che pensare di scampare alle conseguenze di una guerra nucleare accampandosi in un rifugio per senzatetto». La cura definitiva, diceva, non è alla portata di un singolo Paese: è prendersi infine per mano quali esseri umani. Nell’attesa (con tempi lunghi) noi potremmo immaginare di ricorrere a palliativi: impicciarsi dell’altrui destino, coinvolgersi. Trump potrebbe fare molto per rendere il Centroamerica più vivibile. E i suoi soldati, anziché da tappo, potrebbero fare da cuscinetto, sostegno ai messicani, supporto anche sanitario ai profughi. Perciò pure noi europei, e italiani, dobbiamo guardare a Tijuana: per imparare. Perché tra i vari modi per sciogliere i nodi di una crisi globale, spezzare il pettine è, probabilmente, il peggiore.

 

https://www.corriere.it/opinioni/18_novembre_26/lezioni-imparare-sull-emergenza-migrazioni-6ee3b138-f1ab-11e8-8ec9-d371ed363eb6.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.